Attività disciplinare tra errori e comportamenti
Attività disciplinare tra errori e comportamenti
di Giuseppe Vicari
Notaio in Messina
Componente Commissione Deontologia, Consiglio Nazionale del Notariato

Introduzione – codice deontologico e immagine

Questo Convegno si occupa di deontologia e bene ha fatto il CNN a inserire fra gli obblighi formativi la partecipazione ad eventi di questo tipo, il cui scopo non e' quello di esaminare problematiche giuridiche attinenti al quotidiano esercizio della professione, ma di porre l'attenzione al modo di svolgerla, al modo di porsi nei confronti dei colleghi, delle Istituzioni, degli organi di categoria, della gente.

Lo scopo è quello di riflettere su un insieme di regole che creano un modello di riferimento per i componenti del Gruppo e per i terzi, un segnale di compattezza, un ordinato esercizio dell'attività, e un segnale di riconoscibilità, elementi tutti che sono la forza di una Professione. Forza di una Professione, dicevo, ma in genere forza di un Gruppo sociale, e di un Gruppo quale il nostro, che pone le proprie regole comportamentali all'interno dei compiti che gli attribuisce lo Stato, le integra e specifica perchè sono quelle sentite da tutti e interpretate, per Legge, e per naturale funzione da coloro i quali di volta in volta sono chiamati a dirigere il Gruppo e a Rappresentarlo.

La legge dice che porre queste regole spetta al Consiglio Nazionale. E il richiamo della fonte primaria, la legge, dà a queste regole quella forza che ne sottolinea ulteriormente i caratteri propri di un Ordinamento Giuridico.

Vedremo che le norme che individuano comportamenti deontologicamente scorretti spesso sono collegate tra loro in modo che un comportamento può implicare la violazione di più norme perchè tutte ispirate a delineare comportamenti che urtano contro un unico principio: quello che impone la correttezza secondo il sentire etico del Gruppo e questo criterio unitario promana dal codice deontologico e può guidare per situazioni magari non bene esemplificate nelle norme. E così le violazioni rappresentate dal procacciamento, dalla mancanza di personalità e qualità della prestazione sono tutte contrarie all'etica del Gruppo e possono guidare in un procedimento disciplinare.

L'attività disciplinare si deve svolgere all'interno delle norme giuridiche che la regolano e i CND, perchè è di questi che prima di tutto devo occupami, sono deputati al controllo del rispetto di tutte le regole e cioè del rispetto delle regole tecniche dell'attività, ma anche, e permettetemi di dire, prima di tutto e soprattutto del rispetto delle regole che disciplinano i comportamenti.

L'immagine della professione è ciò che ne accredita il prestigio, è lo strumento che ci consente di difenderla, è lo strumento che ci consente di dire agli altri come la funzione sia insostituibile e come non sia sostituibile la figura professionale che ha la formazione specifica per esercitarla. Troppo spesso vediamo come sia più facile perseguire gli errori tecnici piuttosto che i comportamenti lesivi dell'immagine del Gruppo. E' più facile istruire un procedimento disciplinare attraverso la richiesta di atti al Collega, l'esame degli stessi, la ricerca degli errori quali menzioni omesse o errate, nullità di varia natura e simili. Ovviamente tutto ciò è importante perchè un atto non corretto nuoce all'immagine di tutti e una reazione disciplinare che si accompagni alle tutele civilistiche del danneggiato, è sacrosanta perchè costruisce l'immagine della categoria o comunque difende l'immagine della categoria in specie e prima di tutto agli occhi del danneggiato.

In più di una occasione abbiamo sottolineato che l'atto notarile è un BENE PUBBLICO, opinione che si era consolidata con le best practics (tanto piaciute alla stampa e all'AGCM), con i protocolli dell'attività che per varie ragioni e per eccesso di appesantimenti Komeinisitici furono nella sostanza affossati. Ma della qualità della prestazione parleremo dopo.

