Il ruolo della Unità di informazione finanziaria
Il ruolo della Unità di informazione finanziaria
di Francesco De Pasquale
Uif - Unità di Informazione Finanziaria

Introduzione

La comunità internazionale già dalla fine degli anni ottanta ha manifestato un'attenzione ed una sensibilità crescenti verso il possibile utilizzo per fini illeciti delle opportunità offerte da un sistema finanziario caratterizzato da processi di rapida evoluzione e crescente integrazione. La rimozione delle barriere alla libera circolazione dei capitali, la maggiore velocità ed il minor costo delle transazioni elettroniche, l'introduzione sui mercati di nuovi strumenti finanziari, possono offrire opportunità interessanti per l'occultamento dei proventi di attività illecite. In un simile contesto, la collaborazione internazionale assume una valenza decisiva per il rafforzamento dei meccanismi di protezione del mercato finanziario globale dal rischio di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo. Appare, infatti, prioritario definire forme di coordinamento tra le autorità dei vari Paesi e definire regole uniformi per limitare il più possibile le occasioni di arbitraggio che si offrono alla criminalità grazie alla presenza di giurisdizioni connotate da una regolamentazione lassista o comunque non in linea con gli standard internazionali.

La direttiva 2005/60/Ce ha posto in evidenza la grave minaccia all'integrità del sistema finanziario rappresentata dallo sfruttamento dello stesso per riciclare il denaro o finanziare il terrorismo attraverso operazioni in grado di mascherare l'origine ovvero la destinazione illecita del denaro utilizzato. La direttiva ribadisce la necessità di un'azione comune degli Stati membri, che sia finalizzata a garantire provvedimenti attuativi che contengano misure idonee, condivise e tali da salvaguardare la stabilità del sistema finanziario e del mercato unico. In questo contesto, si inserisce dunque il decreto legislativo di recepimento che tiene del resto conto delle raccomandazioni internazionali del Gafi e delle osservazioni rivolte dal Fmi all'Italia all'esito della valutazione del sistema italiano condotta nel 2005 ed introduce una serie di misure volte a rafforzare la strategia preventiva e di contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo. Il decreto, che è stato approvato in prima lettura dal Consiglio dei Ministri e trasmesso al Parlamento in data 27 luglio 2007, ha ottenuto parere favorevole con osservazioni dalle Commissioni parlamentari competenti e sarà presentato a giorni dal Consiglio dei Ministri per l'approvazione definitiva.

Tra le novità più significative introdotte dal decreto, oltre gli accresciuti poteri della Uif su cui mi soffermerò più avanti, si possono richiamare:

- la definitiva estensione delle misure di prevenzione contro il riciclaggio al contrasto del finanziamento al terrorismo;

- la definitiva estensione della disciplina antiriciclaggio ed antiterrorismo alle attività professionali e ad alcune categorie di operatori commerciali;

- la sostituzione dell'obbligo di identificazione con la previsione di un obbligo di adeguata verifica della clientela;

- l'introduzione dell'approccio basato sul rischio rivolto a modulare gli obblighi di identificazione e registrazione a secondo del tipo di clientela, tipo di prodotto offerto e, in via più generale, rischio di riciclaggio;

- il rafforzamento della limitazione all'uso del contante, con l'abbassamento della soglia decanalizzata a euro 5.000;

- la previsione di obblighi più rigorosi per i soggetti esercenti l'attività di money-transfer, categoria considerata particolarmente vulnerabile in tema di riciclaggio e finanziamento al terrorismo;

- il riordino della disciplina della vigilanza e dei controlli nei confronti dei soggetti obbligati;

- la revisione del sistema sanzionatorio.

In materia di contrasto al finanziamento del terrorismo, il legislatore italiano ha già emanato un altro provvedimento, il D.lgs. 109/2007, che prevede idonee misure per attuare il congelamento dei fondi e delle risorse economiche e stabilisce adeguate sanzioni amministrative per la violazione delle stesse.

Nel contempo, la Commissione incardinata presso il Ministero dell'economia, presieduta dal sottosegretario on. Lettieri e coordinata dal dott. Vigna, incaricata di procedere alla redazione di un testo unico nelle materie del riciclaggio e del finanziamento al terrorismo, ha previsto una proroga di tale incarico fino a giugno 2008 attraverso l'inserimento di una specifica disposizione nella legge comunitaria 2007 attualmente all'esame del parlamento.

