Giurisprudenza - Le operazioni societarie straordinarie: questioni di interesse notarile e soluzioni applicative
Giurisprudenza

Sez. 5, Sentenza n. 21161 del 06/08/2008

Se una società, costituita in primo grado a mezzo di procuratore, viene fusa per incorporazione nel corso del giudizio di primo grado (nella specie, tra l'udienza di precisazione delle conclusioni e l'udienza collegiale) e il suo procuratore non dichiara in udienza l'avvenuta fusione o non la notifica all'altra parte, è valido l'atto di appello proposto nei confronti della società incorporata notificato al procuratore costituito, atteso che, in forza del particolare rapporto di continuità identitaria tra le società partecipanti alla fusione, non può ritenersi che la società che risulta dalla fusione sia soggetto estraneo al rapporto giuridico processuale intestato alla società fusa ed al connesso rapporto di mandato alle liti.

Sez. U, Sentenza n. 27183 del 28/12/2007

La fusione di società mediante incorporazione avvenuta prima della riforma del diritto societario di cui al d.lgs. n. 6 del 2003 ed all'introduzione dell'art. 2504 bis cod. civ., realizza una situazione giuridica corrispondente a quella della successione universale e produce gli effetti, tra loro indipendenti, dell'estinzione della società incorporata e della contestuale sostituzione, nella titolarità dei rapporti giuridici attivi e passivi facenti capo a questa, della società incorporante, per cui quest'ultima, al pari di qualsiasi successore universale, assume la stessa posizione processuale dell'attore, con tutte le limitazioni ed i divieti ad essa inerenti. Ne consegue che la stessa non può proporre domande nuove per l'attribuzione di diritti autonomi ed indipendenti dal diritto successorio, mentre le si debbono riconoscere i diritti fatti valere dal dante causa, anche quelli azionati prima della successione, ma acquisibili solo nel corso del tempo. Spetta quindi alla società incorporante il risarcimento dei danni derivanti da illecito permanente (nella specie illecita captazione di acque pubbliche), iniziato prima della fusione i cui effetti dannosi si siano però protratti anche successivamente.

Sez. U, Sentenza n. 23019 del 31/10/2007

La trasformazione di una società in un altro dei tipi previsti dalla legge non si traduce nell'estinzione del soggetto e nella correlativa creazione di uno diverso, ma configura una vicenda meramente evolutivo-modificativa dello stesso soggetto.

Cassazione civile, sez. I, 29 ottobre 2007 , n. 22658

(in Giust. civ. Mass., 2007, 10)

Anteriormente alla riforma del diritto societario di cui al d.lg. n. 6 del 2003, la fusione della società per incorporazione determinava l'estinzione della persona giuridica e la conseguente successione a titolo universale della società incorporante; pertanto, dichiarata tale fusione e disposta, conseguentemente, l'interruzione del processo, questo doveva essere riassunto nei confronti del successore a titolo universale, a nulla rilevando che la società incorporante avesse ceduto il ramo d'azienda pervenuto per effetto della fusione ad altra società del gruppo.

Sez. 5, Sentenza n. 9569 del 23/04/2007

Il principio secondo cui la trasformazione di una società di persone in società di capitali non dà luogo ad un nuovo ente, ma integra una mera mutazione formale di un'organizzazione, che sopravvive alla vicenda della trasformazione senza soluzione di continuità, trova applicazione anche al fenomeno inverso (trasformazione, c.d. regressiva, di società di capitali in società di persone), ed anche ai mutamenti intervenuti nell'ambito di ognuno dei due tipi di società, come nell'ipotesi di trasformazione di una società in accomandita semplice in una società che, essendo rimasta ferma l'identità e l'integrità dell'impresa commerciale già gestita nella forma precedente, deve qualificarsi come irregolare, ancorché nel relativo atto sia stata qualificata "semplice", dovendo escludersi, in ogni caso, la possibilità di equiparare il soggetto risultante dalla trasformazione ad una persona fisica, in quanto tale assimilazione comporterebbe uno stravolgimento dei principi che regolano la diversità dei soggetti di diritto e dei relativi statuti.

