Le “nuove famiglie” e la parificazione degli status di filiazione ad opera della L. 219/2012 - INTRODUZIONE
PREFAZIONE

È noto come il termine famiglia, sia sotto il profilo sociologico sia sotto il profilo giuridico, abbia assunto e assuma, nel tempo e nei luoghi, significati distinti.
È un dato di fatto, registrato anche a livello statistico, la profonda trasformazione che ha investito, negli ultimi anni, le strutture della famiglia nella società occidentale contemporanea: si pensi alla diffusione delle famiglie omogenitoriali, delle coppie dello stesso sesso, delle unioni non matrimoniali, alla genitorialità c.d. “non naturale”, per non parlare della diffusione delle coppie transnazionali.
Se è vero che la norma influisce sulla realtà economica e sociale, orientandola a determinati fini, è altrettanto vero che non vi è campo del diritto, come quello tradizionalmente definito della famiglia, in cui i valori di una data comunità, le tradizioni culturali, sociali e religiose, esistenti ad una data epoca storica, influiscono sulla regolazione giuridica precedendola e, in un certo qual modo, indirizzandola alla scelta di alcuni tra i diversificati modelli disponibili.
Recentemente, peraltro, la globalizzazione ed i mutamenti di costume da un lato ed i consistenti flussi migratori e la circolazione delle persone dall’altro, hanno comportato anche una inevitabile circolazione e conseguente contaminazione dei modelli culturali, religiosi e sociali di famiglia, mettendo in tal modo in crisi, anche sotto il profilo dei contenuti, l’adeguatezza delle legislazioni nazionali rispetto alla odierna società pluralistica.
La famiglia, storicamente, è sia una comunità sociale (forse la prima), sia una realtà giuridica regolata dai singoli ordinamenti nazionali.
È comprensibile, stante la sua stessa genesi, e allo stesso tempo significativo - tenuto conto della diversità di costumi e di sensibilità esistenti all’interno dell’Unione Europea - che il Trattato sul Funzionamento dell’Unione non annoveri, tra i settori di competenza (esclusiva o concorrente), quello concernente la famiglia, in tal modo lasciando in via primaria, a ciascuno Stato membro, la facoltà e la responsabilità politica delle scelte connesse alla regolazione dei rapporti familiari; corrispondentemente, all’art. 9 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, è espressamente disposto che il diritto di sposarsi e il diritto di costituire una famiglia sono garantiti secondo le leggi nazionali che ne disciplinano l’esercizio. Per orientarsi nella pluralità degli ordinamenti nazionali europei, sul sito www.coupleseurope.eu i notariati dell’Unione Europea hanno messo a disposizione dei cittadini europei un sistema di schede in cui viene monitorato lo scenario giuridico esistente in Europa per le coppie e i loro rapporti patrimoniali, conseguenti sia ad unioni matrimoniali, sia ad unioni c.d. registrate negli Stati membri in cui tali unioni sono ammesse. Negli ultimi anni, i mutamenti della società e il progresso medico-scientifico sono stati ben più rapidi ed ampi di quelli recepiti dal legislatore interno al punto tale che i giudici si sono trovati ad affrontare questioni nuove sulla base di un apparato normativo non più adeguato, in quanto nato in altri contesti storici e culturali: si pensi, ad es., al problema dell’affidamento ed adozione da parte di coppie omossessuali, ai problemi posti dalla procreazione eterologa, specie dopo la caducazione del relativo divieto da parte della Corte Costituzionale, nonché ai problemi derivanti dalla nascita da madre surrogata.
I mutamenti nella struttura delle famiglie, specie negli ultimi anni e in tutte le latitudini, sono stati tali che un’organizzazione universale quale è quella della Chiesa Cattolica, ha sentito la necessità, nell’ottobre del 2014, di dedicare alla famiglia un Sinodo straordinario avente l’obiettivo dichiarato di interrogarsi su come la Chiesa deve rispondere e “intercettare” i cambiamenti che interessano la famiglia nella società contemporanea.
È esperienza sociale e di costume che sempre più la famiglia, oggi, prescinde dal matrimonio.
Diverso era, invece, il modello sociale di famiglia alla base sia delle norme di diritto di famiglia contenute nel codice civile sia della successiva Costituzione, dove chiaramente all’art. 29, nell’ambito del titolo secondo, intitolato ai Rapporti etico-sociali, si trova affermato che «La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio». L’articolo 29 continua, poi, stabilendo che il matrimonio è ordinato sulla eguaglianza morale e giuridica dei coniugi con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.