Perseguire un comportamento non coerente con le regole del Gruppo, imporre il rispetto di norme uniformi di sobrietà, colpire un indecoroso atteggiamento, o estemporanee e chiassose iniziative pubblicitarie non è forse un'importante difesa dell'immagine?

E, inoltre, farsi imporre da poteri forti procedure non corrispondenti alle regole della responsabilità personale, subire, come spesso accade con le Banche, istruzioni che denunziano uno scarso rispetto della professionalità e della responsabilità ed evidenziano l'eccesso di delega all'interno di alcuni studi notarili, non è forse un vulnus inaccettabile per l'immagine di tutti? Penso alle Banche che danno istruzioni che magari evidenziano come qualche Collega abbia commesso in passato errori inaccettabili, o penso a schemi contrattuali che descrivono operazioni fuori dalla realtà (come nei mutui in cui si pretende di avere l'attestato di stipula e poi di fare il bonifico relativo alle somme mutuate ...ma è nato prima l'uovo o la gallina?). Questo dimostra che per certi poteri forti la mia immagine non è quella di un giurista e di un pubblico ufficiale che rappresenta il vero!!...ma solo di un esecutore necessario... ma al di là del coraggio del singolo che teme di essere penalizzato...non dovrebbero essere i Consigli, non dovrebbe essere il Consiglio Nazionale ad occuparsi di ciò??? Ciò induce a comportamenti non corretti o sleali da parte di chi non reagisce mai rispetto a chi conduce battaglie solitarie. Quanto lede l'immagine della Categoria tutto ciò? Quanto è deteriorata questa immagine? Quanto urta contro il rispetto della funzione? Quanto suona sfiducia nei confronti della categoria? Non voglio ricordare come sia finita con gli autoveicoli perchè la categoria girava la testa dall'altra parte!

Ci vuole molta attenzione e capacità di convinzione ma il notariato ha risorse e capacità professionali per concordare prassi virtuose.

Nel Congresso del 2005 dissi attenzione alle Banche, il che significava e significa: lavoriamo insieme alle Banche per concordare prassi corrette, prima che qualcuno pensi che possono far da sole, il che è falso nel sistema latino Europeo. Dico questo per riaffermare che i cattivi comportamenti e i comportamenti non coerenti con la funzione minacciano l'immagine.

Il codice deontologico è la carta dei diritti del cittadino

Cerchiamo adesso di guardare al Codice Deontologico e di valorizzarlo come strumento di tutela dei terzi, come carta dei diritti del cittadino. Si tratta di un insieme di regole e, permettetemi di dire, l'espressione di principi che apprestiamo a tutela dei terzi.

E' in questo modo che possiamo meglio difendere le regole che poniamo ed il nostro legittimo interesse ne resta salvaguardato. Cioè il Codice visto in quest'ottica serve anche ad accreditare noi; è quel che occorre per promuovere la nostra utilità. Questo anche a condizione, tuttavia, che sia ferma e intransigente la nostra reazione nei confronti di chi non rispetta le regole poste a tutela della società e del mercato.

E' necessario presentare il Codice come la carta dei diritti del cittadino e vi dico, per passate esperienze, che questa definizione aveva un forte impatto sui media. Per noi è una necessità verificare sempre le regole alla luce dei vantaggi e dei danni all'utenza.

Dal codice promana e deve comunque sempre promanare quale sia l'interesse tutelato e in questo modo occorre scrivere la maggior parte delle regole e affrontare tutte le questioni. L'interesse è quello dei cittadini, è un interesse della Comunità, è un interesse pubblico.

Cerchiamo quindi di verificare in alcuni casi perchè un comportamento che viola i principi cardine della professione mina l'interesse dell'utenza ad avere una prestazione che sia ascrivibile alla funzione del notaio. In altre parole per verificare che il mancato rispetto di una norma deontologica, e comunque, in genere, l'assunzione di un comportamento sleale, nell'ambito professionale e fra professionisti, nuoce ai consumatori e, quindi, all'interesse generale e al mercato, occorre indagare e provare che singoli atteggiamenti del notaio danneggiano in primo luogo l'utenza.