Cassazione civile, sez. trib., 23 aprile 2007 , n. 9569

(in Giust. civ. Mass. 2007, 4)

Il principio secondo cui la trasformazione di una società di persone in società di capitali non dà luogo ad un nuovo ente, ma integra una mera mutazione formale di un'organizzazione, che sopravvive alla vicenda della trasformazione senza soluzione di continuità, trova applicazione anche al fenomeno inverso (trasformazione, c.d. regressiva, di società di capitali in società di persone), ed anche ai mutamenti intervenuti nell'ambito di ognuno dei due tipi di società, come nell'ipotesi di trasformazione di una società in accomandita semplice in una società che, essendo rimasta ferma l'identità e l'integrità dell'impresa commerciale già gestita nella forma precedente, deve qualificarsi come irregolare, ancorché nel relativo atto sia stata qualificata "semplice", dovendo escludersi, in ogni caso, la possibilità di equiparare il soggetto risultante dalla trasformazione ad una persona fisica, in quanto tale assimilazione comporterebbe uno stravolgimento dei principi che regolano la diversità dei soggetti di diritto e dei relativi statuti .

Sez. 5, Sentenza n. 5746 del 12/03/2007

In tema di accertamento delle imposte sui redditi, qualora un'associazione non riconosciuta si sia estinta per incorporazione in un'altra associazione non riconosciuta, sono legittimi la verifica eseguita nei confronti della prima associazione ed in presenza del suo legale rappresentante, nonché gli atti impositivi successivamente emessi sulla base di tale verifica nei confronti della medesima associazione, in persona del predetto rappresentante, ed a quest'ultimo notificati. Lo scioglimento di un'associazione non riconosciuta e la sua confluenza con altra o in altra associazione non riconosciuta non dà infatti luogo ad una successione a titolo universale dell'organismo nato dall'unificazione, o di quello di confluenza, nei rapporti dell'associazione estinta, non configurandosi tale operazione come una fusione o un'incorporazione nel senso tecnico di cui all'art. 2501 cod. civ., in quanto l'estraneità di tali enti al regime di pubblicità nel registro delle imprese esclude la possibilità di dar corso agli adempimenti inderogabilmente prescritti dalla predetta disposizione ai fini della salvaguardia delle ragioni dei terzi.

Cassazione civile, sez. I, 16 febbraio 2007 , n. 3695

(in Giust. civ. Mass., 2007, 2)

La fusione per incorporazione di società realizza una successione a titolo universale corrispondente alla successione "mortis causa" e produce gli effetti, tra loro interdipendenti, dell'estinzione della società incorporata e della contestuale sostituzione a questa, nella titolarità dei rapporti giuridici attivi e passivi, anche processuali, della società incorporante, che rappresenta il nuovo centro di imputazione e di legittimazione dei rapporti giuridici già riguardanti i soggetti incorporati, mentre non si verifica alcun mutamento nella titolarità dei preesistenti rapporti giuridici della incorporante, anche se successivamente alla fusione essa abbia mutato la propria denominazione (ciò costituendo mera modifica dell'atto costitutivo, che non determina l'estinzione dell'ente e la nascita di un nuovo e diverso soggetto giuridico). Ne consegue la persistente validità della procura generale ad lites rilasciata dalla società incorporante a un determinato avvocato e l'ammissibilità dell'appello da lui proposto, in forza di quella procura, in nome della società incorporante (sia pure con la nuova denominazione) già presente nel giudizio di primo grado.

