Il ruolo e i poteri di controllo della Guardia di finanza previsti dalla legislazione antiriciclaggio e antiterrorismo: riflessi sull'attività notarile
Il ruolo e i poteri di controllo della Guardia di finanza previsti dalla legislazione antiriciclaggio e antiterrorismo:
riflessi sull'attività notarile
del Magg. T. S.T. Gianluca Campana
Capo ufficio operazioni
Nucleo speciale polizia valutaria della Guardia di finanza

Premessa

Ringrazio per l'opportunità di illustrare in questo elevato e qualificato consesso la peculiare attività che quotidianamente la Guardia di finanza svolge, quale polizia economico-finanziaria del Paese, a contrasto del riciclaggio dei capitali illeciti.

Senza ombra di dubbio, gli ultimi tre anni hanno segnato per la normativa antiriciclaggio un momento di particolare importanza. Infatti, l'opera di ammodernamento del sistema intrapresa dapprima con il recepimento della II direttiva con il decreto legislativo 56/2004 è proseguita non solo con l'introduzione dei provvedimenti che coinvolgono i rappresentanti delle professioni giuridico-contabili e delle altre categorie di intermediari non finanziari nella collaborazione attiva con le autorità di vigilanza di settore, ma soprattutto con il varo dei testi che recepiscono i principi della direttiva 2005/60/Ce (integrata successivamente con la direttiva 2006/70/Ce), avvenuto con l'emanazione del decreto legislativo 22 giugno 2007, n. 109 [nota 1] e del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231 [nota 2].

Il valore delle innovazioni introdotte con i due decreti ora citati, tuttavia, non si esaurisce nella circostanza che il nostro ordinamento, a differenza di altri, importanti Stati membri dell'Unione, risulta tra i primi ad avere armonizzato la normativa interna con quella comunitaria di più recente emanazione, in quanto deve essere sottolineato che le novelle introdotte hanno anche il pregio di soddisfare l'esigenza primaria, già avvertita in sede di emanazione della legge n. 62/2005 (legge comunitaria per il 2004), di conferire organicità e sistematicità ad una materia che ha sofferto di un processo di sedimentazione normativa causato dal susseguirsi di molteplici interventi correttivi dal 1991 ad oggi.

Volendo anticipare le principali novità introdotte dalla normativa che si andrà ad analizzare, si evidenzia che il D.lgs. 109/2007, oltre che recare le misure per attuare il congelamento dei capitali "a rischio", inclusa la possibilità di affidare l'amministrazione e la gestione degli asset congelati all'Agenzia del demanio secondo quanto indicato nell'art. 12, nello specifico contesto delle segnalazioni per operazioni sospette, aveva già:

- esplicitato, all'art. 8 [nota 3], che i soggetti obbligati erano tenuti ad inoltrare all'Uic le segnalazioni concernenti le operazioni ed i rapporti che, sulla base delle informazioni disponibili, potessero essere riconducibili ad attività di finanziamento del terrorismo, che in precedenza gli interpreti desumevano in via indiretta dall'art. 1, comma 4-bis, D.l. 369/2001;

- previsto, all'art. 9, che la Banca d'Italia fosse competente a emanare specifiche istruzioni operative per l'individuazione delle operazioni sospette e per la predisposizione di procedure di esame delle stesse.

Il testo del D.lgs. 231/2007 ha previsto, quali elementi di maggior novità per il Corpo della Guardia di finanza:

- la possibilità di avvalersi per l'attività di approfondimento delle segnalazioni e per le ispezioni antiriciclaggio anche dei dati contenuti nella Anagrafe dei rapporti bancari di cui alla legge 248/2006 [art. 8 - 4° comma, lett. a) e 5 °comma];

- la possibilità di delegare l'approfondimento di segnalazioni di operazioni sospette e le ispezioni antiriciclaggio a tutti i reparti del Corpo [art. 8 - 4° comma, lett. b) e 5° comma];

- la modalità di trasmissione per via telematica delle segnalazioni di operazioni sospette, delle eventuali richieste di approfondimenti nonché degli scambi di informazioni, attinenti alle operazioni sospette segnalate [art. 45 - 4° comma];

- l'ampliamento della platea dei soggetti sottoposti al controllo del Corpo [art. 53 - 2° e 3° comma];

- la possibilità di procedere ad attività di controllo anche nei confronti di soggetti sottoposti alla vigilanza di altre autorità, previe intese con quest'ultime [art. 53 - 1° comma].

I poteri di controllo della Guardia di finanza

Passando a trattare specificamente dell'attività operativa della Guardia di finanza a contrasto dei fenomeni del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo, occorre evidenziare che l'elemento che caratterizza l'azione del Corpo è costituito dalla sua capacità di esaminare, in modo globale, i contesti sottoposti ad approfondimento tenendo in considerazione tutti gli aspetti che possono emergere nel corso delle indagini, attraverso una duplice linea d'intervento, che si esprime sia nell'esecuzione di controlli di tipo amministrativo che di indagini di polizia giudiziaria, finalizzata, da un lato, alla individuazione delle disponibilità patrimoniali e/o finanziarie facenti capo a soggetti indiziati o indagati di appartenere ad associazioni criminali, dall'altro, al contrasto dell'immissione di denaro di provenienza illecita nei circuiti legali dell'economia.

Per quanto concerne la prima attività, ossia le investigazioni volte ad aggredire patrimoni già illecitamente accumulati, la stessa si sostanzia nell'esecuzione di accertamenti patrimoniali, finalizzati all'adozione dei provvedimenti ablativi del sequestro e della confisca dei beni di illecita provenienza riconducibili, direttamente o indirettamente, alla disponibilità degli indiziati ovvero degli indagati, a seconda che si operi sul piano amministrativo (ex art. 2-bis della legge 575/1965) ovvero penale (sulla base dell'art. 12-sexies della legge 356/1992).

In tale ambito, risultano maggiormente coinvolti i Gruppi di investigazione sulla criminalità organizzata (Gico) inseriti nell'ambito dei Nuclei di polizia tributaria.

a. Nella legislazione antiriciclaggio

Con riguardo, invece, l'attività volta a prevenire e reprimere l'immissione di denaro "sporco" nei circuiti legali dell'economia, assumono precipuo rilievo gli approfondimenti delle segnalazioni di operazioni finanziarie sospette e le ispezioni finalizzate alla verifica del rispetto delle disposizioni antiriciclaggio [nota 4] e l'esecuzione di indagini di polizia giudiziaria.

