Giurisprudenza - Famiglia e impresa: strumenti negoziali per la separazione patrimoniale
Giurisprudenza

Cass. civ., sez. I, 13-06-2008, n. 16022 in Corriere giur., 2009, 215, n. GALLUZZO; Nuova giur. civ., 2009, I, 78, n. MARTONE.

Qualora ciascuno dei coniugi divorziati, ambedue nominati cotrustees di un trust finalizzato alla tutela degli interessi dei figli minori, abbia agito per la rimozione dell’altro trustee, formulando un ventaglio di censure che attengono all’unitaria causa petendi dell’appropriata gestione patrimoniale, non incorre nel vizio di ultrapetizione la pronuncia che, a prescindere dai singoli episodi allegati dalle parti, dichiari la decadenza di entrambi dalla carica di trustee per violazione degli obblighi di correttezza nella gestione del trust.

Deve essere rigettato il ricorso avverso la sentenza d’appello di conferma della sentenza di primo grado con la quale sono stati revocati e sostituiti giudizialmente i trustee di un trust di diritto inglese istituito in favore delle figlie minorenni dei trustee stessi, per aver questi agito in breach of trust, che sia motivato a partire dalla circostanza che i giudici di merito avrebbero tenuto in considerazione non solo gli specifici fatti dedotti in giudizio, ma anche il più generale comportamento scorretto e negligente dei trustee, non specificatamente dedotto da alcuna delle parti, in quanto il principio che la domanda fondata sull’allegazione di fatti sia eterodeterminata e, pertanto, non possa essere accolta per ragioni diverse da quelle prospettate, si deve correlare con l’oggetto specifico del contendere, rappresentato, nel presente giudizio, dalla richiesta di revoca giudiziale da un munus di diritto privato finalizzato, peraltro, alla tutela di interessi di figli minori trascendenti la libera disponibilità delle parti.

T. Reggio Emilia, 14-05-2007 in Trusts, 2007, 425; Guida al dir., 2007, fasc. 26, 50, n. FINOCCHIARO.

L’art. 2645 ter c.c. non è norma che legittima la trascrivibilità del trust essendo questa già ampiamente ammessa dalla giurisprudenza precedente l’introduzione della norma: essa, quindi, è da considerarsi mera conferma di una prassi preesistente; la trascrivibilità del trust nei pubblici registri italiani, infatti, discende in primo luogo dall’art. 12 della ratificata convenzione de L’Aja sui trust e sul loro riconoscimento.

T. Reggio Emilia, 26-03-2007 in Trusts, 2007, 419, n. TONELLI; Famiglia, persone e successioni, 2007, 779, n. PARTISANI; Famiglia e minori, 2007, fasc. 5, 72, n. ROSSI; Famiglia e dir., 2008, 616, n. GALLUZZO; Nuova giur. civ., 2008, I, 114, n. MURGO; Giur. merito, 2007, 3183, n. DI PROFIO; Obbligazioni e contratti, 2008, 233, n. PETTI; Giur. it., 2008, 629, n. MONTELEONE; Riv. dir. civ., 2008, II, 451 (m), n. MORACE PINELLI; Dir. famiglia, 2008, 194 (m), n. FREZZA.

L’art. 2645 ter c.c. è norma che fa riferimento al genus dei negozi giuridici: pertanto, un vincolo di destinazione può essere impresso su un bene tanto per mezzo di un atto (pubblico) quanto per mezzo di un contratto stipulato in forma solenne, dovendosi intendere il richiamo effettuato dalla norma all’atto pubblico esclusivamente in termini di requisito formale necessario per la trascrivibilità del vincolo medesimo; ne consegue che un vincolo di destinazione può essere validamente contenuto anche in un verbale di modifica delle condizioni della separazione coniugale, purché omologato dal giudice.

Il vincolo di cui all’art. 2645 ter c.c. può essere realizzato per mezzo tanto di negozi atipici, quanto per mezzo di negozi aventi una causa normativamente disciplinata, purché venga rispettato il requisito della realizzazione di un interesse meritevole di tutela ai sensi dell’art. 1322 c.c.

Risponde all’interesse della prole l’imposizione di un vincolo di destinazione sui beni immobili trasferiti dal genitore onerato dall’obbligo di contribuzione al mantenimento dei figli al genitore affidatario in quanto: il ricevente non può disporre liberamente dei beni in questione; possono intervenire per la realizzazione degli interessi tutelati non solo lo stesso conferente, ma anche il p.m. e qualsiasi tutore o curatore speciale nel frattempo nominati; è realizzata una piena ed efficace garanzia sui beni vincolati rispetto ad atti esecutivi di terzi che non siano connessi alla destinazione medesima - in misura maggiore rispetto a quanto non sarebbe possibile per mezzo di un fondo patrimoniale - gli immobili non possono essere ceduti sino al raggiungimento dell’indipendenza economica da parte di tutti i figli dei coniugi; e, infine, perché i frutti prodotti costituiscono una sicura fonte di reddito per la prole beneficiaria.

T. Trieste, 07-04-2006 in Notariato, 2006, 539, n. ALESSANDRINI.

Sebbene l’art. 12 convenzione de L’Aia del 1º luglio 1985 operi direttamente nel tessuto normativo italiano, consentendo la trascrizione dell’atto di trasferimento della proprietà immobiliare ad un trustee, il giudice deve verificare in concreto se il programma negoziale rispetta i principî dell’ordinamento giuridico; quando tale indagine sia preclusa, a causa della mancata produzione dell’atto istitutivo di trust nella domanda di intavolazione, si deve negare pubblicità all’atto o al diritto trasferito.

T. Genova, 14-03-2006 in Trusts, 2006, 415.

L’amministratore di sostegno può essere autorizzato dal giudice tutelare all’istituzione di un trust nell’interesse dello stesso beneficiario della procedura e del di lui figlio, anch’egli soggetto disabile.

T. Firenze, 23-10-2002, in Trusts, 2003, 406.

Il trust non offre garanzie di rispetto dei vincoli all’attività di gestione e di amministrazione (compiuta dal trustee) pari a quelle offerte dal fondo patrimoniale; in mancanza della clausola derogatrice consentita dall’inciso iniziale di cui all’art. 169 c.c., non può essere concessa l’autorizzazione ai coniugi che intendano sostituire il fondo patrimoniale con un trust da uno di essi istituito a beneficio della figlia minorenne.

SS.UU, 26/07/2002 n. 11096 in Notariato, 2003, 15, n. ZARRILLI

Ai sensi dell'art. 6, comma 6, della legge 1 dicembre 1970, n. 898 (nel testo sostituito dall'art. 11 della legge 6 marzo 1987, n. 74), applicabile anche in tema di separazione personale, il provvedimento giudiziale di assegnazione della casa familiare al coniuge affidatario, avendo per definizione data certa, è opponibile, ancorché non trascritto, al terzo acquirente in data successiva per nove anni dalla data dell'assegnazione, ovvero - ma solo ove il titolo sia stato in precedenza trascritto - anche oltre i nove anni.

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