Appendice: Note a prima lettura alla legge di riforma sui figli naturali
Note a prima lettura alla legge di riforma sui figli naturali
di Manuela Scalisi
in Cnn Notizie del 18 dicembre 2012

Nella G.U. n. 293 del 17 dicembre 2012 è stata pubblicata la legge 10 dicembre 2012, n. 219 (di seguito riportata) che elimina ogni distinzione tra figli legittimi e figli naturali riformandone il relativo status.
All’interno dello status di figlio si distingueva tra quello legittimo, che si acquistava al ricorrere di determinati requisiti fissati per legge e che non era possibile perdere, e quello naturale, che si acquistava con il riconoscimento. A ciascuno dei predetti status conseguivano poi determinate situazioni soggettive. Questa distinzione non esisterà più.
I figli sono, puramente e semplicemente, figli. Ciò si evince chiaramente dalla novellata formulazione dell’art. 315 c.c., il quale testualmente dispone che “tutti i figli hanno lo stesso status giuridico”. Nati o meno da genitori uniti in matrimonio, i figli saranno destinatari delle stesse norme, verranno loro riconosciuti uguali diritti e saranno soggetti a uguali doveri.
La legge n. 219 del 2012 entrerà in vigore il 1° gennaio 2013, ma il processo di adeguamento delle norme del codice alla nuova disciplina è stabilito in tempi diversi.
Alcuni interventi sul codice civile sono immediatamente operativi dal 1° gennaio 2013, e cioè i nuovi articoli 74, 251, 276, 315, 315 bis, 448 bis, le nuove rubriche dei titoli IX e XIII del libro primo, le modifiche all’art. 250, il nuovo art. 38 delle disposizioni di attuazione.
Altri interventi, invece, che si sostanziano nella revisione delle disposizioni vigenti in materia di filiazione, sono destinati ad operare quando saranno emessi dal Governo - entro dodici mesi dall’entrata in vigore della legge n. 219 – uno o più decreti legislativi di modifica delle disposizioni vigenti in materia di “filiazione e di dichiarazione dello stato di adottabilità per eliminare ogni discriminazione tra i figli, anche adottivi nel rispetto dell’art. 30 della Cost.

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L’art. 1 novella numerose disposizioni del codice civile relative alla disciplina della filiazione naturale; dalla lettura di tali disposizioni, come modificate e sostituite, il principio di unificazione dello status di figlio, posto alla base della presente riforma, emerge immediatamente.
La modifica del testo dell’art. 74 c.c. è infatti chiara nell’evidenziare che il vincolo di parentela sussiste tra persone che discendono dallo stesso stipite, sia nel caso di discendente legittimo, sia nel caso di discendente naturale. Logico corollario di questa disposizione è la nascita di rapporti di parentela tra il figlio naturale e la famiglia del genitore. Mentre, infatti, la precedente formulazione dell’art. 258 c.c. prevedeva che il riconoscimento producesse effetti solo con riguardo al genitore che lo avesse effettuato, la nuova formulazione della stessa norma stabilisce che il riconoscimento produce effetti non solo nei confronti del genitore, ma anche con riguardo ai parenti di esso.
Conseguenza di questa modifica è il sorgere, anche per il figlio naturale, dei legami di parentela, non solo con il genitore che ha effettuato il riconoscimento, ma anche con gli altri parenti, come nonni e zii. Il figlio naturale potrà succedere anche a questi ultimi, come prima avveniva per il solo figlio legittimo.
Nel disegno di legge è stata quindi opportunamente prevista l’abrogazione della sezione II del capo II del Ttitolo VII del libro primo, relativa appunto alla “legittimazione dei figli naturali”.
Ulteriori variazioni hanno investito l’atto del riconoscimento. In particolare, all’art. 250 c.c., è stato previsto l’abbassamento a quattordici anni dell’età del figlio che deve prestare assenso al riconoscimento, nonchédell’età al di sotto della quale il riconoscimento non può avvenire senza il consenso dell’altro genitore. Sempre lo stesso articolo, a seguito della riforma, oggi prevede una più compiuta disciplina processuale per il caso di rifiuto del consenso al riconoscimento da parte del genitore.
Importante modifica, proposta e approvata dal Senato, introduce una sostanziale innovazione in tema di riconoscimento dei figli incestuosi. Il nuovo art. 251 c.c. permette ora il riconoscimento di figli incestuosi, previa autorizzazione del giudice, sempre con riguardo all’interesse del figlio e alla necessità di evitargli pregiudizio. Si consente così che i figli nati da una relazione tra persone tra cui esiste un vincolo di parentelapossano essere riconosciuti, sempre tramite l’intervento del giudice.
In seguito alla sostituzione dell’art. 315 c.c., come sopra riportata, è stata prevista l’introduzione di un successivo articolo, il 315-bis, rubricato “diritti e doveri del figlio”. In tale articolo, da un lato, vieneintegralmente riportato il vecchio testo dell’art. 315 c.c., riguardante esclusivamente i doveri del figlio verso i genitori, e dall’altro vengono elencati diritti che i figli possono vantare nei confronti dei genitori stessi. Il figlio avrà infatti diritto ad essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sua capacità, delle sua inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni. Il figlio avrà diritto di crescere in famiglia e di mantenere rapporti significativi con i parenti; di essere ascoltato in tutte le questioni e le procedure che lo riguardano, se ha compiuto i 12 anni o anche di età inferiore, se capace di discernimento.
Lo stesso art. 1 introduce poi l’art. 448-bis c.c., in tema di “cessazione per decadenza dell’avente diritto dalla potestà sui figli”, statuendo la dispensa, per i figli, dall’obbligo di prestare gli alimenti nei confronti del genitore decaduto dalla potestà, nonché la possibilità di escluderlo (si badi, non senza eccezioni) dalla successione.