Parliamo ora di certe violazioni che sono sentite come particolarmente rilevanti e su cui in certi casi nel corso di un procedimento disciplinare è difficile indagare e anche faticoso trovare la prova.

Procacciamento

Avvalersi dei procacciatori è avvilire il presupposto della funzione, della libertà di scelta; il procacciamento mina alla base il principio cardine dell'indipendenza e dell'imparzialità espresso all'art. 1 del Codice deontologico. Esamineremo il rapporto tra procacciamento e interesse dell'utenza.

La forma elementare del procacciamento di affari, alimentato, spesso inequivocabilmente, dalla non trasparenza fiscale, si risolve spesso nel rapporto "do ut des", in pratica "io ti compenso perchè mi fai lavorare". Il procacciamento si può realizzare in mille modi, anche attraverso strumenti sofisticati, che somigliano a quelli di cui leggiamo sui giornali e di cui sentiamo nelle aule giudiziarie quando si parla di corruzione o concussione; si presenta con l'utilizzo di strumenti societari, di società di servizi, di triangolazioni, di assunzioni di lavoratori, di fatture per collaborazioni e/o servizi e poi, come dicevo ci può essere la classica "bustarella", operazione agevolata anche dal'evasione fiscale attuale o potenziale (profili che per altro verso sono evidenziati e sanzionati nel Codice Deontologico).

E' chiaro che su questo punto la Legge e il Codice non possono che esprimersi attraverso una norma generale ed astratta, ma il Codice in specie può anche esemplificare, sia pure in modo non esaustivo, e porre delle presunzioni che in qualche modo siano idonee ad invertire l'onere della prova. Su questo occorre lavorare, affinché le esemplificazioni, necessariamente non esaustive, aiutino chi deve indagare e/o giudicare. Occorre, inoltre, la capacità di immaginare, e anche la fantasia e l'esperienza dell'organo che istruisce i procedimenti disciplinari. Il controllo dei documenti contabili, l'audizione personale e l'esame degli atti, dell'ubicazione dei beni trattati, del territorio dove si trovano o dove spesso risiedono le parti possono servire a scoprire l'esistenza di un procacciamento. Per l'audizione è chiaro che il Notaio è tenuto a rispondere, i terzi invece no (almeno al Consiglio), ma se si ha la forza e il coraggio del procedimento disciplinare allora sarà più difficile mentire di fronte a una COREDI.

In definitiva non ci sono solo soggetti addestrati, smaliziati e interessati, ci sono anche quelli, in specie i consumatori, che per varie ragioni possono e vogliono collaborare. Fisiologicamente, quindi, più si allarga questa platea, maggiore è il rischio del Collega che si trova ad affrontare un'istruttoria e un giudizio di questo tipo.

Se vi sono dei flussi sospetti di lavoro e un notaio ha in contabilità costi per società di servizi si può andare a vedere cosa faccia effettivamente la società di servizi.

Mi sentirete spesso parlare di forza, coraggio e fantasia.

Studio di un notaio cessato

Il procacciamento più classico avviene attraverso il rapporto con le agenzie immobiliari, ma vi è quello che avviene attraverso studi notarili che dovrebbero essere già chiusi, ma, invece, rimangono in piedi anche se il notaio non esercita più perché trasferito o in pensione o ha comunque cessato l'attività, ma magari c'è un personaggio o un familiare che catalizza la clientela.