Sez. 1, Sentenza n. 1476 del 23/01/2007

L'associazione non riconosciuta, ancorché sfornita di personalità giuridica, è considerata dall'ordinamento come centro di imputazione di situazioni giuridiche distinto dagli associati, cui sono analogicamente applicabili, in mancanza di diversa previsione di legge o degli accordi associativi, le norme stabilite in materia di associazioni riconosciute o di società. Pertanto, in caso di unificazione di due associazioni non riconosciute può farsi riferimento alle norme sulla fusione, con la conseguenza che la sopravvenuta unificazione non incide sull'ammissibilità del ricorso per cassazione proposto a nome di una delle associazioni unificate in quanto parte del giudizio di merito; infatti, a seguito della nuova formulazione dell'art. 2504 - bis cod. civ., in base al cui primo comma la società che risulta dalla fusione o quella incorporante assumono i diritti e gli obblighi delle società partecipanti alla fusione, proseguendo in tutti i loro rapporti, anche processuali, anteriori alla fusione, la fusione configura una vicenda meramente evolutivo-modificativa del medesimo soggetto giuridico, senza la produzione di alcun effetto successorio ed estintivo.

Cassazione civile, sez. I, 23 gennaio 2007 , n. 1476

(in Il Foro Italiano, 2007, fasc. 6, I, pag. 1755;Giustizia Civile, 2007, fasc. 6, I, pag. 1354)

L'associazione non riconosciuta, ancorché sfornita di personalità giuridica, è considerata dall'ordinamento come centro di imputazione di situazioni giuridiche distinto dagli associati, cui sono analogicamente applicabili, in mancanza di diversa previsione di legge o degli accordi associativi, le norme stabilite in materia di associazioni riconosciute o di società. Pertanto, in caso di unificazione di due associazioni non riconosciute può farsi riferimento alle norme sulla fusione, con la conseguenza che la sopravvenuta unificazione non incide sull'ammissibilità del ricorso per cassazione proposto a nome di una delle associazioni unificate in quanto parte del giudizio di merito; infatti, a seguito della nuova formulazione dell'art. 2504 bis c.c., in base al cui primo comma la società che risulta dalla fusione o quella incorporante assumono i diritti e gli obblighi delle società partecipanti alla fusione, proseguendo in tutti i loro rapporti, anche processuali, anteriori alla fusione, la fusione configura una vicenda meramente evolutivo-modificativa del medesimo soggetto giuridico, senza la produzione di alcun effetto successorio ed estintivo.

Cassazione civile, sez. I, 14 dicembre 2006, n. 26826

(in Giust. civ. Mass., 2006, 12)

La trasformazione di una società da un tipo ad un altro previsto dalla legge, ancorché connotato di personalità giuridica, non si traduce nell'estinzione di un soggetto e correlativa creazione di uno nuovo in luogo di quello precedente, ma configura una vicenda meramente evolutiva e modificativa del medesimo soggetto; essa comporta, in particolare, soltanto una variazione di assetto e di struttura organizzativa, la quale non incide sui rapporti sostanziali e processuali facenti capo alla originaria organizzazione societaria. Pertanto, la circostanza che nell'atto introduttivo dell'impugnazione sia stata indicata come parte istante la società anteriore alla trasformazione è ininfluente, purché non induca incertezza sull'identificazione della parte impugnante e l'impugnazione sia stata proposta da procuratore dotato di "ius postulandi" per averne avuto il relativo potere dal legale rappresentante all'epoca abilitato a rilasciare la procura in nome e per conto della società. (Nella specie, la Corte, sulla scia del principio come sopra affermato, ha ritenuto in concreto ininfluente che nel ricorso per cassazione figurasse come istante la precedente società, in quanto proprio il controricorrente, nel contestare la validità e l'ammissibilità dell'iniziativa avversaria, aveva richiamato la "trasformazione", mostrando di averne piena contezza).

Cassazione civile, sez. III, 23 giugno 2006, n. 14526.

