Rapporti della proposta di regolamento "Roma I" con le altre disposizioni rilevanti di diritto comunitario e con le convenzioni internazionali
Rapporti della proposta di regolamento "Roma I" con le altre disposizioni rilevanti di diritto comunitario e con le convenzioni internazionali
di Andrea Cannone
Ordinario di diritto internazionale, Università di Bari

Ringrazio la Fondazione Italiana per il Notariato e i coordinatori scientifici del Convegno per il cortese invito a partecipare.

L'argomento che mi è stato assegnato concerne i rapporti della proposta di regolamento "Roma I" con le altre disposizioni rilevanti di diritto comunitario e con le convenzioni internazionali.

Il testo della proposta di regolamento che verrà preso in considerazione è quello contenuto nella proposta della Commissione del 15 dicembre 2005 COM (2005) 650 definitivo.

Per comodità di esposizione verrà esaminato dapprima il rapporto con le convenzioni internazionali e successivamente il rapporto con le disposizioni di diritto comunitario.

Il rapporto con le convenzioni internazionali

Nella Convenzione di Roma del 1980, come è noto, è sancita la prevalenza delle altre convenzioni internazionali di cui uno Stato contraente è o sarà parte (art. 21). Rispetto alle convenzioni multilaterali successive aventi per oggetto principale (o comprendenti tra i propri oggetti principali) una disciplina di diritto internazionale privato concernente una delle materie della Convenzione è prevista una loro comunicazione, una eventuale consultazione tra gli Stati firmatari e, in caso di assenza di richiesta di consultazioni entro un anno o di mancato accordo a seguito delle predette consultazioni entro lo stesso termine di un anno, l'ammissibilità della stipulazione da parte dello Stato interessato (art. 24 par. 1). Tale disciplina non si applica in presenza di una convenzione 'comunitaria', di una convenzione che già vincola uno Stato contraente o una Comunità europea e in caso di revisione di una convenzione già in vigore per lo Stato contraente interessato (art. 24 par. 2). Se uno Stato contraente ritiene che la conclusione di convenzioni internazionali diverse da quelle previste nell'art. 24 par. 1 comprometta l'unificazione realizzata dalla Convenzione di Roma può promuovere presso il Segretario generale del Consiglio una richiesta di consultazioni tra gli Stati firmatari della Convenzione di Roma (art. 25).

La dottrina ha dapprima criticato la debolezza del regime di subordinazione della Convenzione del 1980 alle altre convenzioni internazionali anche se in seguito è stata esattamente rilevata la scarsa incidenza pratica delle convenzioni in vigore sulla Convenzione. Invero si tratta fondamentalmente della Convenzione de L'Aja del 1955 sulla legge applicabile alle vendite internazionali di beni mobili corporali (entrata in vigore sul piano internazionale il 1° settembre 1964) e della Convenzione de L'Aja del 1978 sulla legge applicabile ai contratti di intermediazione e alla rappresentanza (entrata in vigore sul piano internazionale il 1° maggio 1992) che vedono una modesta partecipazione degli Stati contraenti della Convenzione del 1980: la Convenzione del 1955 si applica, dopo la denuncia nel 1999 da parte del Belgio, solo nei rapporti tra Francia, Italia, Finlandia, Svezia e Danimarca (cui si aggiungono quali Stati estranei alla Convenzione del 1980 Norvegia, Svizzera e Niger) e la Convenzione del 1978 che si applica solo nei rapporti tra Francia, Paesi Bassi e Portogallo (cui si aggiunge quale Stato estraneo alla Convenzione del 1980 l'Argentina).

