Lo sviluppo del sistema informatico del Ministero della giustizia
Lo sviluppo del sistema informatico del Ministero della giustizia [nota *]
di Stefano Aprile
Responsabile Sistemi informativi
Ministero della giustizia

Non è possibile illustrare compiutamente, in questa sede, la complessità del sistema informativo della giustizia che peraltro è in continua evoluzione. Tuttavia, è opportuno sottolineare alcuni punti che si ritengono utili nell'ambito delle prospettive di un lavoro congiunto con il Notariato e l'ordine giudiziario.

Il processo "veloce" (ben diverso dal famoso processo "breve") si caratterizza per essere aperto e trasparente. Vanno in questa direzione le innovazioni che si sta cercando di attuare.

Per realizzare il processo veloce sono senz'altro indispensabili le tecnologie. D'altra parte, per assolvere in maniera corretta ai compiti costituzionali che presiedono all'esercizio della giurisdizione è necessario che il processo sia aperto, ovvero, che l'Autorità giudiziaria operi in maniera trasparente nei confronti del cittadino.

Su queste direttrici si stanno aprendo i sistemi informatici della giustizia per fornire servizi all'esterno; a questo progetto il Notariato partecipa in modo concreto. Tra le punte di eccellenza voglio citare il settore dell'esecuzione forzata nell'ambito della quale i notai sono delegati dall'Autorità giudiziaria ad attività specifiche ovvero alla gestione completa del processo esecutivo in tutti i suoi momenti più importanti.

Il processo telematico nella fase della esecuzione forzata è, quindi, caratterizzato da una stretta collaborazione fra Notariato e Ministero della giustizia e da una efficace operatività di questo nell'ambito dei 14 Tribunali pilota dove già si scambiano atti telematici.

Il tema della digitalizzazione della giustizia è davvero complesso. Nel processo telematico gli aspetti tecnologici si vanno a fondere con quelli organizzativi [e si parla di grandi organizzazioni distribuite sul territorio, molto difficili da governare, quali ad esempio il Tribunale di Roma, probabilmente il più grande Tribunale del mondo]: l'obiettivo finale del progetto è quello della semplificazione della trasmissione e scambio di dati e informazioni a distanza in maniera sicura ed efficiente. Questa è già una realtà - come su accennato - nel settore delle esecuzioni forzate ed anche in un sensibile settore del processo di cognizione (decreti ingiuntivi).

Nell'ottica di un'apertura di nuovi servizi al cittadino ed al professionista si vuole consentire di poter conoscere lo stato del procedimento civile (ed in prospettiva, anche del processo penale) mediante un accesso differenziato alle informazioni. In particolare, il professionista (non solo avvocato) che ha una funzione specifica, ad esempio come mandatario del cittadino o dell'impresa, avrà la possibilità di consultare i dati relativi al processo che si svolge davanti ad un tribunale della Repubblica mediante un accesso immediato agli atti, ai documenti ed alle informazioni. Tutto ciò richiede una particolare attenzione alle procedure di autenticazione: è necessario usare le migliori tecnologie per assicurare che chi entra telematicamente nel processo sia esattamente la persona che ha diritto di entrarvi. D'altra parte si vuole far sì di poter consentire, a livello generale, al cittadino di avere, seppure con un minore livello di penetrazione nei dati, la perfetta consapevolezza di cosa succede nel processo che lo riguarda.

E' questa una sfida di trasparenza, di e-democracy, che è essenziale per velocizzare la macchina giudiziaria e che si realizza anche con il concorso dei soggetti esterni che possono fungere, per altro verso, da controllo sociale dell'andamento della giustizia.

Vi sono poi altre attività che vedono la figura del notaio come protagonista nell'ambito dei sistemi informatici della giustizia.

Funzione tipica del notaio è quella di certificare l'identità della persona che gli si trova davanti e soprattutto, di verificare la sua capacità di agire. In particolare, i dati relativi a procedure che portano alla interdizione, inabilitazione o alla applicazione di altre misure di sostegno alla persona, che possono in qualche misura limitare o addirittura escludere la capacità di agire, sono detenuti dai Tribunali. E' il caso di precisare, inoltre, che non sempre i Tribunali tengono e conservano questi dati nei registri informatici in maniera corretta ed aggiornata, pertanto, ci si ritrova spesso di fronte ad un patrimonio in parte disperso e non attingibile direttamente dai soggetti interessati ed, in primis, dal notaio. Il notaio molto spesso è costretto a "fiutare" le problematiche relative alla capacità del proprio cliente o le limitazioni della stessa e quindi ricorrere a vari strumenti al fine di comprendere se le proprie intuizioni siano fondate o meno; non esiste, infatti, un registro informatico dal quale ricavare questa essenziale informazione.

