Le successioni per causa di morte nel diritto italiano
Le successioni per causa di morte nel diritto italiano
di Guido De Rosa e Emanuele Calò

Il sistema italiano si muove lungo due assi, costituite, rispettivamente, da eredità e legato. L’erede continua la personalità del defunto, e subentra in tutti i rapporti attivi e passivi. Onde limitarne la responsabilità, è prevista l’accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario. L’eredità si acquista con l’accettazione, mentre il legato si acquista automaticamente senza bisogno di accettazione. Nel legato, vi è di regola una successione a titolo particolare in un determinato rapporto e il legatario non è tenuto a pagare i debiti ereditari (art. 756 c.c.). Questa è una differenza che dev’essere chiarita, in quanto il termine “legato”, assume significati diversi in altri ordinamenti (96).

In assenza di testamento, si applicano alle varie fattispecie i seguenti principi:

  • Se il defunto non era sposato e non lascia figli, l’eredità spetta ai suoi genitori e ai suoi fratelli e sorelle.
  • Se il defunto, senza coniuge, lascia figli, l’eredità spetta a questi ultimi.
  • Se il defunto lascia il coniuge, in assenza di discendenti, ascendenti, fratelli o sorelle, la successione spetta interamente al coniuge.
  • Se il defunto lascia coniuge e figli, il coniuge ha diritto a metà dell’eredità se vi è un solo figlio e a un terzo in tutti gli altri casi. I figli ripartiscono fra di essi in parti uguali il resto dell’eredità. La parte di un figlio premorto spetta ai suoi discendenti per stirpi (rappresentazione).
  • Se il defunto senza figli lascia coniuge e ascendenti, due terzi spettano al coniuge e un terzo agli ascendenti.
  • In ogni caso il coniuge ha il diritto d’abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano, se di proprietà del coniuge o comuni.

I partner di una unione registrata o non registrata non hanno diritto alla successione, in quanto il diritto italiano non riconosce le unioni al di fuori del matrimonio. L’ordinamento italiano non concede automaticamente il diritto successorio al partner superstite. Quest’ultimo potrà diventare erede solo se previsto nel testamento.

Il diritto italiano sancisce il diritto a una quota di legittima a favore del coniuge del defunto e dei suoi discendenti e ascendenti. In presenza di un figlio, a quest’ultimo spetta la quota di legittima della metà. Se i figli sono più di uno, essi hanno diritto ai due terzi. In presenza di un coniuge e di un figlio, la quota di legittima è pari ai due terzi. In presenza di un coniuge e di più figli, la quota di legittima è pari a tre quarti (.un quarto al coniuge, metà ai figli). Se sono presenti solo ascendenti, la quota di legittima loro spettante è di un terzo. In caso di concorso tra ascendenti e coniuge, la quota di legittima di quest’ultimo sarà pari alla metà e quella degli ascendenti a un quarto.

In ogni caso, anche nella successione necessaria, la legge dispone che il coniuge abbia il diritto di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare di proprietà del defunto o di entrambi, nonché il diritto di uso sui mobili che l’arredano.

I beneficiari della quota di legittima non possono rinunciare alle quote loro spettanti prima del decesso del defunto. Nessuno può rinunciare a una successione prima del decesso.

Nel caso di disposizioni testamentarie oppure di donazioni, che eccedano la quota di legittima (c.d. successione necessaria) si possono esperire le azioni di riduzione e di reintegrazione della quota riservata ai legittimari.

L’art, 563 c.c. dispone che se i donatari contro i quali è stata pronunziata la riduzione hanno alienato a terzi gli immobili donati e non sono trascorsi venti anni dalla trascrizione della donazione, il legittimario, premessa l'escussione dei beni del donatario, può chiedere ai successivi acquirenti, nel modo e nell'ordine in cui si potrebbe chiederla ai donatari medesimi, la restituzione degli immobili.

L'azione per ottenere la restituzione deve proporsi secondo l'ordine di data delle alienazioni, cominciando dall'ultima. Contro i terzi acquirenti può anche essere richiesta, entro il termine di cui al primo comma, la restituzione dei beni mobili, oggetto della donazione, salvi gli effetti del possesso di buona fede.

Il terzo acquirente può liberarsi dall'obbligo di restituire in natura le cose donate pagando l'equivalente in danaro.

Salvo il disposto del numero 8) dell'articolo 2652 (che riguarda gli effetti della trascrizione ed i diritti dei terzi acquirenti a titolo oneroso), il decorso del termine di cui al primo comma e di quello di cui all'art. 561 (che riguarda le ipoteche, laddove la riduzione sia domandata dopo vent’anni dalla trascrizione della donazione) è sospeso nei confronti del coniuge e dei parenti in linea retta del donante che abbiano notificato e trascritto, nei confronti del donatario e dei suoi aventi causa, un atto stragiudiziale di opposizione alla donazione. Il diritto dell'opponente è personale e rinunziabile. L'opposizione perde effetto se non è rinnovata prima che siano trascorsi venti anni dalla sua trascrizione. Resta aperto, quindi, il problema concernente la circolazione dei beni che siano stati oggetto di donazione.