Occorre a mio avviso tornare a riflettere sul tema del proseguimento dell'attività nello studio di un notaio cessato da parte di un notaio che non sia titolare di quella sede o non sia stato già in precedenza associato da un po' con quel notaio (qui le fattispecie concrete da esaminare sono molte e difficili da esplorare), ma questo, secondo una mia opinione che chiederò di approfondire in altra sede, significa tollerare un atteggiamento restrittivo della concorrenza. Quando fu eliminato dal Codice il divieto di proseguire l'attività nello studio di un notaio cessato (era, credo, il 2008) si commise a mio avviso un errore perché questa operazione ostacola l'inserimento su quel mercato, su quella piazza di un collega che sarà il nuovo titolare di quella sede e spesso sarà anche un giovane, che aspira ad una redistribuzione della clientela. Non entro nel merito della questione relativa all'unicità dell'ufficio secondario, ma occorre che tutti lavorino nelle stesse condizioni iniziali per una sana concorrenza, cioè tutti sullo stesso piano; la posizione di chi è titolare della sede, che ha obblighi di assistenza ai quali non può sottrarsi, finisce con l'essere danneggiata dal proseguimento in un vecchio studio da parte di chi non ha gli stessi obblighi; secondo un'opinione, poi, sarebbe il caso di dar dignità anche allo studio secondario, definendo anche per questo le caratteristiche che deve rivestire l'assistenza e ciò perchè la legge lo ha espressamente considerato ...ma questo è un altro discorso che nulla toglie alla riflessione che la norma che consente il proseguimento nello studio di un notaio cessato è restrittiva della concorrenza.

Il proseguimento da parte del notaio titolare della sede sarebbe, invece, secondo un'opinione, utile per favorire l'utenza. Attenzione, però, l'Italia è lunga e spesso lo stesso problema può essere affrontato diversamente in una piccola sede o in una grande plurisede.

In pratica l'apertura di un ufficio secondario (da parte, quindi, di chi non è titolare di quella sede), implicherebbe che si inizi l'attività in posizione eguale a quella degli altri, altrimenti possiamo avere abuso di una posizione che aveva creato il predecessore …. è difficile in ogni caso non vedere in questa ipotesi il contravvenire ad un'altra norma e cioè il rilevamento a titolo oneroso dello studio (vedete l'intrecciarsi delle norme). Anche qui ci sono gli stessi strumenti…affitti fuori mercato, assunzioni con stipendi d'oro, costi non giustificati dal mercato soprattutto se il personale è in qualche modo riconducibile al notaio cessato, società di servizi, collaborazioni a vario titolo. Sono strumenti noti a tutti e sui quali i Consigli hanno difficoltà ad indagare, ma anche spesso scarsa volontà di farlo.

A seconda delle modalità di utilizzo dello studio del notaio cessato e di una sostanziale non assistenza personale del notaio (i problemi e le violazioni si intrecciano!), si può essere in presenza di un procacciamento. L'AGCM ha sempre visto con favore il procacciamento e ha segnalato l'esistenza del divieto, perché attraverso un procacciatore, si pensa, si può spuntare un miglior prezzo sul mercato.

Il procacciamento, invece, in definitiva mina profondamente una delle caratteristiche fondanti della pubblica funzione e cioè l'imparzialità e l'indipendenza e quindi a chi dice che la norma è a tutela corporativa dei professionisti dovremmo rispondere con orgoglio e consapevolezza che la norma che lo vieta è posta a tutela della clientela che si rivolge a un professionista che deve esercitare una funzione pubblica caratterizzata dalla terzietà e dalla indipendenza.

Come si può essere terzi di fronte a un Cliente avviato da un terzo a cui il Notaio deve qualcosa?. Non è interesse dell'utenza essere avviata verso un professionista non scelto sulla base del rapporto fiduciario che deve connotare l'assunzione dell'incarico.

Certamente tutti stiamo pensando che l'Utente vuole solo risparmiare a causa della campagna contro il sistema tariffario, le conseguenti norme, i media, gli speculatori on line, ma tocca a noi essere bravi e attenti al rispetto delle norme e della qualità e a comunicare questi messaggi.

Qualità della prestazione

La qualità della prestazione è di sicuro interesse dell'utenza, ma come si controlla?

Il primo indizio di una prestazione di qualità è già rappresentato da una verifica positiva di un'attività svolta con il rispetto della personalità della prestazione; ma questo non basta e, purtroppo, non è sempre vero.

Occorre controllare la documentazione degli accertamenti, il fascicolo di studio, la non frettolosità, il rispetto di tutte le regole dell'atto e non necessariamente solo di quelle relative alla validità.

