I nuovi orizzonti dei rapporti familiari
I nuovi orizzonti dei rapporti familiari
di Massimo Palazzo
Notaio in Pontassieve
Presidente della Fondazione italiana del Notariato, Consigliere nazionale del Notariato

Dall’Unità d’Italia ad oggi per la famiglia è tempo di radicali mutamenti, nel segno del passaggio da un modello unico di famiglia fondata sull’autorità e sul preminente peso della potestà e dei doveri ad una accentuata pluralità di modelli familiari.
Sono trascorsi esattamente cento anni da quando, nel 1914, Antonio Cicu pubblicava, vigente il codice civile Pisanelli del 1865, la sua limpida “teoria generale” del diritto di famiglia. Il Maestro tracciava una concezione dell’istituto della famiglia, speculare alla realtà sociale di quella fase storica, come struttura giuridica organica a carattere pubblicistico, fondata sul primato dell’interesse familiare su quello individuale, con evidenti suggestioni di matrice hegeliana.
Oggi, anno 2014, il Parlamento Italiano con la legge 6 novembre 2014, n. 162 riconosce ai coniugi il diritto di divorziare presentandosi davanti al Sindaco, in veste di ufficiale di Stato Civile. Il legislatore del 2014 ha trasformato un diritto potestativo a necessario esercizio giudiziale in diritto potestativo sostanziale, che può essere esercitato fuori dal processo in sede amministrativa; riducendo così, significativamente, il raggio di azione di una disciplina processuale relativa alla separazione e al divorzio che conserva a tutt’oggi una matrice concettuale ancora assai vicina allo sfondo ideale da cui traeva alimento la dottrina di Antonio Cicu.
La vicenda storica che copre il secolo che ci separa dal 1914 si snoda attraverso alcuni passaggi significativi ma tutti dominati da due fondamentali valori ordinanti: la privatizzazione del rapporto di coppia e la primazia dell’interesse dei figli, tutti parificati nel trattamento.
Nel corso della post modernità novecentesca sono intervenuti macroscopici mutamenti nel contesto sociale ed economico, nei valori, nelle ideologie, nell’etica, nel costume, nella concezione della famiglia e dei rapporti familiari. Valori con i quali l’interprete non può certo omettere di misurarsi a causa della palese valenza sociale e culturale del diritto di famiglia cioè di regole che incidono su elementi strutturali profondi di una società umana in un certo contesto storico.
È sufficiente ricordare l’introduzione del divorzio, nel 1970, che ha resistito, esattamente quaranta anni or sono, al referendum abrogativo del 12 e 13 maggio 1974. Alla sua diffusione nella società: nel 2011 in Italia separati e divorziati erano tremilioniduecentomila. La stessa Chiesa Cattolica ha dovuto prendere atto e fare i conti con questa realtà sociale.
Tralasciando la stagione degli interventi della Corte Costituzionale anteriori alla riforma del 1975, intervenuta ben ventisette anni dopo l’entrata in vigore della Costituzione, 1 gennaio 1948, l’evoluzione normativa continua, appunto nel 1975, con l’affermazione anche a livello di legge primaria del principio di eguaglianza tra i coniugi e pone a fondamento del matrimonio il reciproco loro perdurante consenso. La legge n. 54 del 2006, così detta dell’affidamento condiviso, fissa il principio del diritto - dovere alla bi -genitorialità, per giungere alla legge sulla parificazione di tutti i figli (L. 219/2012) ed al successivo decreto attuativo n. 154/2013.
Quest’ultimo intervento legislativo del 2012/2013 rappresenta una riforma profonda e comparabile alla generale riscrittura del libro primo del codice avventa nel 1975, allorché - sotto la spinta delle modificazioni sociali e del costume intervenute, della dottrina e della Corte Costituzionale - il legislatore procedette alla integrale rifondazione del diritto di famiglia in attuazione dei precetti costituzionali. In seguito, infatti, alla riforma del 2012/2013 risulta radicalmente modificata la nozione di famiglia legale che, ora, non appare necessariamente fondata sul matrimonio, considerato che i vincoli giuridici tra i suoi membri dichiaratamente prescindono da esso. Sembra quindi evidente la tendenza sempre più marcata al superamento del matrimonio come luogo costitutivo degli status, cioè quale elemento fondativo della famiglia intesa come struttura giuridica.
L’affermazione della procreazione come presupposto esclusivo e sufficiente del rapporto giuridico di parentela (cfr. artt. 74, 258, 315 c.c. post riforma) consegna definitivamente alla archeologia giuridica le parole che Antonio Cicu poteva scrivere come piena constatazione dell’esistente, osservando che lo stato di figlio naturale «non si collega ad una stato di famiglia poiché manca il matrimonio unica fonte, nel nostro diritto, della famiglia» (A. CICU, La filiazione, in Trattato Vassali, II rist. della 2 ed., Torino, 1958, p. 139).
Oggi, al contrario, esiste una entità familiare - fondata su uno status filiationis unitario e su relazioni di parentela tra il figlio e i gruppi parentali di ciascuno dei genitori - pur in difetto di un rapporto giuridicamente regolato tra i genitori e, sicuramente, pur in difetto del matrimonio che un tempo era ritenuto l’architrave della struttura familiare. Non è questa una novità normativa inattesa, ma il portato di un processo che si è sviluppato, sospinto dal mutare del sentimento sociale e del costume, attraverso gli interventi legislativi sopra ricordati, l’opera della scienza giuridica e della giurisprudenza pratica.
È doveroso prendere atto dell’accentuazione del processo di privatizzazione e pluralizzazione dei modelli familiari secondo una traiettoria indirizzata verso un regime di “atipicità” da molte parti segnalato e sintetizzato nella evocativa formula dell’arcipelago familiare.
Queste tappe legislative, sinteticamente tratteggiate, riflettono chiaramente una vicenda sociale segnata dal passaggio da un rapporto coniugale di tipo autoritario ad uno fondato sull’eguaglianza e sull’accordo; dalla indissolubilità alla dissolubilità del matrimonio con un semplice atto amministrativo; dalla discriminazione dei figli alla loro parificazione; dal disfavore verso le convivenze more uxorio alla tutela delle convivenze tra persone di sesso diverso o anche dello stesso sesso sulle quali si sono pronunciate recentemente tre Corti (Cedu 24 giugno 2010; Corte Costituzionale 138/2010; Corte di Cassazione 4184/2012).
La riflessione storico-giuridica dimostra in pieno che famiglia, matrimonio, divorzio, convivenze non rappresentano istituti determinati una volta per tutte ma categorie intimamente storiche che vanno interpretate secondo le trasformazioni del quadro normativo e, soprattutto, secondo l’evoluzione della società e del costume.
La constatazione largamente diffusa che oggi la famiglia ha assunto una formulazione completamente diversa rispetto a quella tradizionale, tanto da potersi forse più congruamente parlare di famiglie per indicare, con l’uso del plurale, le molteplici espressioni nelle quali la comunità familiare può presentarsi, ha suggerito la promozione di questo convegno di studi da parte della Fondazione Italiana del Notariato per offrire agli studiosi ad agli operatori l’occasione di un ripensamento della tradizionale impostazione del classico problema dell’autonomia privata in occasione di separazione e divorzio anche al fine di attualizzare le tecniche negoziali in aderenza ai profondi mutamenti in corso.

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