Con riguardo ai figli nati fuori dal matrimonio, il successivo articolo 30 della Costituzione, dopo aver affermato che è dovere e diritto dei genitori mantenere istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio, assicura a questi ultimi ogni tutela giuridica e sociale compatibile con i membri della famiglia legittima.
Fu, però, solo con l’adozione della L. 19 maggio 1975, n. 151 che il Parlamento italiano, preso atto dei mutamenti sociali, culturali e politici dell’epoca, ha indi dato attuazione, nel campo del diritto di famiglia, ai precetti costituzionali, sia nei rapporti tra coniugi, sia nei rapporti genitori-figli: si pensi, ad esempio, a come la riforma del ’75 ha inciso sulla posizione della donna nella famiglia, sui rapporti personali e patrimoniali tra i coniugi e ai connessi diritti successori, nonché sulle modifiche ai diritti e agli obblighi verso i figli, nonché sulle tutele dei figli nati fuori del matrimonio, compresa la possibilità di riconoscimento dei figli c.d. adulterini.
Si trattò del primo importante cambiamento sistematico delle regole del diritto di famiglia dall’entrata in vigore della Costituzione; successivamente, cioè dopo la riforma del ’75, si verificarono certo degli adattamenti, sia ad opera del legislatore ordinario, sia ad opera di pronunce della Corte Costituzionale, ma nessun intervento (nemmeno quello portato dalla L. 40/2004 sulla Pma) incise così profondamente sui rapporti familiari sino a quello portato dalla L. 219/2012 e al successivo decreto delegato di cui al D.lgs. 154/2013.
Con i provvedimenti da ultimo citati, il legislatore italiano ha introdotto un principio nuovo, con profonde ripercussioni non solo sulla disciplina della filiazione, ma anche in campo successorio: ci si riferisce al principio di unicità dello status filiationis, in forza del quale sono state superate le residue differenze, in precedenza ancora esistenti, in punto di trattamento giuridico dei figli nati fuori del matrimonio rispetto a quelli nati da genitori tra loro coniugati.
Di fronte, da un lato, ai sopra richiamati mutamenti sociali, culturali e dei costumi, dall’altro a tale ampia “novellazione” del diritto di famiglia portata dalla L. 219/2012 e del relativo decreto delegato, la Fondazione italiana del Notariato non poteva non dedicare la propria attenzione, nella programmazione dei propri eventi, alle tematiche culturali e giuridiche inerenti i nuovi rapporti familiari ed i correlati rapporti successori.
Da sempre, per la funzione pubblica stessa che esercita, il notaio è interprete attento della volontà dei singoli e delle tendenze in atto nella società in un dato momento storico, nel rispetto dell’ordinamento tempo per tempo vigente.
Il notaio non è solo un pubblico ufficiale che registra gli esiti o, come ci ricorda Salvatore Satta nel suo “Il giorno del giudizio”, colui che «registra la verità»: sempre più spesso, infatti, specie negli ultimi anni, il notaio è anche il giurista pratico che, attraverso un utilizzo accorto dell’autonomia privata, contribuisce all’individuazione di nuove soluzioni per la disciplina dei rapporti tra soggetti privati, in questo caso all’interno delle “nuove famiglie” e ciò in accordo con le esigenze dei cittadini e della società e nel rispetto della legalità, sopperendo in tal modo all’inerzia e/o alla lentezza strutturale del tempi del legislatore.
I profondi interventi normativi ad opera della L. 219/2012 e del correlato D.lgs. 154/2013 che hanno recentemente interessato sia il libro primo sia il libro secondo del codice civile, se nella manualistica giuridica hanno portato alla riscrittura dei capitoli dedicati alla famiglia e alla successione legittima e necessaria, nell’attività del notaio conducono, da un lato, all’utilizzo di nuovi modelli di regolamentazione dei rapporti patrimoniali, anche in funzione della futura successione familiare, dall’altro ad un esercizio attento dell’autonomia privata, anche con riguardo alle clausole degli statuti societari aventi la funzione di operare una selezione tra i propri familiari in vista dell’attribuzione post mortem delle partecipazioni stesse. Consapevole di ciò e preso atto delle recenti novità normative sopra richiamate, la Fondazione italiana del Notariato, nel 2014 ha pertanto promosso un intero ciclo di convegni aventi per oggetto, sotto diversi profili, la realtà delle “nuove famiglie” e la loro attuale regolazione giuridica, sia sotto l’aspetto dei rapporti personali che patrimoniali e quindi anche successori, con un titolo del ciclo volutamente declinato al plurale, ciclo all’interno del quale a confrontarsi non erano solo giuristi di formazione civilistica, ma anche studiosi di altre discipline ed esponenti della c.d. società civile.