Sotto un profilo sostanziale, impedire il reimpiego del denaro sporco nel circuito legale da un lato, e la distrazione di risorse per il finanziamento di attività terroristiche dall'altro, non è solo un'efficace tecnica per ostacolare il rafforzamento delle organizzazioni criminali, bensì costituisce anche un valido mezzo di tutela dell'interesse generale a preservare l'integrità dell'economia legale, e del sistema finanziario in particolare, da pericolosi inquinamenti.

Se nell'ambito del contrasto al finanziamento del terrorismo lo studio del fenomeno appare ancora in fase di evoluzione, per il riciclaggio sono oramai numerosi e fattivi i contributi della letteratura economica che si fondano su un'esperienza delle autorità di prevenzione e di contrasto maturata nell'arco di decenni.

Come noto, il riciclaggio finanziario avviene attraverso un processo di decontaminazione per fasi successive. Nella prima fase (placement) il riciclatore tenta di forzare il blocco delle regole per introdurre nelle aree "sane" (intermediari vigilati) il denaro sporco. Questa - almeno in teoria - è la fase più delicata per il riciclatore, perché l'ospite alieno, appena collocato nel mondo protetto, corre il rischio di essere riconosciuto dai sensori disseminati presso gli intermediari; questi, infatti, sono tarati per cogliere l'incoerenza, per dimensioni e modalità, dell'intruso con quanto "atteso", considerato il profilo economico/finanziario del cliente. Il riciclatore deve quindi dissimulare l'origine dei proventi illeciti attraverso meccanismi intimidatori, corruttivi o falsificatori. Nella seconda fase (layering) il riciclatore innesca un processo di dissimulazione e di allontanamento dall'origine, mutuato dalle consuete "liturgie" finanziarie, ma esploso innaturalmente. Si assiste ad un frequente utilizzo delle opportunità offerte dai varchi normativi e di presidio finanziario che presentano Paesi con sistemi di contrasto al riciclaggio non ancora maturi. Nel layering l'anomalia che risalta è l'incoerenza con la logica finanziaria del comportamento adottato dal riciclatore, che non cerca il profitto ma la dissimulazione. è proprio in questa fase che emerge la necessità di un'efficace collaborazione internazionale tra le Unità di informazione finanziaria (Uif) di Stati differenti e l'utilizzo di schemi oggettivi e modelli operativi.

Nella terza fase (integration), infine, si mira a realizzare la "pacifica" convivenza dei patrimoni ormai "certificati", e quindi "spendibili", con gli investimenti regolari. In questa fase l'incoerenza è difficile da cogliere: può emergere in realtà territoriali a bassa concentrazione economico-finanziaria con riferimento a qualità e quantità dell'investimento e risultare da sofisticate analisi finanziarie sui dati disponibili.

L'esperienza dimostra come talvolta la sicumera o la voglia di apparire tradiscono l'atto finale del riciclaggio. I miei colleghi potranno illustrare alcuni esempi.

Obiettivo ragionevole di una Unità di informazione finanziaria è quindi quello di rendere il riciclaggio ed il finanziamento di attività terroristiche più costoso, anche in termini di rischio, fornendo un contributo di analisi finanziaria all'attività di indagine finalizzata all'individuazione di tali reati. Con riferimento al riciclaggio, l'azione della Uif mira dunque a rendere più difficoltoso per i riciclatori l'utilizzo degli intermediari bancari e finanziari a fini di legittimazione del denaro illecito, spingendoli sempre più ai margini del sistema finanziario.

E questo ruolo viene esercitato attraverso una attività di intelligence finanziaria. Si può facilmente comprendere come la lotta al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo non possa essere combattuta monitorando a tappeto tutte le operazioni finanziarie. Occorre, piuttosto, come detto, trovare un sistema di alarming, attivato dai soggetti che eseguono materialmente quelle operazioni, ossia le banche e gli intermediari finanziari. Questi soggetti sono, infatti, chiamati a collaborare con le autorità, valutando il comportamento personale e finanziario della clientela, e inviando un allarme ogniqualvolta le operazioni richieste destano sospetto, in quanto "anomale", ossia non comuni rispetto all'operatività "attesa" da un determinato cliente in una determinata area territoriale, ovvero antieconomiche.

Queste considerazioni possono nella loro sostanza essere estese anche alle segnalazioni relative a forme di finanziamento di attività terroristiche, sebbene in questo caso i margini per valutazioni discrezionali da parte degli intermediari appaiano più ridotti ed il sospetto è, o almeno lo è stato sinora, in larga misura individuato a priori e "trasfuso" in liste di nominativi trasmesse dalle competenti autorità nazionali ed internazionali.

