Filiazione
Filiazione
di Guido De Rosa e Emanuele Calò

L’art. 250 c.c., come riformulato dalla legge 10 dicembre 2012, n. 219, dispone che il figlio nato fuori del matrimonio può essere riconosciuto dalla madre e dal padre, anche se già uniti in matrimonio con altra persona all'epoca del concepimento. Il riconoscimento può avvenire tanto congiuntamente quanto separatamente.Il riconoscimento del figlio che ha compiuto i quattordici anni non produce effetto senza il suo assenso. Il riconoscimento del figlio che non ha compiuto i quattordici anni non può avvenire senza il consenso dell'altro genitore che abbia già effettuato il riconoscimento. Il consenso non può essere rifiutato se risponde all'interesse del figlio. Il genitore che vuole riconoscere il figlio, qualora il consenso dell'altro genitore sia rifiutato, ricorre al giudice competente, che fissa un termine per la notifica del ricorso all'altro genitore. Se non viene proposta opposizione entro trenta giorni dalla notifica, il giudice decide con sentenza che tiene luogo del consenso mancante; se viene proposta opposizione, il giudice, assunta ogni opportuna informazione, dispone l'audizione del figlio minore che abbia compiuto i dodici anni, o anche di età inferiore, ove capace di discernimento, e assume eventuali provvedimenti provvisori e urgenti al fine di instaurare la relazione, salvo che l'opposizione non sia palesemente fondata.

La citata legge 219/2012 (80), oltre ad avere equiparato, come detto, figli legittimi e naturali, ha anche riformulato la condizione dei c.d. figli incestuosi disciplinata dall’art. 251, il quale vietava il riconoscimento dei figli incestuosi, salvo nei casi di buona fede o di matrimonio nullo, disponendo ora che il figlio nato da persone, tra le quali esiste un vincolo di parentela in linea retta all'infinito o in linea collaterale nel secondo grado, ovvero un vincolo di affinità in linea retta, può essere riconosciuto previa autorizzazione del giudice avuto riguardo all'interesse del figlio e alla necessità di evitare allo stesso qualsiasi pregiudizio.Il riconoscimento di una persona minore di età è autorizzato dal tribunale per i minorenni ;

Quanto alla procreazione assistita, la legge 19 febbraio 2004 n. 40 (81), recante norme in materia di procreazione medicalmente assistita dispone che essa è consentita solo quando sia accertata l'impossibilità di rimuovere altrimenti le cause impeditive della procreazione ed è comunque circoscritta ai casi di sterilità o di infertilità inspiegate documentate da atto medico nonché ai casi di sterilità o di infertilità da causa accertata e certificata da atto medico.

I principi fondanti sono: a) è vietato il ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo, b) possono accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita coppie di maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, entrambi viventi. In caso di applicazione di tecniche di tipo eterologo in violazione del divieto di cui all’art. 4, il donatore di gameti non acquisisce alcuna relazione giuridica parentale con il nato e non può far valere nei suoi confronti alcun diritto né essere titolare di obblighi. È vietata la crioconservazione e la soppressione di embrioni. . Qualora si ricorra a tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo in violazione del divieto, il coniuge o il convivente il cui consenso è ricavabile da atti concludenti non può esercitare l'azione di disconoscimento della paternità


(80) Cfr. A. Palazzo, La filiazione, Trattado di d. civile e commerciale Cicu – Messineo – Mengoni, continuato da P. Schlesinger, Milano, 2013.
(81) Cfr. D. Carusi, La procreazione assistita: scelte politiche e modelli regolamentari, in: A.A.V.V., Genitori e figli: quali riforme per le nuove famiglie, cit., p. 19 ss.

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