Nella proposta di regolamento Roma I si afferma la prevalenza delle convenzioni multilaterali in vigore che disciplinino in materie particolari i conflitti di leggi concernenti le obbligazioni contrattuali e che risultino inserite in un elenco pubblicato dalla Commissione nella G.U.U.E. Tale elenco è formato a seguito delle comunicazioni degli Stati membri entro sei mesi dall'entrata in vigore del regolamento e dovrebbe essere aggiornato anche mediante l'indicazione delle eventuali denunce di tali convenzioni (art. 23 "Rapporti con convenzioni internazionali in vigore" par. 1 e par. 2 prima proposizione).

In maniera innovativa rispetto alla Convenzione del 1980 si statuisce che la disciplina del regolamento Roma I prevale su quella delle due convenzioni de L'Aja del 1955 e del 1978 allorquando «tutti gli elementi pertinenti della situazione sono localizzati al momento della conclusione del contratto in uno o più Stati membri» (art. 23 par. 2 seconda proposizione).

Riguardo alla convenzione del 1978 occorre peraltro ricordare che nella Proposta di regolamento Roma I si prevede una più completa disciplina di conflitto in materia di rappresentanza mediante l'introduzione dell'art. 7 (contratti conclusi da un intermediario) che include anche la disciplina dei rapporti tra rappresentato e terzo (materia questa non disciplinata attualmente nella Convenzione di Roma in base all'art. 1 par. 2 lett. f) prima proposizione Convenzione di Roma).

La prevalenza delle convenzioni de L'Aja del 1955 e del 1978 viene meno dunque in presenza di situazioni 'intracomunitariè in conformità al suggerimento contenuto nelle risposte al Libro verde della Commissione (COM/2002/0654 def.) del Max Planck Institut: la eventuale prevalenza della Convenzione de L'Aja del 1955 sul regolamento Roma I anche in situazioni intracomunitarie determinerebbe - rileva il predetto Institut - «both uncertainty and an intra-Community split of conflict rules» (p. 18).

Se si considera anche il ristretto numero degli Stati estranei alla Convenzione di Roma (tre nella convenzione de L'Aja del 1955, tenendo conto tuttavia della particolare posizione della Danimarca quale Stato estraneo alla comunitarizzazione del titolo IV Trattato Ce, e addirittura solo uno nella convenzione del 1978) una eventuale denuncia di tali convenzioni da parte degli Stati membri non comporterebbe, a nostro parere, conseguenze molto gravi e avrebbe il vantaggio di assicurare una uniformità della disciplina di conflitto (in tal senso vedi anche le osservazioni dell'Université libre de Bruxelles et de l'Université de Liège in risposta al Libro verde sulla Convenzione del 1955 che «a sans doute fait son temps»: par. 14 nonché la risposta del Nordic Group for Private International Law che richiama in proposito anche l'art. 307 par. 2 Trattato Ce: (p. 61).

Rispetto alle convenzioni bilaterali già concluse tra gli Stati membri si afferma nella proposta la prevalenza del regolamento Roma I nella misura in cui dette convenzioni riguardino materie disciplinate dal regolamento e siano indicate nell'allegato II, allegato che tuttavia non risulta disponibile (art. 23 par. 3 proposta reg. Roma I).

Quid per le convenzioni internazionali multilaterali successive? Nella proposta di regolamento Roma I (art. 23) - analogamente a quanto accaduto nel passaggio dalla Convenzione di Bruxelles del 1968 al regolamento 44/2001 (cfr. rispettivamente l'art. 57 par. 1 Conv. Bruxelles 1968 e gli articoli 71 e 72 regolamento 44/2001) - si omette il riferimento alle convenzioni multilaterali successive. L'intento perseguito con tale omissione risulta essere il medesimo di quello già rilevato a proposito del regolamento 44/2001 ossia, assicurare il primato del diritto comunitario e impedire la negoziazione da parte degli Stati membri di nuovi accordi internazionali suscettibili di incidere sul regolamento comunitario (o impedire persino la negoziazione di eventuali modifiche agli accordi internazionali preesistenti). In proposito il Libro verde evidenzia l'applicazione della nota giurisprudenza Aets (originata dalla sentenza del 31 marzo 1971 causa 22/70 Commissione c. Consiglio) per cui, a seguito dell'adozione del regolamento comunitario, si determinerebbe l'attribuzione della competenza esclusiva dalla Comunità per la negoziazione e la conclusione degli accordi internazionali suscettibili di incidere sul regolamento.