Come testé accennato, i vari reparti del Corpo dislocati sul territorio svolgono, di norma, un'azione di contrasto al fenomeno del riciclaggio mediante l'esecuzione di indagini finalizzate - in primo luogo - alla individuazione del reato presupposto (ad esempio: evasione fiscale, traffico di sostanze stupefacenti, usura, ecc.), ripercorrendo - ove possibile - anche le movimentazioni finanziarie al fine di meglio suffragare le risultanze dell'attività investigativa.

A tale approccio metodologico, per contro, non si uniforma il Nucleo speciale polizia valutaria, il quale opera - di massima - in maniera opposta: partendo dall'analisi dei flussi finanziari, convoglia l'attenzione su quelle transazioni finanziarie aventi connotazioni anomale, cioè sintomatiche di movimentazioni appositamente effettuate per dissimulare l'origine illecita del denaro.

In pratica, gli accertamenti del reparto tendono a ricondurre il flusso finanziario:

- a coloro che, avendo la disponibilità del provento illecito, creano un diaframma con l'autore del reato originatore dello stesso (ossia al riciclatore);

- all'autore del reato presupposto.

In tale contesto, l'attività che connota maggiormente il reparto è quella volta a prevenire e reprimere l'immissione di denaro "sporco" nei circuiti legali dell'economia, attraverso una duplice linea d'intervento, che si esprime sia in controlli di tipo amministrativo che in indagini di polizia giudiziaria.

In particolare, nell'ambito dei primi assumono precipuo rilievo gli approfondimenti delle segnalazioni di operazioni finanziarie sospette pervenute dall'Uif e le ispezioni finalizzate alla verifica del rispetto delle disposizioni antiriciclaggio.

Nell'esecuzione di tali attività, il Nucleo speciale polizia valutaria può delegare i reparti della Guardia di finanza. A tal fine, gli appartenenti al reparto o ai comandi delegati, oltre ai poteri di polizia tributaria e di polizia giudiziaria propri di tutti i militari del Corpo, utilizzano anche gli specifici e penetranti poteri previsti dalla normativa valutaria, tra i quali spicca quello di poter autonomamente superare i limiti del segreto bancario. In tale ambito, un importante contributo ad una più efficace e efficiente attività d'indagine è costituito dall'introduzione operata dal D.lgs. 231/2007 [art. 8 – 4° comma, lett. a) e 5° comma] della possibilità di avvalersi per l'attività di approfondimento delle segnalazioni e per le ispezioni antiriciclaggio anche dei dati contenuti nella Anagrafe dei rapporti bancari di cui alla legge 248/2006 [nota 5]. Ciò, infatti, garantisce la possibilità di avere un elenco completo dei rapporti intrattenuti dai soggetti sottoposti ad indagine, così consentendo al reparto richieste mirate nei confronti degli intermediari.

L'approfondimento delle segnalazioni di operazioni sospette costituisce la parte finale di un articolato procedimento. I soggetti obbligati, qualora valutino – anche sulla base di apposite istruzioni emanate dagli organi di vigilanza – che le operazioni presso di essi effettuate possano sottendere ipotesi di riciclaggio, sono tenuti ad inviare una segnalazione all'Uif, la quale effettua l'analisi finanziaria dell'operazione sospetta, al termine della quale trasmette la segnalazione ai due organismi deputati all'approfondimento investigativo: la Dia ed il Nucleo speciale polizia valutaria.

Al fine di assicurare un'azione coordinata ed evitare duplicazioni, fra la Guardia di finanza e la Dia è stato sottoscritto uno specifico protocollo d'intesa che regola la suddivisione del lavoro investigativo, sicché la Dia, in ottemperanza alle competenze attribuitegli dalla legge istitutiva, procede agli sviluppi delle segnalazioni che risultino attinenti ai fenomeni associativi di tipo mafioso, di cui all'art. 416-bis del codice penale, mentre negli altri casi la competenza a procedere rimane esclusivamente radicata in capo al Nucleo speciale.

Sul tema appare interessante indicare alcuni dati particolarmente indicativi:

- le segnalazioni di operazioni sospette dal 1991 al 31 dicembre 2007 ammontano complessivamente a 75.218;

- la loro distribuzione quantitativa nel corso degli ultimi 7 anni è la seguente:

Trend delle segnalazioni di operazioni sospette

trend delle segnalazioni di operazioni sospette

I dati riportati evidenziano, un flusso tendenzialmente crescente delle segnalazioni, che è stato ulteriormente incrementato per effetto dell'emanazione dei D.M. 141,142 e 143, che – come è noto – dal 22 aprile 2006, data dalla quale sono operativi tali provvedimenti, ha ampliato il bacino dei soggetti abilitati ad inoltrare segnalazioni per operazioni sospette di circa 280.000 unità.

La distribuzione territoriale delle segnalazioni vede una netta prevalenza del nord, da cui proviene il 54,93% delle segnalazioni. Seguono, nell'ordine, il centro (24,37%), il sud (15,85%) e le isole (4,85%).

Nell'ambito in esame, è da rilevare come le segnalazioni di operazioni sospette relative alla categoria dei notai pervenute dall'entrata in vigore del D.M. 141/2006 al 31 dicembre 2007 ammontino complessivamente a 253. La loro distribuzione geografica appare in linea con il dato generale, infatti, di tali segnalazioni il 42,68% proviene dal nord Italia, il 41,10% dal centro, l'11,46% dal sud e il restante 4,74% dalle isole.

Sotto il profilo qualitativo, si deve evidenziare che le segnalazioni sino ad ora giunte dai notai – probabilmente anche in ragione di un fisiologico periodo di rodaggio in cui si deve calibrare il sistema e in cui i nuovi attori devono prendere la necessaria confidenza con esso – non hanno evidenziato spunti tali da condurre all'individuazione di fenomeni di riciclaggio, anzi in molteplici casi sono state direttamente archiviate.

Per ciò che concerne gli aspetti procedurali, il D.lgs. 231/2007 non ha modificato nella sostanza i processi di approfondimento. La procedura di lavoro prevede che all'arrivo della segnalazione il Nucleo speciale proceda ad un suo preliminare esame, consistente nell'analisi preinvestigativa delle operazioni sospette segnalate, onde vagliarne la consistenza sotto l'aspetto oggettivo e soggettivo, con riguardo particolare al profilo dei soggetti interessati all'operazione. Tale processo può condurre:

- a non sviluppare ulteriormente la segnalazione poiché, tenuto conto dell'importo dell'operazione, della causale o del tipo, delle relative modalità, dei motivi di sospetto evidenziati dall'intermediario segnalante e dei soggetti coinvolti, la stessa, pur rientrando formalmente negli indici di anomalia, non sembra sottendere ipotesi di riciclaggio e, conseguentemente, non appare, allo stato, meritevole di approfondimenti, salvo eventuali, future significative emergenze;

- a non sviluppare ulteriormente la segnalazione per il già avvenuto interessamento dell'Autorità giudiziaria, ovvero per effetto di indagini in corso da parte della Dia.