Tale ciclo, significativamente intitolato “Le nuove famiglie e la parificazione degli status di filiazione ad opera della L. 219/2012”, si è svolto nel corso dell’anno 2014 in tre distinte giornate di studio così strutturate:
- la prima giornata di studio, svoltasi a Milano, ha avuto per tema le convivenze e la funzione notarile sotto diversi angoli prospettici; oggi, dopo la L. 219/2012, è testuale che la parentela prescinde dal matrimonio, ma il convivente more uxorio non è né parente né coniuge: l’interrogativo di tale giornata di studio è consistito, dunque, nel domandarsi quali tutele possono essere, già oggi, riconosciute alla posizione del convivente nell’ordinamento interno, anche alla luce dell’esistente quadro giurisprudenziale interno e delle Corti europee, pur nell’assenza di una regolamentazione specifica ad opera del legislatore nazionale;
- la seconda giornata di studio, svoltasi a Bolzano, ha avuto ad oggetto gli assetti successori delle famiglie ricomposte dopo la L. 219/2012 e il D.lgs. 154/2013; in particolare, in tale convegno sono state analizzate le profonde ripercussioni, in punto di diritti successori, derivanti dall’introdotto principio di unicità dello stato di figlio (art. 315 c.c. novellato) e dal conseguente nuovo ambito e rilevanza della parentela (art. 74 c.c. novellato) la quale è la relazione alla base delle regole della successione legittima;
- la terza giornata di studio, svoltasi a Salerno, ha avuto per tema il notaio e la crisi della famiglia: tecniche negoziali di prevenzione e gestione del conflitto.
Il filo conduttore di tali eventi, come emerge dal titolo del ciclo di incontri, sono le nuove famiglie, spesso famiglie ricomposte, dove i figli di una precedente unione convivono con i figli del nuovo compagno/a del proprio genitore, magari cittadino di altri Stati dell’Unione Europea, famiglie queste già ampiamente presenti nella società civile, famiglie i cui membri sempre più spesso si rivolgono al notaio per conoscere la tutela delle loro reciproche posizioni, specie in ambito successorio, sia nella successione testamentaria che in quella ab intestato.
È evidente che le attribuzioni patrimoniali programmate in relazione a tali rapporti non possono prescinde- re dalla conoscenza del vigente quadro giuridico di riferimento, sia interno che comunitario, e quindi della nuova disciplina della filiazione, della nuova estensione della parentela e delle collegate modifiche del diritto successorio e, per quanto attiene alle successioni c.d. transfrontaliere, anche dalla conoscenza del nuovo regolamento UE 650/2012, emanato ai sensi dell’art. 81 paragrafo 2 del TFUE, regolamento al quale, nel presente ciclo di incontri, è stato pertanto riservato un apposito intervento ad opera del Vice Presidente del CNUE, notaio Paolo Pasqualis.
Il suddetto regolamento dell’Unione Europea cui, per la sua rilevanza applicativa, è dedicato un ulteriore e specifico ciclo di incontri promossi nell’anno 2015 dalla Fondazione italiana del Notariato, pur non incidendo direttamente sul concetto di famiglia e sulle relazioni familiari, che anzi ne sono espressamente escluse (art. 2 del reg.), interviene, tuttavia, sulla regolamentazione delle successioni transfrontaliere sotto i seguenti profili: armonizzazione delle norme sulla competenza e sulla legge applicabile in materia di successione nell’UE, nonché sul riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni, e l’accettazione e l’esecuzione di atti pubblici in tale materia; detto regolamento introduce, inoltre, un nuovo strumento, il certificato successorio europeo, utilizzabile da eredi, legatari ed esecutori testamentari o amministratori dell’eredità per invocare il loro rispettivo stato o per esercitare i loro diritti in un altro paese dell’Unione Europea.

Lorenza Bullo
Notaio in Mira
Consigliere di amministrazione della Fondazione italiana del Notariato
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