Tale affermazione va peraltro considerata alla luce del parere della Corte di Giustizia delle Comunità europee 1/03 del 7 febbraio 2006 in base al quale sussiste interamente la competenza esclusiva della Comunità – e non la competenza concorrente della Comunità e degli Stati membri - a concludere la nuova Convenzione di Lugano.

In realtà la decisione, in base agli argomenti utilizzati dalla Corte di Giustizia, sembra potersi riferire anche alle obbligazioni contrattuali, se non più in generale al diritto internazionale privato comunitario. Pur senza esaminare in profondità gli argomenti già ampiamente esaminati nella Tavola rotonda di Milano del 16 settembre 2006, risulta che l'argomento principale invocato per la competenza esclusiva - utilizzato immediatamente dopo la ricostruzione della giurisprudenza della Corte (dalla sentenza Aets sino al parere 1/94 Convenzione Oil n. 170 e alle sentenze c.d. open skies, inclusa la relazione dell'Avv. gen. Tizzano) - è costituito dalla «comprehensive and coerent nature» del sistema che in quanto tale è necessariamente «affected» da un accordo internazionale che preveda un sistema avente anche esso una «comprehensive and coerent nature». Il predetto carattere «comprehensive and coerent» sussiste, a nostro parere, anche rispetto alla Convenzione di Roma del 1980. Secondo la Corte, inoltre, l'incidenza sussiste anche se le disposizioni del regolamento comunitario e quelle dell'accordo internazionale sono sostanzialmente identiche e persino in presenza nell'accordo internazionale di una clausola c.d. di disconnessione o di disgiunzione (secondo cui non è pregiudicata l'applicazione da parte degli Stati membri delle disposizioni pertinenti del diritto comunitario) poiché tale clausola, secondo la Corte, lungi dal risolvere il problema del rapporto con la normativa comunitaria, può apparire come l'indice di un rischio di incidenza delle disposizioni di un accordo sulla normativa comunitaria (par. 154). In proposito non sembrano da condividere le affermazioni contenute nel successivo par. 155 secondo cui una clausola di disconnessione contenuta in un accordo di diritto internazionale privato avrebbe natura particolare e sarebbe diversa da una clausola di disconnessione classica e secondo cui nel caso di specie lo scopo della disposizione contenuta nella nuova Convenzione di Lugano non sarebbe quello di preservare l'applicazione del reg. 44/2001 «bensì di disciplinare in maniera coerente il rapporto fra tale regolamento e la nuova Convenzione di Lugano». A nostro modo di vedere non sussiste l'asserita differenza tra le clausole di disconnessione poiché la disposizione in parola (corrispondente all'art. 54-ter della "vecchia" Convenzione di Lugano) si propone appunto di disciplinare il rapporto tra la Convenzione di Lugano e le disposizioni di diritto comunitario (ossia il regolamento 44/2001) affermando la prevalenza di queste ultime.

E ancora, posto che al par. 126 del parere 1/03 del 2006 della Corte si afferma che per valutare l'incidenza sulle norme comunitarie «occorre prendere in considerazione non soltanto lo stato attuale del diritto comunitario, ma anche le sue prospettive di evoluzione, qualora siano prevedibili al momento di tale analisi», si può ragionevolmente concludere per la esistenza, già allo stato attuale, di una competenza esclusiva della Comunità a concludere accordi internazionali in materia di obbligazioni contrattuali. Anche nel corso della predetta Tavola rotonda si è rilevato che, rispetto agli sviluppi futuri del diritto comunitario in materia di diritto internazionale privato e rispetto ad atti quali il programma de L'Aia è possibile concludere sin d'ora per l'esistenza della competenza esclusiva della Comunità europea a concludere accordi internazionali in materia di obbligazioni contrattuali.