- ad approfondire la segnalazione sotto l'aspetto investigativo a cura direttamente del Nucleo speciale o di un altro reparto da questi delegato.

In caso di delega ad altra unità operativa il Nucleo speciale polizia valutaria, considerata la particolare natura degli approfondimenti, individua il reparto competente sulla base dei seguenti parametri:

- esistenza di eventuali attività investigative già in corso o recentemente concluse;

- residenza dei soggetti segnalati;

- tipologia delle operazioni poste in essere (ad esempio, operazioni frazionate convergenti su un unico sportello);

- esistenza di contesti investigativi pregressi o autonomamente avviati nei confronti del soggetto segnalato;

- particolari situazioni rappresentate dal soggetto segnalante;

- connessioni con la criminalità organizzata che rendano necessario l'interessamento del Gico di uno specifico Nucleo pt.

A fattor comune, con riferimento alle segnalazioni originanti da intermediari finanziari, di massima, prevedrà l'interessamento del segnalante onde acquisire:

- la copia di tutta la documentazione riferita all'operazione sospetta segnalata;

- la copia degli estratti conto riguardanti un congruo periodo antecedente e successivo alla segnalazione;

- le notizie sull'esistenza di libretti di risparmio al portatore o nominativi, sulla loro consistenza e movimentazione, sull'esistenza di cassette di sicurezza e/o di eventuali depositi in titoli, con indicazione della specie e dell'ammontare dei titoli stessi;

- i dati relativi alla concessione di mutui, fidi e linee di credito o sconto effetti;

- gli elementi d'informazione su tutte le operazioni che hanno formato oggetto di registrazione e identificazione, con l'indicazione della data, dell'ammontare delle stesse e delle controparti;

- qualsiasi altro rapporto posto in essere dal soggetto che ha realizzato l'operazione sospetta con l'istituto di credito segnalante, nel periodo indicato per gli estratti conto.

Da un punto di vista operativo, tuttavia, non sfugge come, a differenza di ciò che accade per le segnalazioni inviate dagli intermediari (ove gli elementi di maggior pregio investigativo sono costituiti dall'acquisizione dei rapporti di conto corrente), nel caso di sos provenienti dai professionisti o da altre categorie di soggetti obbligati è opportuno riflettere sull'importanza che tutti gli elementi conosciuti dal segnalante siano direttamente compendiati nella segnalazione, al fine di scongiurare la necessità che gli organismi investigativi debbano ottenere ulteriori informazioni, soprattutto in caso di trasmissione della segnalazione da parte del professionista per il tramite del relativo ordine.

Tale eventualità, del resto, appare ancora più probabile, quando la segnalazione non è direttamente collegata ad ordinarie operazioni di conto corrente, come invece normalmente accade per gli istituti di credito.

Dopo l'arrivo della documentazione e la relativa analisi volta a individuare le movimentazioni che possono essere considerate significative ai fini delle indagini, per entità d'importo, per successione di data e valuta, per causale, ovvero in quanto si discostino dalla normalità delle transazioni, si possono ipotizzare le seguenti linee operative:

- escussione in atti (ex art. 29 T.U. Valutario) della persona nei cui confronti sia stata effettuata la segnalazione, al fine di ottenere chiarimenti circa l'operazione finanziaria ritenuta sospetta;

- accesso presso i locali aziendali al fine di eseguirvi riscontri documentali, avvalendosi dei poteri del T.U. Valutario;

- consultazione dell'archivio unico informatico.

Al termine dell'approfondimento in esame, che non necessariamente potrà essere articolato utilizzando tutte le potestà sopra descritte, si possono individuare:

- violazioni amministrative alla normativa antiriciclaggio. In tal caso, tutti i militari del Corpo, in virtù della disciplina generale prevista dalla legge 689/1981, procederanno alla contestazione delle violazioni rilevate;

- indizi ed elementi configuranti ipotesi di reato, a seguito dei quali i militari procedono ad interessare l'Autorità giudiziaria competente per territorio con la redazione dell'apposita comunicazione di notizia di reato;

- situazioni rilevanti sotto il profilo tributario, che comportano l'interessamento del Comando del Corpo territorialmente competente ad effettuare interventi di carattere fiscale nei confronti dei contribuenti.

Al riguardo, va sottolineato come la legge 413/1991 sia intervenuta per dettare una disciplina di carattere generale volta a consentire il passaggio di elementi probatori dall'ambito amministrativo e giurisdizionale a quello tributario [nota 6]. In particolare, l'art. 36, comma 4, del D.P.R. 600/1973, come modificato da ultimo dalla L. 248/2006 stabilisce «che i soggetti pubblici incaricati istituzionalmente di svolgere attività ispettive o di vigilanza nonché gli organi giurisdizionali, requirenti e giudicanti, penali, civili e amministrativi e, previa autorizzazione, gli organi di polizia giudiziaria che, a causa o nell'esercizio delle loro funzioni, vengono a conoscenza di fatti che possono configurarsi come violazioni tributarie devono comunicarli al comando della Guardia di finanza, fornendo l'eventuale documentazione atta a comprovarli». In base a tale norma, quindi, anche la polizia valutaria, in quanto «soggetto pubblico incaricato istituzionalmente di svolgere attività ispettive o di vigilanza» è tenuta a comunicare al reparto del Corpo competente per territorio in relazione al luogo di rilevazione degli illeciti tributari, le notizie acquisite nel corso della sua attività.

Sullo specifico tema dell'utilizzo dei dati acquisiti nell'ambito dell'attività antiriciclaggio per finalità di repressione dell'evasione fiscale, è opportuno sottolineare che l'art. 36, ultimo comma D.lgs. 231/2007 prevede espressamente che i dati e le informazioni registrate nell'archivio unico sono utilizzabili ai fini fiscali secondo le vigenti disposizioni.

In proposito, si rappresenta che i dati e le notizie contenute nell'appunto informativo indirizzato al Comando del Corpo competente alla vigilanza fiscale costituiscono mero indizio utile per poter intraprendere eventuale attività di controllo ai fini fiscali, che – in ogni caso – dovrà essere eseguita nel rispetto delle prescrizioni concernenti i diritti e le garanzie del contribuente oggetto di verifica fiscale, ai sensi dell'art. 12 della legge 27 luglio 2000, n. 212 (Statuto dei diritti del contribuente).