Con particolare riferimento alle fasi teoriche della decontaminazione, gli strumenti che ci consentono di individuare i profili di incoerenza nelle varie fasi del riciclaggio, sono molteplici. Nella prima fase (placement) questa funzione può essere assolta pressoché esclusivamente dalla segnalazione della operazione sospetta, in quanto l'intermediario è in grado di cogliere l'incoerenza qualitativo-quantitativa tra il profilo economico del soggetto e l'operazione. In un tale contesto, l'approccio in base al rischio introdotto dalla III direttiva, induce ad un ripensamento critico delle circostanze in cui si verifica il delicato passaggio della soglia dall'illegalità alla legalità, che appare sovente di difficile demarcazione. In quest'ambito, la tipologia del cliente (natura giuridica, luogo di residenza) deve essere adeguatamente valutata dall'intermediario: ad esempio, la localizzazione in paradisi fiscali, centri off-shore o in giurisdizioni che non appaiono dotate di adeguati presidi nell'ambito in esame, individua un livello di rischio più elevato e quindi un obbligo di attenzione accresciuto. Sotto un diverso profilo, l'incompleta applicazione degli obblighi di Customer due diligence da parte di intermediari situati in tali Paesi produce un effetto a cascata sulle operazioni disposte per il loro tramite che si riflette anche nella successiva fase di layering.

In questa seconda fase il contributo dell'intermediario nell'individuazione delle anomalie, non è sempre determinante, perché talvolta l'incoerenza finanziaria di un'operazione articolata e complessa, osservata da posizione ravvicinata, risulta sfocata e di non facile lettura. In questo caso, come accennato, possono soccorrere mirate analisi della Uif su anomalie che emergono da dati richiesti in forma non nominativa (analisi finanziarie) e modelli comportamentali sviluppati dall'osservazione della realtà empirica in specifici contesti di operatività finanziaria (es. usura, finanziamenti pubblici, ecc.). Nell'esempio in precedenza citato del centro off-shore, rimanendo nell'ottica di un approccio in base al rischio, ci si può interrogare se i flussi finanziari provenienti da operazioni che transitano per intermediari situati in queste aree sensibili, possano essere considerati a tutti gli effetti "legittimati". Il nuovo standard in simili casi, ritenuti a più alto rischio, induce realisticamente ad un'attenzione e ad una cautela maggiore scoraggiando l'intermediario virtuoso ad intraprendere relazioni d'affari con controparti non pienamente affidabili.

Nella terza fase (integration), l'individuazione dell'incoerenza è molto complicata perché il processo è sostanzialmente concluso. In linea puramente teorica, solo un'approfondita ricostruzione della realtà territoriale potrebbe consentire di individuare circoscritte anomalie. Come si dirà in seguito, irrobustendo i poteri di iniziativa della Uif, potrebbero ottenersi risultati migliori sia nell'ausilio della lettura di operazioni segnalate autonomamente dal sistema sia per suscitare segnalazioni ad hoc.

Il nostro sistema di prevenzione, dunque, si basa su una serie di misure che coinvolgono:

- la collaborazione attiva degli intermediari;

- la collaborazione con le Uif estere;

- la massima sinergia con gli organi delle indagini e le autorità di vigilanza;

- fluenti rapporti con le P.A. interessate in materia;

- la massima attenzione verso:

a. Paesi a rischio (off-shore);

b. intermediari esposti (money-transfer, case da gioco);

c. strumenti delicati (contante, titoli al portatore).

Da ultimo, la prevenzione impone un rafforzamento dei poteri d'intervento della Uif, sia in materia di analisi mirate, sia in materia di elaborazione di modelli e schemi, sia in materia di sospensione delle operazioni sospette.

Molte di queste misure sono effettivamente rafforzate o introdotte dal decreto di recepimento della terza direttiva, ma un giudizio complessivo sul sistema di prevenzione e contrasto del riciclaggio non può prescindere da un accenno al tema dell'autoriciclaggio. Come noto, la disciplina vigente del reato di riciclaggio, costruita sulla fattispecie del reato di ricettazione, non consente la punibilità a titolo di riciclaggio dell'autore del reato presupposto. La conseguenza che emerge da tale impostazione, confermata dall'esperienza corrente nei procedimenti penali degli ultimi anni, è che gli organi inquirenti sono spesso costretti, nella fase dibattimentale, a formulare l'imputazione per il reato presupposto piuttosto che per il reato di riciclaggio. Ciò si verifica sia perché spesso i soggetti perseguiti preferiscono ricorrere a forme di autoaccusa del reato presupposto per ragioni di convenienza processuale, sia perché gli organi inquirenti si imbattono in difficoltà di natura probatoria nella dimostrazione di terzietà rispetto al reato presupposto. Ne deriva che, pur utilizzandosi a piene mani tutti gli strumenti di prevenzione dell'antiriciclaggio, il numero complessivo di sentenze di condanna per riciclaggio è a tuttoggi esiguo.