Un rilievo generale che potrebbe essere fatto al parere della Corte di Giustizia è, a nostro parere, costituito dalla propensione della Corte a considerare tutto ciò che è comunitario, razionale per definizione («natura globale e coerente del sistema delle norme sui conflitti di competenza elaborato dal regolamento n. 44/2001»: par. 148, par. 151, par. 168 nonché, in precedenza, par. 144).

Infine merita di essere segnalato il carattere alquanto problematico della determinazione della competenza esterna della Comunità in materia di diritto internazionale privato, dal punto di vista degli Stati terzi: si consideri in proposito la decisione del Consiglio 5 ottobre 2006 sull'adesione della Comunità europea alla conferenza de L'Aia di diritto internazionale privato in cui, nell'Allegato II (par. 6), la competenza esclusiva in materia della Comunità è indicata citando in sintesi la formula che si può definire Aets + Open Skies, ossia l'incidenza dell'accordo internazionale su norme interne comuni o l'alterazione della loro portata; ma nel medesimo Allegato risulta anche il riferimento alla competenza della Comunità in subiecta materia senza specificare adeguatamente se ci si riferisce alla competenza tout court o alla competenza esclusiva (formula che rinvia ai casi in cui la Comunità ha già adottato provvedimenti destinati all'attuazione delle politiche comuni e indicati nel punto 5 come adottati in base all'art. 61 lett. c) Trattato Ce e formula che stabilisce la competenza implicita nella misura in cui la conclusione da parte della Comunità dell'accordo internazionale sia necessaria per la realizzazione di un obiettivo specifico previsto dal Trattato).

Il rapporto con altre disposizioni del diritto comunitario

Nella Convenzione di Roma del 1980 l'art. 20 "Primato del diritto comunitario" statuisce la prevalenza delle disposizioni degli atti comunitari già adottati o da adottare che in materie particolari regolano i conflitti di leggi nel campo delle obbligazioni contrattuali. Tale prevalenza è sancita anche rispetto alle normative statali di attuazione con evidente riferimento alle direttive comunitarie.

Nella proposta di regolamento Roma I l'art. 22 statuisce la prevalenza degli atti comunitari già emanati e di quelli da emanare: «il presente regolamento non pregiudica l'applicazione o l'adozione degli atti emanati dalle istituzioni delle Comunità europee» (corsivo nostro). In proposito va corretta la versione italiana che, rispetto al testo francese, trasforma il participio presente 'emanant' in un participio passato; il corretto significato della proposizione consiste pertanto nel riferirsi, oltre che all'applicazione di atti già adottati, all'adozione successiva di atti 'provenienti' dalle istituzioni comunitarie. Gli atti comunitari di cui si afferma la prevalenza rispetto al regolamento Roma I sono a) atti comunitari che in materie particolari regolano i conflitti di leggi nel campo delle obbligazioni contrattuali, con una lista di quelli già in vigore riportata nell'allegato I; b) atti comunitari che regolano le obbligazioni contrattuali e che si applicano in situazioni comportanti conflitto di leggi in virtù della volontà delle parti; c) atti comunitari contenenti norme destinate a favorire il buon funzionamento del mercato interno nella misura in cui queste norme non si possono applicare congiuntamente alla legge designata dalle norme di diritto internazionale privato. La lista dell'allegato I di cui alla lett. a) dell'art. 22 proposta reg. Roma I contiene la direttiva 93/7 sulla restituzione dei beni culturali usciti illecitamente dal territorio di uno Stato membro, la direttiva 96/71 sul distacco dei lavoratori nell'ambito di una prestazione di servizi e due direttive in materia di assicurazioni (seconda direttiva 'assicurazione sulla vita' 90/619 come completata e modificata dalle direttive 92/96 e 2002/12 e seconda direttiva 'assicurazione diversa dall'assicurazione sulla vita' 88/357 come completata e modificata dalle direttive 92/49 e 2002/13).