Da ultimo, preme evidenziare come la Guardia di finanza supporti sistematicamente la propria azione mantenendo stretti legami di collaborazione anche sul piano internazionale.

Detti rapporti vengono gestiti in via esclusiva, a livello centrale, dal Comando generale, il quale dispone di privilegiati canali di cooperazione sia con le Organizzazioni internazionali di polizia (Interpol ed Europol), sia con i paritetici Organismi di polizia con funzioni antiriciclaggio degli altri Stati. In tale ambito, costituirà un importante strumento anche la disciplina degli scambi d'informazioni, prevista dall'art. 9 del D.lgs. 231/2007, che – tra l'altro – in chiave internazionale, prevede la possibilità di stipulare appositi protocolli d'intesa sia da parte dell'Uif con gli omologhi organismi esteri per lo scambio diretto d'informazioni, sia tra l'Uif, la Guardia di finanza e la Dia per prevedere condizioni e procedure con cui queste ultime scambiano, anche direttamente, dati ed informazioni di polizia con omologhi organismi esteri ed internazionali, a condizioni di reciprocità.

L'ispezione antiriciclaggio è, invece, un'attività di polizia amministrativa, per la quale i militari del Corpo operano secondo il medesimo sistema di deleghe e si avvalgono dei medesimi poteri validi per l'approfondimento delle segnalazioni di operazioni sospette. Essa si sviluppa mediante l'esecuzione di una serie ordinata di riscontri nei confronti dei soggetti obbligati, con la specifica finalità di:

- verificare la corretta e puntuale osservanza degli obblighi previsti dalla disciplina antiriciclaggio;

- contrastare il riciclaggio dei proventi illeciti nella sua fase prodromica evitando l'utilizzo illecito del sistema finanziario per la commissione dei reati di cui agli artt. 648-bis e ter del codice penale;

- prevenire, ricercare e reprimere le violazioni amministrative e penali previste dalla normativa di settore, che dovessero emergere nel corso dell'attività ispettiva.

Come accennato in premessa, il sistema introdotto con il D.lgs. 231/2007 ha profondamente modificato il sistema di attribuzione dei controlli [nota 7]. Il testo di riferimento è costituito dai primi tre commi dell'art. 53, che prevede la possibilità che il Corpo eserciti le sue funzioni ispettive, secondo uno schema che contempla interventi nei confronti di soggetti di esclusiva competenza (comma 2), di competenza condivisa con gli ordini professionali (comma 3) o, ancora, di competenza previe intese con l'autorità di vigilanza di riferimento (comma 1) [nota 8].

Resta inteso che la Guardia di finanza, in virtù delle peculiari attribuzioni di polizia economico finanziaria, continuerà a rivestire un ruolo di preminenza anche nell'attività ispettiva svolta a contrasto delle forme di abusivismo poste in essere dai soggetti che esercitano le attività sopra richiamate sebbene, pur avendone l'obbligo, non iscritti negli appositi elenchi tenuti dalla competente Autorità di vigilanza.

Ai fini della presente trattazione, ovviamente, il riferimento normativo è quello previsto dal comma 3 dell'art. 53, il quale sancisce che per i professionisti il controllo è esercitato dalla Guardia di finanza e dai rispettivi ordini professionali.

Con riguardo alla materiale esecuzione delle ispezioni, si evidenzia che:

- la facoltà di eseguire tali operazioni presuppone la possibilità di accedere presso i locali aziendali ed eseguirvi anche ricerche documentali;

- la pattuglia dovrà essere in possesso del foglio di servizio firmato dal Comandante del reparto o suo delegato;

- al termine dell'ispezione, un originale del verbale dovrà essere rilasciato all'intermediario ed un altro conservato agli atti del reparto.

Con specifico riferimento alla categoria dei notai, si deve, inoltre, osservare che essi, a mente dell'art. 12 - comma 1° - lett. c) del D.lgs. 231/2007, sono chiamati all'assolvimento degli obblighi antiriciclaggio quando, in nome o per conto dei propri clienti, compiono qualsiasi operazione di natura finanziaria o immobiliare e quando assistono i propri clienti nella predisposizione o nella realizzazione di operazioni riguardanti:

- il trasferimento a qualsiasi titolo di diritti reali su beni immobili o attività economiche;

- la gestione di denaro, strumenti finanziari o altri beni;

- l'apertura o la gestione di conti bancari, libretti di deposito e conti di titoli;

- l'organizzazione degli apporti necessari alla costituzione, alla gestione o all'amministrazione di società;

- la costituzione, la gestione o l'amministrazione di società, enti, trust o soggetti giuridici analoghi.

Il successivo comma 2, riporta la clausola di non operatività dell'art. 41 per le informazioni che essi ricevono da un loro cliente o ottengono riguardo allo stesso, nel corso dell'esame della posizione giuridica del loro cliente o dell'espletamento dei compiti di difesa o di rappresentanza del medesimo in un procedimento giudiziario o in relazione a tale procedimento, compresa la consulenza sull'eventualità di intentare o evitare un procedimento, ove tali informazioni siano ricevute o ottenute prima, durante o dopo il procedimento stesso.

Nell'ottica della nuova disciplina al notaio è inoltre richiesto di:

- approntare idonei e appropriati sistemi e procedure che consentano di verificare il concreto adempimento degli obblighi da parte dello studio;

- esercitare, con riguardo al profilo di rischio del cliente, un controllo costante delle operazioni poste in essere dallo stesso nell'ambito della somministrazione della prestazione professionale;

- garantire una adeguata attività di formazione dei dipendenti e dei collaboratori.

In proposito, nelle more dell'emanazione dei provvedimenti attuativi del D.lgs. 231/2007, l'art. 66, comma 1 mantiene in vigore, in quanto compatibili, le disposizioni emanate in attuazione di norme abrogate o sostituite. Ai fini della trattazione in argomento, il riferimento è operato al decreto ministeriale n. 141 del 3 febbraio 2006, che ha disciplinato gli obblighi antiriciclaggio dei professionisti ed al relativo provvedimento dell'Uic del 24 febbraio 2006, contenente le istruzioni tecniche per la corretta applicazione degli adempimenti di identificazione della clientela, di registrazione e conservazione dei dati e delle informazioni nonché di segnalazione delle operazioni sospette. A tale riguardo, il Dipartimento del tesoro, con nota n. 125367 in data 19 dicembre 2007 – disponibile sul sito www.tesoro.it – ha individuato quali disposizioni contenute nei citati D.M. e provvedimento Uic siano da ritenersi compatibili con le nuove norme.