L’art. 2 contiene una delega al Governo per la modifica delle disposizioni vigenti relative alla filiazione e alla dichiarazione dello stato di adottabilità, proprio al fine di realizzare lo scopo perseguito dall’intera riforma. Il termine di esercizio della delega è stabilito in 12 mesi dall’entrata in vigore dalla legge.
I numerosi punti previsti nella delega prevedono la sostituzione, in tutta la legislazione vigente, dei riferimenti ai figli legittimi e ai figli naturali.
Nello specifico, sono destinate ad essere riformate le materie relative al possesso di stato e della prova della filiazione fuori dal matrimonio, alla presunzione di paternità del marito rispetto ai figli comunque nati o concepiti durante il matrimonio, all’inserimento del figlio riconosciuto nella famiglia dell’uno o dell’altro genitore in maniera conforme alla valutazione di cui all’art. 30, comma terzo, Cost., all’abbassamento dell’età del figlio a quattordici anni ai fini di alcune azioni giudiziarie che lo interessano, all’unificazione delle disposizioni relative ai diritti e ai doveri dei genitori nei confronti dei figli nati nel matrimonio o al di fuori di questo, al coordinamento con la disciplina di diritto internazionale ad oggi vigente, alla legittimazione degli ascendenti a far valere il diritto a mantenere significativi rapporti con i nipoti minori.
Di particolare interesse per l’ambito del notariato è la lettera l) della presente delega, la quale demanda l’adeguamento della disciplina delle successioni e delle donazioni al principio di unicità dello stato di figlio, prevedendo, anche in relazione a giudizi pendenti, una disciplina che assicuri la produzione degli effetti successori nei confronti dei parenti anche per gli aventi causa del figlio naturale premorto o deceduto nel corso del riconoscimento, con conseguente estensione delle relative azioni petitorie per il riconoscimento del diritto all’eredità.
La delega al Governo richiede altresì la modifica e l’integrazione della normativa di attuazione del codice civile e delle disposizioni transitorie al fine di assicurarne il necessario coordinamento con i principi e i criteri direttivi.

L’art. 3 della presente legge di riforma, introdotto integralmente dal Senato, introduce poi una nuova formulazione dell’art. 38 delle disposizioni di attuazione del codice civile. Tale novellata formulazione mira a sottrarre al Tribunale per i Minorenni la competenza sulle controversie relative all’esercizio della potestà e all’affidamento anche dei figli naturali, al fine di attribuirla al Tribunale Ordinario. Viene altresì riconosciuta al Tribunale Ordinario (anziché al Tribunale per i Minorenni), la competenza su diverse materie.
Il secondo comma dello stesso articolo detta poi alcune disposizioni in materia di adempimento dell’obbligo alimentare. Il giudice, infatti, a garanzia dei provvedimenti in materia di alimenti e mantenimento della prole, può imporre al genitore obbligato di prestare idonea garanzia personale o reale, se sussiste il pericolo che possa sottrarsi all’adempimento di tali obblighi. Il giudice può anche disporre il sequestro dei beni dell’obbligato, secondo il dettato di cui all’art. 8, settimo comma, legge 10 dicembre 1970 n. 898. I provvedimenti giudiziali, ove definitivi, costituiscono titolo per l’iscrizione dell’ipoteca giudiziale ai sensi dell’art. 2818 c.c.

L’art. 4 stabilisce che ai processi sull’affidamento e mantenimento dei figli, in corso alla data di entrata in vigore della legge in esame, si applica la disciplina sul procedimento camerale di cui agli artt. 737 e ss. c.p.c., nonché quella in materia di garanzie sull’adempimento degli obblighi alimentari e di mantenimento di cui all’art. 3, comma secondo, di cui sopra.

L’art. 5, infine, demanda a un regolamento governativo le necessarie e conseguenti modifiche della disciplina dettata in materia di ordinamento dello stato civile dal regolamento di cui al D.P.R. 3 novembre 2000 n. 396. Il comma secondo sostituisce direttamente l’art. 35 del suddetto decreto presidenziale.