(in Rivista di diritto processuale, 2007 fasc. 1, pp. 178)

A seguito della nuova formulazione dell’art. 2504 bis c.c., introdotta per effetto del d.leg. 17 gennaio 2003 n. 6 (in vigore a decorrere dal 1º gennaio 2004), in base al cui 1º comma la società che risulta dalla fusione o quella incorporante assumono i diritti e gli obblighi delle società partecipanti alla fusione, proseguendo in tutti i loro rapporti, anche processuali anteriori alla fusione, la fusione configura una vicenda meramente evolutivo-modificativa del medesimo soggetto giuridico (allo stesso modo di quanto avviene con la trasformazione), senza la produzione di alcun effetto successorio ed estintivo, con la conseguenza che essa, implicando ora anche la continuità nei rapporti processuali, non comporta più, a norma degli art. 110, 299 e 300 c.p.c., interruzione del processo in cui sia parte una società partecipante, per l’appunto, ad una fusione (nella specie, la suprema corte, alla stregua del principio enunciato, ha rigettato l’eccezione della società assicuratrice resistente che aveva eccepito l’inammissibilità del ricorso per cassazione per essere stato lo stesso notificato, nella vigenza del nuovo art. 2504 bis c.c., alla società assicuratrice convenuta nel grado di merito quando ormai era estinta perché incorporata successivamente per fusione da altra società).

Cassazione civile, sez. III, 23 maggio 2006, n. 12114

(in Diritto e Pratica delle Società, 2007, fasc. 5, pag. 66)

Una società di persone non può trasformarsi in senso tecnico in una impresa individuale né, in caso di scioglimento di una società di persone, è ipotizzabile una successione nel processo ai sensi dell’art. 111 c.p.c. (fattispecie in tema di società in nome collettivo).

Cassazione civile, sez. lav., 19 aprile 2006, n. 9065

(in Le Società: rivista di diritto e pratica commerciale, societaria e fiscale , 2007, fasc. 2 pag. 155; in Guida al lavoro, 2006, fasc. 27, pag. 36)

Ai sensi dell’art. 2499 c.c., la trasformazione di una società non libera i soci a responsabilità illimitata dalla responsabilità per le obbligazioni sociali anteriori all’iscrizione della deliberazione di trasformazione nel registro delle imprese, se non risulta che i creditori sociali abbiano dato il loro consenso alla trasformazione stessa, il quale si presume se i creditori, ai quali la suddetta deliberazione sia stata comunicata, non abbiano negato espressamente la loro adesione nel termine di trenta giorni dalla ricezione della comunicazione medesima.

Cassazione, Sez. Un. civ., ordinanza, 8 febbraio 2006, n. 2637

(in D&G - Dir. e giust. 2006, 11 31; Giust. civ. 2006, 6, 1171; Riv. notariato 2006, 4, 1135; Giur. it. 2007, 2, 414)

Ai sensi del nuovo art. 2505-bis cod. civ., conseguente alla riforma del diritto societario (d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 6), la fusione tra società non determina, nelle ipotesi di fusione per incorporazione, l'estinzione della società incorporata, né crea un nuovo soggetto di diritto nell'ipotesi di fusione paritaria, ma attua l'unificazione mediante l'integrazione reciproca delle società partecipanti alla fusione, risolvendosi in una vicenda meramente evolutivo-modificativa dello stesso soggetto giuridico, che conserva la propria identità, pur in un nuovo assetto organizzativo. Deve pertanto escludersi che la fusione per incorporazione determini l'interruzione del processo ai sensi dell'art. 300 cod. proc. civ.

Cassazione civile, sez. I, 20 dicembre 2005, n. 28242

(in Le Società: rivista di diritto e pratica commerciale, societaria e fiscale , 2006, fasc. 11, pag. 1385; Giurisprudenza Commerciale, 2007, fasc. 2, II, pag. 339)

La disposizione di cui all'art. 2504 quater c.c., richiamata anche per le operazioni di scissione dall'art. 2504 novies (oggi art. 2506 ter c.c.), secondo cui, una volta eseguita l'iscrizione dell'atto di fusione delle società, l'invalidità dello stesso non può più essere dichiarata, pone una preclusione di carattere assoluto, che riguarda tanto il caso in cui si deducano vizi inerenti direttamente all'atto di fusione, quanto l'ipotesi in cui i vizi concernano il procedimento di formazione dell'atto e della sua iscrizione; tale preclusione rimane operante anche nel caso in cui si asserisca che l'impugnativa è meramente preordinata ad una futura ed ipotetica azione di risarcimento del danno nei confronti degli amministratori o di terzi.