Infine, nel 2006 è stato introdotto nel codice civile l’art. 768bis e seguenti, che disciplina il patto di famiglia, definito dalla legge come il contratto con cui, compatibilmente con le disposizioni in materia di impresa familiare e nel rispetto delle differenti tipologie societarie, l'imprenditore trasferisce, in tutto o in parte, l'azienda, e il titolare di partecipazioni societarie trasferisce, in tutto o in parte, le proprie quote, ad uno o più discendenti. Questa disciplina, che deroga al divieto di patti successori, si pone il problema del trasferimento mortis causa delle aziende, mediante un’attribuzione inter vivos che possa essere al riparo della prima descritta azione di riduzione.

Quanto agli aspetti di diritto internazionale privato delle successioni a causa di morte, l’art. 46 della legge italiana di diritto internazionale privato (l. 218/1995) applica, quale criterio di collegamento, la cittadinanza del defunto. Sennonché, sembrerebbe esservi una certa convergenza nel segnalare l’esistenza di un inarrestabile “déclin de la nationalité” (97), Questo declino in qualche modo era stato addirittura anticipato nel 1942 da Arthur Nussbaum, nel contesto di un contributo (98), che riguardava il più vasto problema della law of nations doctrine. Nussbaum menzionava come, nel 1853, Pasquale Stanislao Mancini (99)nel suo discorso all’Università di Torino sulla nazionalità come base della legge delle nazioni, si discostasse da Von Savigny, imperniando sulla cittadinanza (anche se la sua base ideologica era la nazionalità) il criterio di collegamento nella norma di conflitto. Il pensiero di Mancini viene considerati da Nussbaum come liberale e cosmopolita, in quanto, malgrado il richiamo al nazionalismo, ogni nazione è trattata su una base di eguaglianza. “The Mancinian nationality principle – dice Nussbaum – conquered Western and Central Europe and some non – European countries such as Japan and Brazil – one of the most momentous and amazing events in the evolution of Private International Law. It might be difficult to find in legal history another instance of so potent a juristic theory. La “tremendous wave” – soggiunge costui – del principio di nazionalità di stampo italiano non ha esercitato alcun effetto sulla norma di conflitto del common law, ragion per cui l’autore richiamato prende atto della scarsa utilità del principio di nazionalità e della maggior razionalità del criterio del domicilio.

Sennonché il contesto in cui agiva Mancini era quello del Risorgimento, mentre ora assistiamo al declino degli Stati nazionali (100). Si tratta di un modello vincente? Il dibattito e quanto mai aperto (101), e forse andrebbe anche rievocato Erich Fromm, laddove asseriva che “l’individuo è liberato dalla schiavitù dei vincoli economici e politici. Ha anche incrementato la sua libertà positiva grazie al ruolo attivo e indipendente che deve svolgere nel nuovo sistema. Ma al tempo stesso vengono meno quei vincoli che solevano dargli sicurezza e un sentimento di appartenenza” (102). Invece, il Regolamento (UE) n. 650/2012 del 4 luglio 2012 relativo alla competenza, alla legge applicabile, al riconoscimento e all'esecuzione delle decisioni e all'accettazione e all'esecuzione degli atti pubblici in materia di successioni e alla creazione di un certificato successorio europeo, basa il criterio di collegamento sulla residenza abituale. Mentre la professio iuris, nella legge italiana, riguarda la residenza, nel regolamento europeo essa riguarda la cittadinanza. Abbiamo, quindi, un completo rovesciamenti di prospettiva, passando da un sistema basato sulla cittadinanza ad un sistema imperniato sulla residenza.


(96) Si fa riferimnento al légataire universel e al légataire à titre universel
(97) B. Ancel, H. Muir Watt, La désunion européenne: le Règlement dit «Bruxelles II», in Revue critique droit int. privé, 2001, p. 417.
(98) A. Nussbaum, Rise and Decline of the Law-of.Nations Doctrine in the Conflict of Laws, 42 Colum. L. Rev. 189 (1942).
(99) Yuko Nishitani, Mancini und die Parteiautonomie im Internationalen Privatrecht. Eine Untersuchung auf der Grundlage der neu zutage gekommen kollisionrechtlichen Vorlesungen Mancinis, C. Winter – Verlag, Heidelberg, 2000; id, Mancini e l’autonomia della volontà nel diritto internazionale privato, Riv. dir. int. priv. e proc., 2001, p. 23 ss.
(100) Martin van Creveld, The Rise and Decline of the State, Cambridge University Press, 1999.
(101) Cfr. R. Scruton, The need for nations, Civitas (London), 2004.
(102) E. Fromm, Fuga dalla libertà, Milano, 1976, (ed. di Comunità), 61.

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