Nell'ambito dell'attività ispettiva condotta nei confronti dei professionisti, assumono rilievo i riscontri finalizzati a verificare la legittimazione all'esercizio dell'attività da parte del soggetto ispezionato (iscrizione in elenchi, albi, registri, ordini ovvero il possesso di licenze, autorizzazioni, comunicazioni, dichiarazioni preventive) e a individuare e identificare il "personale incaricato" all'assolvimento degli obblighi d'identificazione della clientela e di registrazione delle operazioni, attraverso l'analisi dei livelli di responsabilità e del sistema delle deleghe interne, di eventuali direttive, anche non formalizzate, in base alle quali vengono individuate le figure professionali tenute all'osservanza di detti obblighi.

Venendo a trattare dei possibili esiti delle ispezioni, si osserva che anche in questo caso, parallelamente a quanto avviene per l'approfondimento di segnalazioni di operazioni sospette, alla conclusione delle attività ispettive in esame, è ipotizzabile l'eventualità che vengano individuate:

- violazioni amministrative previste dalla normativa antiriciclaggio, posto che l'art. 60 del D.lgs. 231/2007 ha confermato la competenza della Guardia di finanza ad accertare ed a contestare le violazioni amministrative antiriciclaggio previste dagli artt. 57 e 58, ai sensi della legge 24 novembre 1981, n. 689;

- violazioni penali. In tale circostanza, indipendentemente dalla tipologia e dalla natura della fattispecie di reato rilevata, i militari operanti, a norma dell'art. 220 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale – che prevede che, qualora nel corso di attività amministrative, emergano indizi di reato, gli atti necessari per assicurare le fonti di prova e raccogliere quanto possa servire per l'applicazione della legge penale siano compiuti con l'osservanza delle disposizioni del codice – dovranno inoltrare senza ritardo, ai sensi dell'art. 347 c.p.p., la notizia di reato al pubblico ministero, nonché rispettare le forme previste dal codice per l'assicurazione degli elementi probatori.

Occorre evidenziare che l'individuazione di fattispecie penali non necessariamente interrompe i controlli amministrativi, né la contestazione delle infrazioni eventualmente riscontrate, che esulano o non abbiano comunque attinenza con le situazioni rappresentate all'Autorità giudiziaria;

situazioni rilevanti sotto il profilo tributario, per le quali verrà predisposto un appunto informativo da inviare al reparto della Guardia di finanza competente ai fini della vigilanza fiscale. A tale proposito, analogamente a quanto già affermato con riguardo alle segnalazioni di operazioni sospette, si ritiene che le risultanze scaturite dall'attività ispettiva costituiscano mero indizio utile per poter intraprendere eventuale attività di controllo ai fini fiscali, che – in ogni caso – dovrà essere eseguita nel rispetto delle prescrizioni concernenti i diritti e le garanzie del contribuente oggetto di verifica fiscale, ai sensi del citato art. 12 della legge 212/2000 (Statuto dei diritti del contribuente).

Su tale specifico aspetto, si rileva che il Corpo ha iniziato ad effettuare ispezioni antiriciclaggio nei confronti dei notai nel 2007. Con riferimento a tale annualità, sono state eseguite nei loro confronti 17 ispezioni, pari al 5% dei controlli totali eseguiti dalla Guardia di finanza. Le attività svolte hanno avuto esito regolare in due occasioni, mentre negli altri casi sono state riscontrate violazioni sia di carattere penale, sia amministrativo secondo la seguente tabella:

Tipologia di violazione Numero
Omessa istituzione dell'Archivio unico informatico
(art. 2, comma 1, L. 197/1991)
4
Violazioni agli obblighi di identificazione e registrazione
(art. 2, comma 1, punto 7, L. 197/1991)
4
Trasferimento di denaro contante oltre la soglia di legge
(art. 1, comma 1, L. 197/1991)
3
Omessa comunicazione al Ministero dell'economia e delle finanze di violazioni alla circolazione di denaro contante
(art. 7, comma 1, D.lgs. 56/2004)
3
Omessa o inidonea informativa all'interessato sul trattamento dei dati personali
(art. 13, comma 1 D.lgs. 196/2003)
2

b. Nella legislazione antiterrorismo

Gli aspetti della direttiva 2005/60/Ce specificamente afferenti al contrasto del finanziamento sono stati recepiti con il richiamato D.lgs. 109/2007 che disciplina le misure per prevenire l'uso del sistema finanziario a scopo di finanziamento del terrorismo [nota 9] e per attuare il congelamento dei fondi e delle risorse economiche.

In particolare, il D.lgs. 109/2007 definisce:

a. la disciplina e le modalità attuative delle misure di congelamento dei fondi e delle risorse economiche. In proposito, si evidenzia che il congelamento consiste sostanzialmente nel blocco automatico delle disponibilità finanziarie ed economiche di soggetti sospettati di terrorismo, per il fatto che i loro nominativi risultino inseriti nella lista allegata ai regolamenti comunitari, ovvero ai decreti ministeriali di cui all'articolo 4 del D.lgs. 109/2007.

Più in dettaglio:

- il congelamento dei fondi [nota 10] comporta il divieto di movimentazione, trasferimento, modifica, utilizzo o gestione dei fondi o di accesso ad essi, così da modificarne il volume, l'importo, la collocazione, la proprietà, il possesso, la natura, la destinazione o qualsiasi altro cambiamento che consenta l'uso dei fondi, compresa la gestione di portafoglio;

- il congelamento delle risorse economiche [nota 11] determina il divieto di trasferimento, disposizione o l'utilizzo delle risorse economiche, compresi, a titolo esemplificativo la vendita, la locazione, l'affitto o la costituzione di diritti reali di garanzia, al fine di ottenere in qualsiasi modo fondi, beni o servizi.

Il congelamento non pregiudica gli effetti di eventuali provvedimenti di sequestro o confisca adottati nell'ambito di procedimenti penali o amministrativi, aventi ad oggetto i medesimi fondi o le stesse risorse economiche.