La proposta di regolamento Roma I dunque riprende nella predetta lett. a) quanto già previsto nella Convenzione di Roma del 1980 ma senza fare riferimento alle normative statali di attuazione e con la novità della lista delle direttive contenute nell'allegato I. Nella lett. b) ci si riferisce al richiamo mediante volontà delle parti del c.d. Diritto europeo dei contratti e nella lett. c) il riferimento è effettuato a disposizioni comunitarie «destinate a favorire il buon funzionamento del mercato interno» che, pur non contenendo una regola sul conflitto di leggi, interferiscono in qualche maniera sull'applicazione della legge designata dal diritto internazionale privato; del resto, se contenessero regole sul conflitto di leggi, rientrerebbero nella precedente lett. a).

Merita di essere segnalata in proposito la raccomandazione del Comitato economico e sociale europeo di eliminare la lett. c) dell'art. 22 (Parere del 13 settembre 2006 in G.U.U.E. 23 dicembre 2006 n. C/318 p. 56 e ss., in specie p. 60) in quanto «difficilmente comprensibile» ma «che sembra presupporre che atti comunitari successivi possano prevedere norme loro proprie sui conflitti di legge, le quali prevarrebbero su quelle del regolamento» con conseguente proliferazione di regole di conflitto difformi e frammentate tra le fonti giuridiche in contrasto con «i risultati ormai raggiunti nell'armonizzazione del diritto internazionale privato». Come si è detto in precedenza, non risulta essere questa la portata della lett. c) poiché si rientrerebbe, in tal caso, nell'ipotesi della lett. a) del medesimo art. 22 proposta di Regolamento Roma I.

In relazione alla lett. a) il Libro verde presentato dalla Commissione (COM/2002/0654 def.) reca una distinzione tra atti comunitari c.d. settoriali contenenti singole norme di conflitto di leggi e atti comunitari recanti «norme che determinano la sfera territoriale di applicazione del diritto comunitario, e comportano quindi un'incidenza sulla legge applicabile» (par. 3.1.1.1.). Nella prima categoria il Libro verde include, oltre alle direttive già indicate incluse nell'allegato I della proposta di regolamento, diverse direttive in materia di consumatori: 'clausole abusivè (direttiva 93/13), 'diritto di godimento a tempo parzialè (direttiva 94/47), 'protezione dei consumatori in materia di contratti conclusi a distanza' (direttiva 97/7) e su alcuni aspetti della vendita e delle garanzie dei beni di consumo (direttiva 99/44). Nella seconda categoria il Libro verde riconduce nuovamente le direttive in materia di consumatori con l'aggiunta della direttiva sulla commercializzazione a distanza di servizi finanziari presso i consumatori (direttiva 2002/65).

Le disposizioni contenute nelle direttive comunitarie in materia di consumatori sono da ricondurre tuttavia alla seconda categoria e non alla prima poiché esse non recano una disposizione sulla legge applicabile ma dispongono l'obbligo degli Stati membri di assicurare che, in presenza di contratti che presentino uno stretto legame con uno Stato membro, non venga meno la protezione minima assicurata dalle norme comunitarie a causa dell'applicazione della legge di uno Stato estraneo alla Comunità richiamata dalla volontà delle parti: art. 6 par. 2 direttiva 'clausole abusivè 93/13 ripreso nelle direttive successive (art. 12 par. 2 dir. 97/7 'protezione dei consumatori in materia di contratti conclusi a distanza', art. 7 par. 2 dir. 99/44 su alcuni aspetti della vendita e delle garanzie dei beni di consumo, art. 12 par. 2 dir. 2002/65 in materia di commercializzazione a distanza di servizi finanziari ai consumatori). Si tratta dunque di assicurare una protezione ad una parte debole non mediante l'individuazione di una legge applicabile ma indicando disposizioni che non possono essere pregiudicate dalla legge applicabile. Sotto questo punto di vista non rileva la circostanza che talvolta si faccia riferimento più in generale alla legge individuata mediante il diritto internazionale privato (art. 9 direttiva 94/47 'diritto di godimento a tempo parzialè) e non esclusivamente alla legge scelta in base alla volontà delle parti. Rispetto alle predette direttive si può ritenere che si applichi l'art. 3 par. 5 proposta reg. Roma I che fa salva l'applicazione delle disposizioni imperative del diritto comunitario che sarebbero applicabili nel caso di specie e che sarebbero pregiudicate dalla legge di uno Stato non membro scelta dalle parti (in tal senso è anche il Libro verde par. 3.1.2.2).