Di fronte a seri indizi rappresentati da atti frequenti e oggettivamente di scarsa qualità può anche servire l'audizione delle parti. E' un tema difficile ma non è vero, come pure è stato affermato da una COREDI , che perchè vi sia una violazione comportamentale su questo tema, occorre una violazione acclarata di norme da rispettare ai fini della validità e dell'efficacia perchè altrimenti non si spiegherebbe il comune sentire contrario a questa interpretazione e non si spiegherebbero le norme sulla frettolosità, l'obbligo di aggiornamento professionale, il comportamento compiacente; tutte norme che rivelano la volontà di tutelare la qualità a prescindere dall'invalidità e dall'errore sull'atto.

La mancanza di qualità deve essere contestata: forse sarà difficile per i Consigli sostenere questa tesi in giudizio ma sarà importante dare segnali contro la sciatteria...la COREDI è composta da colleghi che si dovrebbero accorgere subito se una serie di atti è stipulata in modo sciatto e con qualità scadente a prescindere dalla validità.

Sostenibilità finanziaria

Affrontiamo ora un problema che è all'attenzione della Commissione deontologia e che presenta anche riflessi fiscali, anche se ci sono situazioni variegate e spesso dipendenti anche dall'anzianità del Notaio e cioè dal peso della struttura che egli deve o vuole mantenere.

La norma sul deposito del prezzo sarebbe utile anche per far capire bene ai colleghi di chi sono le somme che hanno sul conto corrente e potrà far meglio contrastare i fenomeni che hanno gravemente leso l'immagine della Categoria.

C'è chi lavora a prezzi troppo bassi o addirittura sottocosto. Se il lavoro è sottocosto l'Utente può correre grossi rischi sui corretti adempimenti e accertamenti da parte del notaio; si tratta solo di un indizio che deve però spingere a fare le relative verifiche per accertare che a quel prezzo sia stato fatto tutto ciò che si ha il dovere di fare. Abbiamo motivo di ritenere che spesso non sarà così e quindi l'Utente avrà un danno.

Ma la sostenibilità finanziaria è anche interesse pubblico alla corretta, puntuale e precisa esecuzione delle formalità, al pagamento delle imposte, alla trasparenza fiscale e pertanto indagare su questi elementi, e questo non è difficile, serve a rendere equo il prezzo anche nell'interesse dell'utenza con benefici all'immagine e al sistema.

Chi lavora a prezzi troppo bassi oserei dire che coarta la clientela e la può indurre in errore (affermazione difficile ma siamo qui per riflettere e farci bastonare da chi è più esperto di me sui temi della concorrenza) cioè bisogna convincersi e convincere che è grave impedire alla clientela di scegliere liberamente il Notaio, clientela attratta da costi troppo bassi. So che è vi è una diversa e preponderante cultura degli economisti e che questa affermazione è una provocazione che ha scarsa forza o che costringe a voli interpretativi. Ma è vero che la vendita sottocosto è un'operazione che anche in economia è illecita purché si dimostri un'alterazione del mercato a danno dell'utenza abusando di una posizione dominante o per creare una posizione dominante. Qui l'odiosa indagine fiscale per verificare se a quel costo inferiore alla normalità corrisponda una prestazione fiscalmente trasparente e di qualità può essere giustificata, perché spesso queste operazioni si accompagnano a scarsa trasparenza fiscale e ad accordi illeciti.

Immagino che non si possa lavorare sottocosto o senza sostenibilità, ed essere fiscalmente trasparenti, rispettare tutte le regole della personalità, non avvalersi di procacciatori facendosi sotto pagare.

Da queste attività ispettiva possono trarsi solo benefici, anche attraverso le collaborazioni tra i CND soprattutto quelli confinanti rispetto alla facoltà di stipula. C'è chi fa queste operazioni da distretti confinanti, avvalendosi di procacciatori e offrendo prezzi da fuori distretto.