Inoltre, il D.lgs. 109/2007 ha espressamente definito:

- gli effetti giuridici del congelamento dei fondi e delle risorse economiche, prevedendo che sia i capitali liquidi che i beni mobili ed immobili, società ed aziende sottoposte al blocco non possano costituire oggetto di alcun atto di trasferimento, disposizione o di utilizzo. In tal senso, come già previsto dall'articolo 2 del D.l. 369/2001, viene sancita la nullità degli atti compiuti in violazione di tale divieto;

- il divieto di:

· mettere, direttamente o indirettamente, a disposizione dei soggetti designati [nota 12] fondi o risorse economiche o di stanziarli a loro vantaggio;

· partecipare consapevolmente e deliberatamente ad attività aventi l'obiettivo o il risultato, diretto o indiretto, di aggirare le misure di congelamento.

In tale contesto, i notai sono coinvolti in maniera attiva nel dispositivo di contrasto, atteso che, ai sensi dell'art. 7 del D.lgs. 109/2007, hanno l'obbligo di comunicare alla Unità di informazione finanziaria (ed anche, nel caso di congelamento di risorse economiche, al Nucleo speciale polizia valutaria):

- entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore dei regolamenti comunitari e/o dei decreti del Ministro dell'economia e delle finanze di cui all'articolo 4 (ovvero, se successiva, dalla data di detenzione dei fondi e delle risorse economiche), le misure di congelamento applicate ai sensi del decreto 109, indicando i soggetti coinvolti, l'ammontare e la natura dei fondi e/o delle risorse economiche bloccate;

- ogni informazione disponibile su operazioni, rapporti o relazioni intercorse con soggetti designati nelle black list e con quelli in via di designazione da parte del Comitato di sicurezza finanziaria.

- le modalità di prevenzione dell'uso del sistema finanziario a scopo di finanziamento del terrorismo. In particolare, il D.lgs. 109/2007 ha sancito, in maniera diretta, attraverso la previsione dell'articolo 8, l'obbligo di segnalazione di operazioni sospette per fatti di finanziamento del terrorismo, che in precedenza veniva desunto - in via interpretativa - dall'art. 1, comma 4-bis del D.l. 369/2001 [nota 13]; Con l'entrata in vigore del D.lgs. 231/2007, l'art. 8 del D.lgs. 109/2007 è stato abrogato ed assorbito dal contenuto dell'art. 41 del decreto 231 che prevede ora l'obbligo per gli intermediari finanziari e non finanziari di segnalare all'Uif le operazioni sospette per fatti sia di riciclaggio che di finanziamento del terrorismo.

Risulta, pertanto, oramai realizzata la piena specularità del dispositivo di prevenzione dell'utilizzo illecito del sistema economico e finanziario a scopi sia di riciclaggio di proventi criminali sia di finanziamento del terrorismo, per cui tutti gli operatori di cui agli artt. 11, 12, 13 e 14 del D.lgs. 231/2007 sono ora espressamente tenuti a rispettare l'obbligo di adeguata verifica della clientela [nota 14], di identificazione del titolare effettivo delle transazioni, di registrazione e conservazione dei dati e delle informazioni, nonché di individuazione e segnalazione all'Unità di informazione finanziaria di ogni operazione per la quale sanno, sospettano o hanno motivi ragionevoli per sospettare che siano in corso ovvero siano state compiute o tentate attività di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo [nota 15].

Il D.lgs. 109/2007 ha altresì confermato l'assegnazione all'Uif ed al Nucleo speciale polizia valutaria, ai fini del contrasto del finanziamento del terrorismo, delle medesime attribuzioni spettanti ai sensi della legge antiriciclaggio. Il predetto Nucleo speciale esercita tali potestà anche per l'attuazione delle sanzioni finanziarie adottate dall'Unione europea, ovvero con i decreti ministeriali di cui all'articolo 4, nei confronti dei Paesi che minacciano la pace e la sicurezza internazionale.

Nel settore del contrasto al finanziamento del terrorismo, oltre all'attività preventiva e repressiva svolta da tutti i reparti del Corpo, si segnala il ruolo esercitato dal Nucleo speciale polizia valutaria, quale unità speciale a presidio del mercato dei capitali, che esplica la propria attività a tutela dei mercati finanziari, operando nei settori di servizio riguardanti il riciclaggio, i movimenti transfrontalieri di capitali, l'intermediazione finanziaria, l'usura, la disciplina dei mezzi di pagamento, la tutela del risparmio ed il contrasto agli illeciti previsti dal testo unico delle leggi bancarie, da quello della finanza e dalla normativa che regola l'esercizio dell'attività di assicurazione, nonché il finanziamento del terrorismo.

Alla luce del rinnovato quadro normativo, il Nucleo speciale polizia valutaria riveste una funzione peculiare d'interfaccia tra le Amministrazioni pubbliche e gli intermediari segnalanti, e dall'altra parte, l'Agenzia del demanio, cui è affidato il compito di custodire, conservare e gestire le risorse economiche congelate.

In particolare, il predetto Nucleo speciale deve:

- redigere, entro sessanta giorni dal ricevimento delle comunicazioni relative alle risorse economiche oggetto di congelamento, una dettagliata relazione sulla situazione giuridica, sulla consistenza patrimoniale e sullo stato di utilizzazione dei beni, nonché sull'esistenza di contratti in corso;

- trasmettere gli esiti al Comitato di sicurezza finanziaria, all'Agenzia del demanio, all'Unità d'informazione finanziaria;

- elaborare un estratto della relazione ed inviarla ai competenti uffici, ai fini della trascrizione del provvedimento di congelamento nei pubblici registri;

- comunicare ai soggetti designati, con le modalità di cui agli articoli 137 e seguenti del codice di procedura civile, l'avvenuto congelamento delle risorse economiche, l'assunzione successiva dei beni da parte dell'Agenzia del demanio, il divieto di disporre delle risorse e le sanzioni irrogabili in caso di violazione;

- in caso di cancellazione dalle liste o di autorizzazione all'esenzione dal congelamento di risorse economiche, il Nucleo speciale polizia valutaria provvede - a richiesta del Comitato di sicurezza finanziaria - a darne comunicazione all'avente diritto, invitandolo a prendere in consegna i beni precedentemente congelati entro 180 giorni e, previa attivazione del Comitato di sicurezza finanziaria, ad informare l'Agenzia del demanio, la quale provvede alla restituzione delle risorse economiche, anche con l'ausilio, se necessario, del Nucleo speciale. Laddove siano stati congelati beni immobili, mobili registrati, società o imprese, il predetto Nucleo speciale provvede, altresì, a darne comunicazione agli uffici competenti ai fini della trascrizione nei pubblici registri della cancellazione del congelamento.