Ebbene, proprio in relazione a queste problematiche si sta tentando di elaborare una modalità per interrogare gli archivi elettronici, tale da permettere l'individuazione dei provvedimenti limitativi della capacità di agire dei soggetti. Le maggiori complessità nella realizzazione di un tale archivio risiedono essenzialmente nelle problematiche attinenti la tutela della privacy, poiché una consultazione aperta a chiunque, in merito ad un'eventuale pendenza di procedimenti in materia di inabilitazione di un determinato soggetto, appare un'eventualità in palese violazione delle norme a tutela del trattamento dei dati personali. Occorre quindi, trovare la chiave di volta (ed in questo il contributo del Notariato è imprescindibile) per permettere la consultazione dei dati personali in questione da parte del professionista - quando sia necessario - da una parte, e garantire la privacy del cittadino. E' questo un campo in cui la tecnologia è una componente importantissima. Tuttavia, il problema principale è rappresentato dal "diritto" all'utilizzo di queste tecnologie.

Altro tema di interesse per il Notariato, che ha delle ricadute specifiche sull'esercizio della professione, ma allo stesso tempo è di rilievo sociale ed economico, è quello della vendita dei beni sottoposti alle procedure di esecuzione forzata. La grande spinta nel settore della digitalizzazione della giustizia è stata data con il D.l. del 29 dicembre 2009, con il quale si sono apprestate una serie di misure volte ad impiegare le tecnologie nel processo civile e penale ed in particolare ad attuare nel processo civile e penale il Cad (codice dell'amministrazione digitale). A breve si avrà il primo regolamento attuativo/applicativo del Cad che costituisce quel legame - spesso evocato - tra norma e tecnica e che consente di costruire in maniera sicura ed efficiente un nuovo modello di processo basato sull'uso delle tecnologie.

Un altro regolamento, che a breve sarà emanato, è quello sulle vendite dei beni sottoposti ad esecuzione forzata. L'art. 4 del D.l. citato è costituito da molti commi che regolano questo aspetto e che in alcune parti sono già operativi, basti pensare alla modifiche apportate al codice di procedura civile nello specifico settore dell'esecuzione. Una specifica disposizione dell'art. 4 prevede la delega al Ministro della giustizia ai fini dell'adozione di un regolamento riguardante l'utilizzo della tecnologia nel settore delle vendite, allo scopo di realizzare le aste telematiche vere e proprie. Questo è un argomento che interessa l'intero Paese (e non solo i giuristi appassionati di informatica). Infatti, da una prima analisi la quantità delle risorse rimaste imbrigliate nel settore delle esecuzioni forzate (ed in particolare quelle immobiliari) è impressionante. E' enorme la quantità di risorse che sono bloccate e che invece devono essere rimesse in circolo e lo strumento elettronico rappresenta sicuramente un elemento indispensabile per raggiungere prima e meglio questo obbiettivo. L'utilizzo dello strumento elettronico è sicuramente a vantaggio dell'amministrazione della giustizia che si velocizza, ma in ultima analisi la tecnologia porterà vantaggi anche al creditore: l'utilizzo delle tecnologie informatiche consente di allargare ed ampliare in misura impensabile la platea di coloro che possono partecipare ad una vendita forzata. Un'asta, se fatta su internet, avrà sicuramente un maggior numero di partecipanti rispetto ad un'asta svolta in un ufficio giudiziario [senza considerare l'intervento spesso non proprio ortodosso di alcuni "figuri" che, in determinate realtà italiane, occupano militarmente le aule ove si svolgono le vendite allo scopo di impedire qualsivoglia diversa partecipazione alla stessa].

L'attività avviata in questo campo costituisce una sfida importantissima, non solo per l'efficienza del sistema giustizia, ma per tutto Paese, che vedrebbe rimesse in circolo risorse importanti. E' indispensabile la collaborazione del Notariato ai fini dell'individuazione delle modalità che consentano di realizzare questi obbiettivi in modo sicuro, nel senso soprattutto di poter escludere soggetti che è necessario rimangano fuori da tali procedure di vendita. Bisogna, quindi, trovare soluzioni tecnologiche, ma soprattutto giuridiche che garantiscano sicurezza, efficienza e trasparenza all'intero percorso che conduce alla vendita.

Questo complesso di azioni richiede con urgenza il concorso della parte migliore del Paese proprio per definire un nuovo percorso che riguardi la giustizia e più in generale l'intero approccio al sistema Italia.


[nota *] Trascrizione autorizzata dall'Autore dell'intervento al Convegno di studio "L'atto notarile informatico: prime riflessioni sul D.lgs. 110/2010" tenutosi a Firenze, Convitto della calza, 29 ottobre 2010, a cura della Fondazione italiana per il Notariato.

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