Cassazione civile, sez. I, 02 dicembre 2005, n. 26258

(in Giust. civ. Mass., 2005, 12)

Nell’ipotesi di annullamento in sede giurisdizionale della delibera di trasformazione di una srl in società collettiva, la reviviscenza della società di capitali, che si verifica in forza dell’efficacia retroattiva dell’annullamento, non fa venir meno, nei rapporti con i terzi creditori e agli effetti (anche) della dichiarazione di fallimento ai sensi dell’art. 147 l.fall., quella realtà economica e giuridica cui ha dato luogo l’operare in concreto e l’esternarsi, anche attraverso le forme di pubblicità previste dall’ordinamento per le delibere societarie (art. 2188 seg. c.c., in genere, e specificamente, per le modificazioni dell’atto costitutivo, art. 2436 e 2300 dello stesso codice), della società come personale nella sua attività di impresa commerciale, di talché, sopravvenuta l’insolvenza della società e dichiarato il fallimento della stessa quale srl (per la reviviscenza di tale forma anteriore alla caducata trasformazione), ben può dichiararsi il fallimento ex art. 147 l.fall. di quei soci che, in relazione al periodo di tempo e alle obbligazioni societarie cui l’insolvenza si riferisce, avevano assunto la responsabilità solidale e illimitata.

Cassazione civile, sez. II, 03 agosto 2005, n. 16194

(in Giust. civ. Mass. 2005, 9)

La fusione delle società mediante incorporazione determina automaticamente l’estinzione della società incorporata ed il subingresso, per successione a titolo universale, della società incorporante nei rapporti sostanziali e processuali a quella relativi; allorquando la società incorporante agisca o si costituisca in giudizio in luogo della società incorporata deve, pertanto, provare di essere succeduta in universum ius, ove la qualità di successore sia contestata, mentre tale prova non è richiesta se il fatto non sia contestato ovvero se l’altra parte lo consideri espressamente come accertato; ne consegue che va cassata la sentenza di merito che abbia rilevato d’ufficio l’inesistenza della notifica del decreto ingiuntivo - perché effettuata nei confronti di soggetto estinto - benché la notifica avesse raggiunto il suo scopo a seguito dell’opposizione proposta dalla società incorporante.

Tribunale di Mantova, 09 giugno 2005

(in Le Società: rivista di diritto e pratica commerciale, societaria e fiscale, 2006, 1, 46; in Giur. it., 2005, 2308)

Posto che la fusione per incorporazione di una società in un’altra ha come effetto l’estinzione dell’incorporata e la successione a titolo universale dell’incorporante, non sussiste incompatibilità tra la continuazione dei rapporti processuali e sostanziali prevista dalla legge in capo a quest’ultima e la dichiarazione di interruzione del processo. (tratta dal foro italiano).

Tribunale di Milano 10 marzo 2005

(in Giur. it., 2005, 8-9, 1655; in Foro it., 2005, I, 2593)

L'opposizione dei creditori alla fusione costituisce un atto potestativo (recettizio) proponibile in forma stragiudiziale, ovvero anche in forma contenziosa (come domanda di accertamento del credito e del pericolo di pregiudizio), ma non con il ricorso al procedimento camerale.