Per quanto riguarda, invece, l'esercizio dei poteri per l'esercizio dell'attività istituzionale a contrasto del finanziamento del terrorismo, si segnala che, in aggiunta ai poteri di polizia giudiziaria - previsti dal codice di procedura penale - attivabili nel caso di commissione di reati previsti dalla legislazione in precedenza richiamata, l'art. 11, comma 4, del D.lgs. 109/2007 sancisce che, nello svolgimento dei compiti ad essi attribuiti per lo sviluppo delle segnalazioni sospette, per l'effettuazione del congelamento delle risorse economiche e per gli accertamenti a richiesta del Comitato di sicurezza finanziaria, i militari della Guardia di finanza si avvalgono delle facoltà e dei poteri di cui al decreto legislativo n. 68 del 2001 nonché di quelli previsti dalla normativa valutaria e richiamati dalla legge antiriciclaggio.

Il successivo comma 5 statuisce la facoltà per il Nucleo speciale polizia valutaria di delegare le attività previste dal decreto agli altri reparti della Guardia di finanza.

In base al combinato disposto di tali norme, si evince che, ferma restando la centralità del Nucleo speciale polizia valutaria, il D.lgs. 109/2007 ha ampliato la facoltà di delegare l'espletamento dei compiti investigativi in esso previsti, oltre che ai Nuclei di polizia tributaria, anche agli altri reparti del Corpo, ed ha altresì riconosciuto a tutti i militari della Guardia di finanza (e non solo agli Ufficiali, Ispettori e Sovrintendenti), la legittimazione ad utilizzare gli speciali poteri valutari.


[nota 1] Pubblicato in G.U., 26 luglio 2007, n. 172.

[nota 2] Pubblicato in G.U., 14 dicembre 2007, n. 290.

[nota 3] Si ricorda che gli art. 8 e 9 del D.lgs. 109/2007 sono stati successivamente abrogati dall'art. 64, comma 1 lett. h) del D.lgs. 231/2007, in quanto completamente assorbiti dalle disposizioni di quest'ultima normativa.

[nota 4] Sempre in materia di accertamenti amministrativi, deve, inoltre, essere ricordato come tutti i Comandi della Guardia di finanza siano competenti ad effettuare controlli in tema di movimenti transfrontalieri di valuta, titoli o valori mobiliari, al fine ultimo di individuare, utilizzando anche gli ordinari poteri di polizia giudiziaria e tributaria, i flussi finanziari riconducibili a soggetti sospettati di trasferire all'estero somme provento di reato.

[nota 5] Si tratta, in sostanza, di utilizzare anche ai fini antiriciclaggio gli obblighi di collaborazione degli intermediari bancari e finanziari con l'Amministrazione tributaria. Essi sono stati rafforzati dall'art. 37, commi 4 e 5 del D.l. 4 luglio 2006, n. 223, convertito dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, che ha previsto che le banche, Poste italiane SpA e gli altri intermediari finanziari comunichino all'Anagrafe tributaria l'esistenza dei rapporti bancari e finanziari, con l'indicazione dei dati anagrafici dei titolari, compreso il codice fiscale. L'operatività di tale disposizione è stata resa effettiva dal provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle Entrate datato 19 gennaio 2007, con il quale sono state definite le specifiche tecniche, le modalità ed i termini per la comunicazione delle informazioni relative ai rapporti posti in essere a decorrere dal 1 gennaio 2005, ancorché cessati.

[nota 6] In questo senso, del resto andava letta, ab origine, la direttiva n. 91/308/Cee, il cui art. 6, comma 3 non impedisce l'utilizzazione delle informazioni trasmesse dagli intermediari finanziari per finalità diverse da quelle di contrasto del riciclaggio.

[nota 7] In base al previgente assetto normativo, l'attività ispettiva antiriciclaggio del Corpo, in base all'art. 5, comma 10, della legge 5 luglio 1991, n. 197 modificata dal D.lgs. 26 maggio 1997, n. 153 era rivolta nei confronti dei seguenti soggetti, individuati per effetto del combinato disposto degli artt. 2 e 4 del D.lgs. 56/2004:

- gli intermediari finanziari "non abilitati", iscritti nell'elenco generale tenuto dall'Ufficio italiano dei cambi a norma dell'art. 106 del D.lgs. 1 settembre 1993, n. 385 (T.U.L.B.), e/o nelle apposite sezioni del predetto elenco generale previste dagli articoli 113 e 155, commi 4 e 5, del citato T.U.L.B.;

- i soggetti che esercitano, ai sensi dell'articolo 1, comma 1, del D.lgs. 374/1999, le attività ivi indicate [nota 8];

- i liberi professionisti, di cui all'articolo 2, comma 1, lett. s), s-bis) e t) del D.lgs. 56/2004.

[nota 8] In altri termini, la Guardia di finanza svolgerà controlli antiriciclaggio nei confronti dei soggetti appartenenti alle seguenti categorie:

- le società fiduciarie di cui alla legge 23 novembre 1939, n. 1966, ivi comprese le succursali italiane di fiduciarie aventi sede legale all'estero;

- i soggetti operanti nel settore finanziario iscritti nelle sezioni dell'elenco generale previste dall'art. 155, comma 4, del T.U.L.B. (confidi);

- i soggetti operanti nel settore finanziario iscritti nelle sezioni dell'elenco generale previste dall'art. 155, comma 5, del T.U.L.B., ivi comprese le succursali italiane di operatori cambiavalute aventi sede legale all'estero.

- i mediatori creditizi iscritti nell'albo previsto dall'art. 16 della legge 7 marzo 1996, n. 108;

- gli agenti in attività finanziaria iscritti nell'elenco previsto dall'art. 3 del D.lgs. 374/1999;

- i professionisti che rendono i servizi forniti da periti, consulenti e altri soggetti che svolgono in maniera professionale attività in materia di contabilità e tributi;

- i prestatori di servizi relativi a società e trust;