è stata più volte pertanto in varie sedi auspicata una modifica di questo sistema. Il decreto di recepimento ha affrontato, sia pure solo sotto il profilo dell'obbligo di segnalazioni di operazioni sospette, tale problematica, fornendo all'art. 2 una definizione di riciclaggio che comprende il compimento dell'attività anche da parte dell'autore del reato presupposto, non potendo peraltro a motivo della delega ricevuta, modificare la fattispecie penale. Un'esplicita previsione della punibilità dell'autoriciclaggio, che era stata suo tempo inserita nella legge di riforma del risparmio, è ora contenuta nel disegno di legge sul cosiddetto "pacchetto sicurezza" recentemente approvato dal Consiglio dei Ministri.

Il ruolo della Uif

Secondo quanto previsto dal diritto dell'Ue, in particolare dalla decisione Gai del 2000 sulle modalità di cooperazione tra Uif e dalla III direttiva antiriciclaggio del 2005, la Uif è un'unità centrale nazionale che, al fine di combattere il riciclaggio ed il finanziamento del terrorismo, è incaricata di ricevere (e nella misura consentita di richiedere), di analizzare e di comunicare alle autorità competenti le informazioni che riguardano possibili fenomeni di riciclaggio e di finanziamento di attività terroristiche. In Italia, la Uif è stata sostanzialmente istituita nel 1997, mediante l'attribuzione in via esclusiva e in forma accentrata all'Uic del compito di ricevere e approfondire le segnalazioni di operazioni sospette (sos), ed è stata formalmente riconosciuta nel 2000, attraverso la qualificazione dell'Uic come Uif, e l'attribuzione a quest'ultimo di ulteriori potestà. L'art. 6 del decreto di recepimento della III direttiva prevede l'istituzione della Uif presso la Banca d'Italia e attribuisce ad essa piena autonomia ed indipendenza nell'esercizio delle proprie funzioni. Nel nuovo assetto normativo, allo scopo di assolvere alle proprie funzioni, la Uif vede rafforzati i suoi poteri d'analisi finanziari e i poteri d'iniziativa:

- analizza i flussi finanziari al fine di individuare e prevenire fenomeni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo;

- riceve le sos, ne effettua l'analisi finanziaria e le trasmette senza indugio alla Dia e al Nspv disponendo l'archiviazione delle segnalazioni che ritiene infondate;

- acquisisce ulteriori dati ed informazioni presso i soggetti tenuti alle segnalazioni di operazioni sospette;

- riceve le comunicazioni dei dati aggregati;

- si avvale dei dati contenuti nell'Anagrafe dei conti e dei depositi di cui all'art. 20, comma 4, L. 413/91, e nell'Anagrafe tributaria in base al D.lgs. 212/91, ed in particolare nell'Archivio dei rapporti presso gli intermediari, istituito in quest'ambito dal D.l. 223/2006 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 248 del 2006;

- svolge analisi e studi su singole anomalie, riferibili ad ipotesi di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo, su specifici settori dell'economia ritenuti a rischio, su categorie di strumenti di pagamento e su specifiche realtà economiche territoriali;

- elabora e diffonde modelli e schemi rappresentativi di comportamenti anomali sul piano economico e finanziario riferibili a possibili attività di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo;

- fornisce ai soggetti destinatari degli obblighi indicazioni operative utili alla rilevazione di specifici fenomeni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo;

- può sospendere anche su richiesta del Nspv, della Dia e dell'Autorità giudiziaria, per un massimo di cinque giorni lavorativi, sempre che ciò non pregiudichi il corso delle indagini, operazioni sospette di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo dandone immediata notizia a tali organi;

- scambia informazioni con le autorità di vigilanza e con le Uif estere a condizione di reciprocità anche per quanto riguarda la riservatezza delle informazioni e a tal fine può stipulare protocolli d'intesa;

- collabora con l'Autorità giudiziaria, gli organi investigativi e le autorità di vigilanza di settore.