Rispetto alle direttive in materia di assicurazioni contenenti singole norme di conflitto di leggi e inserite nell'allegato I di cui alla lett. a) dell'art. 22 merita di essere segnalata la tendenza ad introdurre nel regolamento Roma I un'apposita disposizione sulla legge applicabile ai contratti di assicurazione, sopprimendo di conseguenza il richiamo delle predette direttive nell'allegato I (risposta del Max Planck Institut al Libro verde, Progetto di relazione sulla proposta di regolamento Roma I della Commissione giuridica rel. Berger del 22 agosto 2006: emendamento 15 e emendamento 31 all'Allegato I (2005/0261(COD) provv.), Parere del Comitato economico e sociale europeo del 13 settembre 2006 par. 3.5 nonché documento del Consiglio elaborato dalla presidenza finlandese e dalla successiva presidenza tedesca 12 dicembre 2006 (09 gennaio 07) 16353/06, JUSTCIV 276 CODEC 1485 (art. 5-bis "Contratti di assicurazione").

Si pone a questo punto il problema di stabilire se l'elenco contenuto nell'allegato I di cui all'art. 22 lett. a) della proposta di regolamento Roma I abbia carattere tassativo o meno.

In proposito va rilevato che la direttiva 93/7 sulla restituzione dei beni culturali usciti illecitamente dal territorio di uno Stato membro prevede non una regola sul conflitto di leggi ma una disciplina materiale per una situazione sì transnazionale ma non attinente a rapporti interindividuali; infatti è prevista un'azione statale di restituzione (art. 5) che non tiene conto delle regole di conflitto. La direttiva contiene una regola di conflitto solo nell'art. 12 sulla legge applicabile alla proprietà del bene culturale dopo la restituzione individuata nella legge dello Stato membro richiedente e non sulla legge applicabile alle obbligazioni contrattuali.

In secondo luogo va osservato che non risulta riportato nel predetto elenco il regolamento n. 2137/85 istitutivo del Geie (Gruppo di interesse economico) che determina la legge applicabile al contratto costitutivo del gruppo nella legge dello Stato in cui si trova la sede stabilita dal contratto di gruppo (art. 2 par. 1).

Per quanto riguarda la direttiva 96/71 sul distacco dei lavoratori nell'ambito di una prestazione di servizi in effetti essa prevede l'applicazione di disposizioni protettive per il lavoratore vigenti nello Stato membro di prestazione del lavoro limitatatamente al tempo della prestazione «qualunque sia la legge applicabile al rapporto di lavoro» (art. 3 par. 1); si tratta di assicurare una protezione minima poiché non è esclusa l'applicazione di condizioni di lavoro e di occupazione eventualmente più favorevoli ai lavoratori (art. 3 par. 7).

Alla luce di quanto precede si può escludere il carattere tassativo dell'elenco previsto nell'allegato I di cui all'art. 22 lett. a) proposta di regolamento Roma I (in tal senso è anche il predetto Progetto di relazione della Commissione giuridica del Parlamento europeo: emendamento 28 all'art. 22 lett. a) «un elenco comprendente alcuni atti attualmente in vigore figura nell'allegato I» (p. 18) (grassetto originale).