- gli operatori che svolgono le attività di seguito elencate, il cui esercizio resta subordinato al possesso delle licenze, autorizzazioni, iscrizioni in albi o registri, ovvero alla preventiva dichiarazione di inizio attività specificatamente richieste dalla norme a fianco di esse riportate:

recupero di crediti per conto terzi, in presenza della licenza di cui all'art. 115 del T.U.L.P.S.;

custodia e trasporto di denaro contante e di titoli o valori a mezzo di guardie particolari giurate, in presenza della licenza di cui all'art. 134 del T.U.L.P.S.;

trasporto di denaro contante, titoli o valori senza l'impiego di guardie particolari giurate, in presenza dell'iscrizione nell'albo delle persone fisiche e giuridiche che esercitano l'autotrasporto di cose per conto di terzi, di cui alla legge 6 giugno 1974, n. 298;

gestione di case da gioco, in presenza delle autorizzazioni concesse dalle leggi in vigore, nonché al requisito di cui all'art. 5, comma 3, del D.l. 30 dicembre 1997, n. 457, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 1998, n. 30;

offerta, attraverso la rete internet e altre reti telematiche o di telecomunicazione, di giochi, scommesse o concorsi pronostici con vincite in denaro, in presenza delle autorizzazioni concesse dal Ministero dell'economia e delle finanze – Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, ai sensi dell'art. 1, comma 535, della legge 23 dicembre 2005, n. 266;

agenzia di affari in mediazione immobiliare, in presenza dell'iscrizione nell'apposita sezione del ruolo istituito presso la camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura, ai sensi della legge 3 febbraio 1989, n. 39;

- gli esercenti le attività di:

commercio, comprese l'esportazione e l'importazione, di oro per finalità industriali o di investimento, per il quale è prevista la dichiarazione di cui all'art. 1 della legge 7 gennaio 2000, n. 7;

fabbricazione, mediazione e commercio, comprese l'esportazione e l'importazione di oggetti preziosi, per il quale è prevista la licenza di cui all'art. 127 del T.U.L.P.S.;

fabbricazione di oggetti preziosi da parte di imprese artigiane, all'iscrizione nel registro degli assegnatari dei marchi di identificazione tenuto dalle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura.

commercio di cose antiche di cui alla dichiarazione preventiva prevista dall'art. 126 del T.U.L.P.S.;

esercizio di case d'asta o galleria d'arte per il quale è prevista alla licenza prevista dall'art. 115 del T.U.L.P.S.;

- gli uffici della pubblica amministrazione.

Inoltre, ferma restando la potestà di controllo degli ordini professionali, la Guardia di finanza continua a svolgere attività ispettiva antiriciclaggio anche nei confronti dei:

- soggetti iscritti nell'albo dei ragionieri e periti commerciali, nell'albo dei dottori commercialisti e nell'albo dei consulenti del lavoro;

- notai ed avvocati quando, in nome o per conto dei propri clienti, compiono qualsiasi operazione di natura finanziaria o immobiliare e quando assistono i propri clienti nella predisposizione o nella realizzazione di specifiche operazioni individuate dall'art. 12;

- i soggetti iscritti nel registro dei revisori contabili.

Infine, il Corpo potrà, altresì, eseguire ispezioni nei confronti degli intermediari finanziari iscritti nell'elenco generale previsto dall'articolo 106 del T.U.L.B., previe intese con la competente Autorità di vigilanza che, a far data dal 1 gennaio 2008, è individuata nella Banca d'Italia.

[nota 9] L'art. 1, primo comma, lett. a) del D.lgs. 109/2007 definisce il finanziamento del terrorismo «qualsiasi attività diretta, con qualsiasi mezzo, alla raccolta, alla provvista, all'intermediazione, al deposito, alla custodia o all'erogazione di fondi o risorse economiche, in qualunque modo realizzati, destinati ad essere, in tutto o in parte, utilizzati al fine di compiere uno o più delitti con finalità di terrorismo o in ogni caso diretti a favorire il compimento di uno o più delitti con finalità di terrorismo previsti dal codice penale, e ciò indipendentemente dall'effettivo utilizzo dei fondi e delle risorse economiche per la commissione dei delitti anzidetti».

[nota 10] Con la locuzione "fondi", l'art. 1, lettera c) del D.lgs. 109/2007 fa riferimento ad attività ed utilità finanziarie di qualsiasi natura, compresi a titolo meramente esemplificativo:

- i contanti, gli assegni, i crediti pecuniari, le cambiali, gli ordini di pagamento ed altri strumenti di pagamento;

- i depositi presso enti finanziari, o altri soggetti, i saldi sui conti, i crediti e le obbligazioni di qualsiasi natura;

- i titoli negoziabili a livello pubblico e privato nonché gli strumenti finanziari come definiti dall'articolo 1, comma 2 del D.lgs. del 24 febbraio 1998, n. 58;

- gli interessi, i dividendi, o altri redditi ed incrementi di valore generati dalle attività;

- il credito, il diritto di compensazione, le garanzie di qualsiasi tipo, le cauzioni e gli altri impegni finanziari;

- le lettere di credito, le polizze di carico e gli altri titoli rappresentativi di merci;

- i documenti da cui risulta una partecipazione in fondi o risorse finanziarie;

- tutti gli altri strumenti di finanziamento delle esportazioni.

[nota 11] Per "risorse economiche", l'articolo 1, lettera d) del D.lgs. 109/2007 intende «le attività di qualsiasi tipo, materiali o immateriali, mobili o immobili, ivi compresi gli accessori, le pertinenze e i frutti, che non sono fondi ma che possono essere utilizzate per ottenere fondi, beni o servizi».

[nota 12] Per "soggetti designati" si intendono – ai sensi dell'art. 1, lett. g) del D.lgs. 109/2007 – le persone fisiche, le persone giuridiche, i gruppi e le entità designati come destinatari dei congelamenti sulla base dei regolamenti comunitari e dei decreti ministeriali di cui all'articolo 4 dello stesso D.lgs. 109/2007.

[nota 13] A tale riguardo, l'art. 9 del D.lgs. 109/2007 dispone che la Banca d'Italia, sentito l'Ufficio italiano dei cambi, d'intesa con le Autorità di vigilanza di settore nell'ambito delle rispettive competenze, emani istruzioni applicative per l'individuazione delle operazioni sospette per finalità antiterrorismo e per la predisposizione di procedure di esame delle operazioni, anche con l'utilizzo di strumenti informatici e telematici.

[nota 14] In merito, si evidenzia che il decreto legislativo 231/2007 arricchisce l'obbligo d'identificazione della clientela, con la previsione di ulteriori misure di verifica del cliente e del titolare effettivo, in funzione del rischio di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo. Sotto questo profilo, la disciplina prevede il passaggio da un mero obbligo d'identificazione di ciascun cliente, ad una serie di adempimenti ad attuazione progressiva, che interessano tanto il personale incaricato di eseguire determinate tipologie di operazioni, quanto il soggetto che le richiede e lo stesso operatore finanziario o non finanziario.

[nota 15] Si precisa che l'obbligo di segnalazione di operazione sospetta è imposto dalla nuova normativa antiriciclaggio anche ai soggetti elencati nell'art. 10, comma 2, del decreto 231/2007.

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