Sotto il profilo operativo, la Uif può disporre di un serie di canali informativi molto ampia; essa si colloca al centro di una complessa rete di rapporti nazionali e internazionali. In primo luogo, essa riceve e approfondisce le segnalazioni di operazioni sospette (sos). Com'è noto, le sos hanno ad oggetto le operazioni che per caratteristiche oggettive e soggettive inducano a sospettare che siano in corso o siano state compiute o tentate operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo. Ad esse sono tenuti, oltre le banche e gli intermediari finanziari, un'ampia categoria di professionisti (quali notai, avvocati, ragionieri, commercialisti, consulenti del lavoro) e di operatori non finanziari (quali casinò, operatori in oro, imprese di trasporto valori, agenti in attività finanziaria). Le sos si compongono di una parte anagrafica ed una descrittiva. Nella parte c.d. descrittiva, sono normalmente contenuti una serie di dati patrimoniali molto rilevanti, quali i) i rapporti intrattenuti dai segnalati presso i segnalanti (quali conti correnti bancari, dossier titoli, libretti di deposito), ii) le transazioni poste in essere a valere su tali rapporti, dai quali è possibile risalire ad altri rapporti presso altri segnalanti (come avviene nel caso dell'accredito di un bonifico disposto a valere su altro conto corrente intestato al segnalato presso altro segnalante), iii) i beni o le attività di impresa direttamente o indirettamente riconducibili ai segnalati, iv) gli altri soggetti "collegati" al segnalato, in quanto legati ad esso da rapporti di carattere familiare, personale o professionale.

In secondo luogo, le sos costituiscono oggetto di approfondimenti da parte della Uif. A tal fine, quest'ultima ha la potestà di i) acquisire, presso il segnalante che ha materialmente redatto la sos, ovvero presso tutti gli altri segnalanti, ogni informazione utile per l'esercizio della propria attività, comprese quelle registrate negli archivi o nei registri unici, quali, a) i soggetti controparti delle operazioni poste in essere a valere sui rapporti intrattenuti dal segnalato (quali i beneficiari dei bonifici ordinati o degli assegni tratti, o gli ordinanti dei bonifici ricevuti o degli assegni versati), b) i rapporti a diverso titolo intrattenuti dai soggetti "collegati", c) le attività professionali o imprenditoriali dichiarate e documentate al fine di ottenere finanziamenti; ii) richiedere informazioni alle Uif estere, a tal fine avvalendosi di piattaforme di scambio multilaterali (quali la rete Egmont, che connette le Uif di 101 Stati, o la rete Fiunet, per il momento limitata agli Stati membri della Ue) e ove necessario anche di memoranda of understanding bilaterali; iii) accedere alle informazioni detenute presso la Centrale rischi della Banca d'Italia (riguardanti l'esposizione dei soggetti privati nei confronti delle banche), l'Anagrafe tributaria e l'Archivio dei rapporti con gli intermediari istituito in seno all'Anagrafe dal D.l. 223/2006 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 248 del 2006; iv) scambiare informazioni, in deroga al segreto d'ufficio, con le autorità di vigilanza di settore al fine di agevolare l'esercizio delle rispettive funzioni.

La Uif si avvale, anche in relazione alla comunicazione di ipotesi di omesse segnalazioni, della collaborazione e delle informazioni fornite dalle autorità di vigilanza di settore, dalle amministrazioni interessate e dagli ordini professionali, che, nel nuovo assetto, sono deputati a ricevere le segnalazioni dei professionisti. Le prime in particolare, anche in deroga al segreto d'ufficio, scambiano informazioni e collaborano con la Uif al fine di agevolare l'esercizio delle rispettive funzioni.

La Uif riceve, a sua volta, informazioni dall'Autorità giudiziaria ogniqualvolta quest'ultima ha fondato motivo di ritenere che attività di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo siano avvenute attraverso operazioni effettuate presso intermediari sottoposti a vigilanza. In tal caso la Uif comunica poi all'Autorità giudiziaria le iniziative assunte e i provvedimenti adottati.

A sua volta, la Uif fornisce i risultati di carattere generale degli studi effettuati alle forze di polizia, alle autorità di vigilanza di settore, al Ministero dell'economia e delle finanze e, fermo restando quanto previsto dall'art. 331 del c.p.p., fornisce alla Dia e al Nspv i risultati delle analisi e degli studi da cui emergono fenomeni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo.