Tribunale di Oristano, ordinanza, 03 marzo 2005

(in Giust. Civ., 2006, 4-5, I, 1005 )

Anche nella vigenza del nuovo art. 2504 bis c.c., conseguente alla riforma del diritto societario, la fusione per incorporazione della società costituita in giudizio in altra società (incorporante) comporta l’interruzione del processo ai sensi dell’art. 300 c.p.c., facendo venir meno la società incorporata come autonomo centro di imputazione e determinando, quindi, anche l’estinzione del mandato alle liti dalla stessa a suo tempo conferito.

Tribunale di Milano 01 settembre 2004

(in Gius, 2004, 22, 3950; il Corriere del Merito, 2005, 2, 143 )

Con l'iscrizione dell'atto di fusione, non può essere pronunciata l'invalidità della fusione anche se viziata da nullità.

Tribunale di Milano 08 luglio 2004

(in Giur. it., 2005, 2, 306 )

La regola, per cui l'invalidità dell'atto di fusione non può essere pronunciata dopo la sua iscrizione, vale per ogni tipo di vizio.

Tribunale di Brindisi 15 aprile 2004

(in Giurisprudenza di merito, 2005, 2, 298 )

La fusione per incorporazione comporta l'estinzione della società incorporata e la contestuale sostituzione ad essa della società incorporante anche nei rapporti processuali; pertanto, il ricorso in opposizione agli atti esecutivi proposto dall'incorporata è inammissibile per vizio di costituzione che non è sanabile neanche con la costituzione in giudizio della società incorporante, in quanto l'inesistenza dell'atto inficia ab origine tutti gli atti successivi.

Tribunale di Brescia, ordinanza, 16 gennaio 2006

(in Il notariato, 2006, 2, 134; Rivista del notariato, 2006, 3, 771 )

Pur dovendosi prendere atto delle lacune ed incertezze della normativa, fonte di possibili diverse interpretazioni (e di diversa prassi da parte di uffici diversi, con evidente pregiudizio per gli utenti), non sembra corretto sostenere che, per effetto della riforma del diritto societario, le opposizioni dei creditori ex art. 2503 c.c. debbano o possano essere proposte stragiudizialmente e, comunque senza che a tutela del diritto di difesa dei creditori debba tenersi conto, ai fini della esecuzione della delibera, della sospensione feriale dei termini processuali.

Tribunale di Reggio Emilia, ordinanza, 13 gennaio 2006 (ord.)

(in Rivista del notariato, 2006, 6, 1603 )

In ossequio al principio di irretroattività della legge enunciato dall'art. 11 delle preleggi, ed in difetto di una contraria previsione normativa, l'art. 2500-ter c.c., il quale consente la trasformazione delle società di persone in società di capitali con la semplice maggioranza delle quote, anziché all'unanimità come invece prevede l'art. 2252 c.c., deve ritenersi applicabile unicamente alle società costituite dopo l'entrata in vigore della riforma del diritto societario.

Tribunale di Roma, 21 settembre 2005

(in Giur. it., 2006, 6, 1210; Rivista del notariato, 2006, 4, 1098 )

La trasformazione eterogenea di una società consortile in società di capitali non richiede la redazione di una relazione di stima.

Tribunale di Milano, decreto, sez. VIII, 8 luglio 2005

(in Giurisprudenza di merito, 2006, 4, 949; in Vita not., 2005, 1570)

In presenza di una clausola di rinvio alle leggi vigenti contenuta nei patti sociali di una società di persone costituita anteriormente alla riforma del diritto societario, si deve ritenere applicabile la norma dell’art. 2252 c.c., che richiede l'unanimità dei consensi per ogni modifica statutaria, compresa la trasformazione. Non trova, pertanto, applicazione l'attuale disciplina posta dall'art. 2500 ter comma 1 c.c., per cui, salva diversa previsione del contratto sociale, sufficiente la maggioranza dei consensi per realizzare una trasformazione.