Tra gli istituti di diritto successorio interessati dalla riforma, vanno qui segnalati, in particolare, il diritto di commutazione, la successione legittima e per rappresentazione
Il diritto di commutazione (art. 537, comma terzo, c.c.) e cioè la facoltà concessa ai coeredi figli legittimi di soddisfare, in denaro o in beni immobili ereditari, la porzione spettante ad altri coeredi, figli naturali, una volta parificata la posizione dei figli legittimi e dei figli naturali, non ha più ragion d’essere, considerato che la ratio di questo istituto è stata sempre rinvenuta nella volontà di riconoscere un privilegio ai figli legittimi, a discapito di quelli naturali.
Quanto alla successione legittima, la parificazione dei fratelli naturali a quelli legittimi, determinerà che tutte le volte in cui all’apertura della successione si dovranno quantificare le quote ereditarie dei successori legittimi, nel novero di questi ultimi dovranno comprendersi anche quelle dei fratelli (ex) naturali.
Si pensi al caso di due fratelli, padre di Tizietto (figlio legittimo nato dal matrimonio con Tizia) e di Caietto (figlio nato da relazione extraconiugale, successivamente riconosciuto). Per effetto della riforma, alla morte di Tizietto potrà succedergli il fratello Caietto, essendo oggi parente di costui a pieno titolo. E se a Tizietto sopravviverà anche la moglie, la quota di quest’ultima sarà diminuita perché con essa concorrerà alla successioneCaietto.
Infine, con riferimento alla successione per rappresentazione, è da ritenere che la formulazione dell’art. 468 sia ora più ampia, ricomprendo essa tra i rappresentanti anche i figli dei fratelli naturali, nel caso in cui questi ultimi non possano o non vogliano accettare l’eredità dei fratelli legittimi.
Altro aspetto che merita di essere sottolineato riguarda la dizione, presente in diversi articoli del codice civile, di “ascendenti legittimi”. Nonostante essa non sia stata toccata in maniera espressa dalla riforma, si ritiene che, alla luce delle novità introdotte, tale formula sia ormai priva di senso. Instaurandosi rapporti di parentela non solo con il genitore che ha effettuato il riconoscimento, ma anche con i parenti di lui, il figlio potrà avere rapporti con i fratelli del genitore e i nonni. Ciò comporterà che il nipote “naturale” potrà ora considerarsi successore a tutti gli effetti non solo del genitore che lo riconosce, ma anche dei nonni (relativamente a questo punto, cioè al rapporto tra nonni e nipoti “naturali”, si richiami anche il punto p) della delega di cui all’art. 2, che riguarda, proprio la legittimazione degli ascendenti a far valere il diritto di mantenere significativi rapporti con i nipoti minori).

Si segnalano, gli articoli del codice civile dai quali devono essere eliminate le dizioni “figli legittimi” e “figli naturali.

- Art. 87 c.c. - Parentela, affinità, adozione e affiliazione
- Art. 128 c.c. - Matrimonio putativo
- Art. 128 c.c. - Matrimonio putativo
- Art. 252 c.c. - Affidamento del figlio naturale e suo inserimento nella famiglia legittima
- Art. 255 c.c. - Riconoscimento di un figlio premorto
- Art. 261 c.c. - Diritti e doveri derivanti al genitore dal riconoscimento
- Art. 291 c.c. - Condizioni
- Art. 401 c.c. - Limiti di applicazione delle norme
- Art. 433 c.c. - Persone obbligate
- Art. 468 c.c. - Soggetti
- Art. 536 c.c. - Legittimari
- Art. 537 c.c. - Riserva a favore dei figli legittimi e naturali
- Art. 538 c.c. - Riserva a favore degli ascendenti legittimi
- Art. 542 c.c. - Concorso di coniuge e figli
- Art. 544 c.c. - Concorso di ascendenti legittimi e coniuge
- Art. 566 c.c. - Successione dei figli legittimi e naturali
- Art. 567 c.c. - Successione dei figli legittimati e adottivi
- Art. 573 c.c. - Successione dei figli naturali
- Art. 580 c.c. - Diritti dei figli naturali non riconoscibili
- Art. 581 c.c. - Concorso del coniuge con i figli
- Art. 583 c.c. - Successione del solo coniuge
- Art. 592 c.c. - Figli naturali riconosciuti o riconoscibili
- Art. 594 c.c. - Assegno ai figli naturali non riconoscibili
- Art. 737 c.c. - Soggetti tenuti alla collazione
- Art. 803 c.c. - Revocazione per sopravvenienza di figli
- Art. 1023 c.c. - Ambito della famiglia
- Art. 2142 c.c. - Famiglia colonica

Disposizioni per l’attuazione del codice civile.

- 122.
- 123.
- 124.
- 136.

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