In terzo luogo, ulteriori dati possono essere utilmente estratti dagli archivi a disposizione dell'Uic per l'esercizio delle proprie funzioni. La Uif può, pertanto, avvalersi i) dei dati contenuti nell'archivio delle sos, sui quali è possibile svolgere una attività di vera e propria intelligence, come a) l'individuazione di precedenti sos a carico degli stessi segnalati o di soggetti "collegati", b) la rilevazione di possibili collegamenti tra sos, in relazione all'area territoriale o al settore imprenditoriale di riferimento (come è avvenuto, ad esempio, in materia di illecita percezione di finanziamenti nazionali e comunitari); ii) dei dati raccolti nell'archivio dei dati aggregati, trasmessi, su base mensile e in forma aggregata e non nominativa, dalle banche e dagli intermediari finanziari, in base ai quali si possono individuare possibili aspetti di anomalia sotto il profilo finanziario, utili per integrare le informazioni risultanti dalle segnalazioni di operazioni sospette, ovvero per avviare o suscitare approfondimenti in merito ad omesse segnalazioni di operazioni sospette; iii) delle informazioni disponibili presso l'Archivio delle dichiarazioni di trasporto transfrontaliero al seguito di denaro e titoli di importo superiore a € 10.000, ovvero presso il sistema informativo contenzioso, dalle quali si può avere notizia di risorse finanziarie liquide a disposizione dei soggetti segnalati.

I dati raccolti ed elaborati dalla Uif sono poi impiegati secondo differenti modalità. Innanzitutto, essi vengono trasmessi, nella forma di una relazione tecnica allegata alle singole sos, alla Direzione investigativa antimafia (Dia) e al Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di finanza (Nspv), che li integrano con le informazioni investigative a propria disposizione e li utilizzano per l'esercizio delle loro funzioni. Inoltre, tali dati possono essere trasmessi, previo decreto motivato, anche all'Autorità giudiziaria (Ag), nell'ambito di procedimenti penali condotti a carico dei segnalati o di soggetti "collegati", rispetto ai quali la Uif può essere chiamata a collaborare, con propri funzionari, in qualità di consulente per gli aspetti finanziari. Ancora, tali dati costituiscono la base per procedere alla sospensione delle operazioni sospette, cui la Uif può procedere, anche su richiesta della Dia e del Nspv, per un massimo di cinque giorni lavorativi a seguito dell'estensione temporale operata dal decreto di recepimento al fine di agevolare agli organi inquirenti il sequestro del rapporto, sempre che ciò non pregiudichi il corso delle indagini e l'operatività corrente degli intermediari, dandone immediata notizia agli organi investigativi medesimi.

Nel nuovo assetto compete alla Uif il potere di verifica del rispetto delle disposizioni vigenti riguardo alla segnalazione di operazioni sospette e ai casi di omessa segnalazione e sono previste a tal fine forme di collaborazione con il Nspv.

I risultati conseguiti

Applicando gli strumenti attualmente a disposizione, la Uif ha conseguito nel tempo i seguenti risultati operativi. A far data dal 1997, la Uif ha ricevuto oltre 65.500 sos, di cui quasi il 90% trasmesse dalle banche. Sul piano territoriale, oltre il 40% delle sos provengono dalle regioni nord-occidentali, circa il 17% da quelle nord-orientali, oltre il 20% da quelle centrali, il residuo 23% da quelle meridionali e insulari. Delle sos ricevute, oltre 61.000 sono state approfondite e trasmesse alla Dia e al Nspv, mentre circa 2.800 sono state archiviate. In base ai riscontri informativi forniti dagli organi investigativi a far data dal 2001, circa 11.000 sos sono state archiviate, mentre circa 1.500 sono state trasmesse all'Ag. In 74 casi, la Uif ha proceduto alla sospensione delle operazioni sospette, cui hanno fatto seguito provvedimenti di sequestro per un importo complessivo superiore a € 100.000.000. La Uif ha ricevuto oltre 2.400 richieste di informazioni da parte di Uif estere, riguardanti un complesso di oltre 6.500 soggetti; per converso, essa ha inoltrato 300 richieste di informazioni a Uif estere, riguardanti un complesso di 700 soggetti. Dal 2004, la Uif ha altresì richiesto alle Uif di effettuare blocchi o sospensioni su beni o utilità collocate all'estero, cui hanno fatto seguito provvedimenti di sequestro per complessivi oltre € 305.000.000 e $ 28.000.000. Infine, rappresentanti della Uif hanno assunto 50 incarichi di consulenza in favore dell'Ag, oltre una decina dei quali ancora in corso.

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