Tribunale di Verona, sez. IV, 08 aprile 2005

(in Le Società: rivista di diritto e pratica commerciale, societaria e fiscale , 2006, 3, 335 )

Le delibere di modificazione dello statuto, a norma dell'art. 2436, comma 5, c.c., producono effetti solo dopo l'iscrizione presso il Registro delle imprese e tale l'iscrizione rappresenta il momento iniziale di efficacia della delibera. Essa non produce i propri effetti nei confronti dei soci che ne siano a conoscenza anche prima dell'iscrizione del Registro delle imprese, posto che tale deroga al principio generale suindicato non è espressamente prevista e non è desumibile dall'art. 2448 c.c., che si limita a disciplinare il diverso profilo della tutela dell'affidamento dei terzi in relazione ad una delibera conosciuta ancor prima del momento iniziale della sua efficacia.

Tribunale di Milano, ordinanza, sez. VIII, 28 febbraio 2005

(in Il notariato, 2005, 4, 374)

Chi si reputi leso nei suoi diritti da una delibera di trasformazione da società di persone in società di capitali ha quale proprio e diretto mezzo di tutela dei diritti che ritiene violati lo strumento dell'impugnazione della delibera suddetta, e non già del successivo e eventuale provvedimento di omologazione.

Tribunale di Lanusei, ordinanza, 9 febbraio 2005

(in Giurisprudenza commerciale, 2005, 5, II, 644 )

La delibera di aumento del capitale sociale assunta dall’assemblea di una società a responsabilità limitata in vista della trasformazione in società per azioni costituisce adeguamento delle disposizioni statutarie alla disciplina inderogabile introdotta dal d.leg. n. 6/2003, e pertanto può essere adottata con le maggioranze agevolate di cui all’art. 223 bis, 3º comma, disp.att. trans. c.c.

Tribunale di Milano, decreto, sez. VIII, 13 dicembre 2004

(in Il notariato, 2005, 4, 374; in Riv. not., 2005, 1115)

A norma dell'articolo 2500-ter c.c. la trasformazione delle società di persone in società di capitali è decisa con il consenso della maggioranza dei soci determinata secondo la parte a ciascuno attribuita negli utili.

Tribunale di Lanusei, ordinanza, 5 ottobre 2004

(in Giurisprudenza italiana, 2005, 2, 299 ; in Giur. comm., 2005, II, 644 )

Se per trasformare una società a responsabilità limitata in società per azioni è preliminarmente indispensabile aumentarne il capitale sociale ad un importo almeno pari al minimo legale richiesto per il tipo azionario, può ordinarsi in via d'urgenza la sospensione degli effetti delle deliberazioni di trasformazione e di aumento della loro iscrizione nel registro delle imprese, se ambedue sono state approvate con una maggioranza superiore alla metà del capitale sociale ma inferiore a quella richiesta dall'atto costitutivo, poiché l'agevolazione nel quorum stabilita da una norma di legge transitoria ed eccezionale per il passaggio dall'uno all'altro modello societario non si estende a quelle modifiche organizzative che costituiscono una condizione della liceità della trasformazione stessa.

Tribunale di Lanusei, decreto, 7 settembre 2004

(in Giur. Comm., 2005, 5, II, 644 )

La disposizione di cui all'art. 223 bis, co.2, disp. att. c.c., ha natura di norma eccezionale, come tale inapplicabile alla delibera di aumento del capitale sociale di una s.r.l. finalizzata alla trasformazione in s.p.a.

Tribunale di Napoli, decreto, 20 dicembre 2004

(in Le Società: rivista di diritto e pratica commerciale, societaria e fiscale , 2005, 10, 1260)

I. Per l'approvazione delle delibere di trasformazione della forma societaria si richiede, senza distinzione tra quorum costitutivo e quorum deliberativo, anche in deroga a clausole statutarie, il voto favorevole di una maggioranza che rappresenti più della metà del capitale sociale.

II. Non può essere iscritta nel Registro delle imprese la delibera di trasformazione di una società a responsabilità limitata in società per azioni che non contenga la nomina dei componenti dei nuovi organi di gestione e di controllo della società.

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