Per quanto riguarda infine il riferimento alle disposizioni comunitarie «destinate a favorire il buon funzionamento del mercato interno» che, pur non contenendo una regola sul conflitto di leggi, interferiscono in qualche maniera sull'applicazione della legge designata dal diritto internazionale privato (art. 22 lett. c) proposta regolamento Roma I ci si intende riferire alle libertà fondamentali operanti nel mercato interno, in particolare la libera circolazione dei beni e servizi. Si può condividere la decisione di inserire tale preminenza a condizione di adottare una medesima formulazione sia nel regolamento Roma I che nel regolamento Roma II (in tal senso è la raccomandazione della Commissione giuridica del Pe (rel. Wallis) del 22 dicembre 2006 finale A6-0481/2007 seconda lettura laddove la posizione comune del Consiglio definita dal Consiglio il 25 settembre 2006 in G.U.U.E. 28 novembre 2006 n. C289E non reca traccia alcuna di tale disposizione).

Va segnalato in proposito che nella recente direttiva 2006/123/Ce del 12 dicembre 2006 relativa ai servizi nel mercato interno si evince l'intento di non interferire con la disciplina relativa alla legge applicabile in materia di obbligazioni contrattuali: cfr. considerando 90, art. 3 par. 2, art. 17 e art. 22. Si veda in particolare l'art. 3 par. 2 che esclude dall'ambito di applicazione della direttiva le norme di diritto internazionale privato, in particolare quelle sulla legge applicabile alle obbligazioni contrattuali ed extracontrattuali, ivi comprese quelle che garantiscono che i consumatori beneficeranno della tutela riconosciuta loro dalla normativa sulla protezione dei consumatori vigente nel loro Stato membro (corsivo nostro), l'art. 17 "Ulteriori deroghe alla libera prestazione di servizi" secondo il quale l'art. 16 sul diritto di libera prestazione di servizi non si applica alle disposizioni riguardanti obblighi contrattuali e non contrattuali, compresa la forma dei contratti, determinate in virtù delle norme di diritto internazionale privato e l'art. 22 relativo alle informazioni sui prestatori e sui loro servizi che tra le informazioni da fornire obbligatoriamente al destinatario indica al par. 1 lett. g) l'esistenza di eventuali clausole contrattuali utilizzate dal prestatore relative alla legge applicabile al contratto e/o alla giurisdizione competente; informazione che in base al par. 4 del medesimo articolo il prestatore è tenuto a rendere disponibile o a comunicare in modo chiaro e senza ambiguità nonché in tempo utile prima della stipula del contratto o, in assenza di contratto scritto, prima che il servizio sia prestato.

L'approccio in parola è da condividere poiché sembra assicurare un adeguato equilibrio tra le libertà fondamentali del mercato interno e il ricorso al diritto internazionale privato destinato alle situazioni interindividuali (indipendentemente dai metodi, individuati in dottrina, che si ritenga di utilizzare ossia il metodo delle considerazioni materiali così ampiamente diffuso o quello della localizzazione spaziale con l'utilizzo della categoria delle norme di applicazione necessaria della lex fori anche se di origine comunitaria o quello del rinvio all'ordinamento competente o quello dell'applicazione generalizzata della lex fori).

D'altronde non appare conforme alla realtà attuale ricorrere, per la disciplina dei rapporti interindividuali che interessano più Stati membri, all'approccio del diritto interlocale, in cui inserire le disposizioni imperative del diritto comunitario come una sorta di diritto federale cogente (per l'appunto dotato di proprie disposizioni imperative).

è evidente poi che l'individuazione della migliore tecnica legislativa da utilizzare per assicurare un equilibrio tra le libertà fondamentali del mercato interno e il diritto internazionale privato richiede un ulteriore approfondimento da svolgere in altra sede.

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