E' incredibile come su questo punto si possa assistere ad una sorta di suicidio collettivo sui compensi, da parte di soggetti che esercitano un'attività in via esclusiva per competenze e formazione (Paolo Piccoli diceva che la stella di sceriffo non possiamo darla a Chiunque, se esercitiamo una funzione pubblica).

Penso che i banditi abbiano sopraffatto gli sceriffi.

I tempi sono bui, ma se lavoriamo insieme con rigore possono anche migliorare. Lavoriamo di meno, bene, ma almeno sopravviviamo!

Non è un discorso meramente corporativo perchè attraverso il rispetto dell'Utenza si riesce a recuperare il rispetto per se stessi e finalmente lavorando tutti insieme verso un unico obiettivo si possono finalmente cacciare, ripeto cacciare i banditi da casa nostra.

Personalità della prestazione

Qui si inserisce necessariamente l'altro principio fondante delle regole di deontologia e cioè quello della Personalita' della Prestazione di cui vi ha già parlato Mimmo Cambareri e sul quale il gruppo di lavoro sta riflettendo per meglio dettagliare gli aspetti principali.

Appare corretto individuare le tre fasi in cui si esplica l'esercizio della funzione la fase pre stipula, la fase di stipula e quella post stipula.

Non c'è dubbio che nella fase pre stipula, il colloquio diretto con il cliente mal si concilia con il procacciamento soprattutto quando esso è indotto da mediatori. Anche su questo tema si può indagare ascoltando le parti e poi vi é uno strumento previsto dalle norme: quello dell'accesso nello studio per vedere come si svolge l'attività e l'esercizio della funzione e come sia rispettato il principio della personalità.

C'è un altro aspetto che si ricollega alla personalità della prestazione e cioè la fase post stipula.

Il notariato ha sempre affermato che il Notaio con la sua attività implementa i pubblici registri con dati certi, verificati e determinati da attività negoziali che si sono svolte superando il controllo di legalità e realizzate attraverso l'attività di adeguamento svolta da soggetto delegato dallo Stato a farlo e che ha la formazione per farlo. Ma come è possibile affermarlo in presenza di una mancanza effettiva di controllo nel momento in cui questa attività sia delegata a terzi non sottoposti alla vigilanza e a un rapporto gerarchico rispetto al Notaio?

Questo è un argomento di estrema delicatezza, ma un comportamento contrario implica un vulnus palese alla funzione e potrebbe giustificare iniziative normative che, preso atto di certe situazioni di abbandono di una serie di verifiche, snaturino l'attività stessa del notaio.

Specificare che questo aspetto, che questa attività post stipula è un elemento della personalità della prestazione è una formidabile arma di difesa del notariato. Quando parliamo di bassissimo contenzioso o meglio di scarso esito vittorioso di azioni risarcitorie verso i notai dobbiamo tenere conto che l'altra faccia della medaglia è l'esecuzione e il controllo personale degli adempimenti. Non voglio essere frainteso. Il Notaio deve controllare l'attività, ne è responsabile, deve avere il governo del personale che svolge la materiale preparazione. Certo nell'attuale situazione di crisi, in particolare, si può immaginare uno svolgimento anche attraverso parziale outsourcing purché anche eventuali società siano direttamente controllate dal notaio, direttamente riferibili al notaio o a gruppi di notai attraverso strumenti consortili, purché il notaio sia sempre e comunque attrezzato e direi capace di provvedere in proprio a qualunque forma di adempimento a cui è obbligato.

Come possiamo andare a vendere la sicurezza giuridica se poi il momento finale è affidato ad altri?

Non credo di aver fatto molta fatica a passare dal procacciamento al tema della personalità perchè è chiaro che il procacciamento in alcune forme mina lo svolgimento personale della prestazione, così come lo mina la fantastica apnea di alcuni colleghi.

Fase di stipula

Ho partecipato personalmente alle discussioni e alla formulazione della norma che ha introdotto l'obbligo di inserire l'ora di chiusura negli atti, norma non sempre contestata in buona fede. C'era una tendenza che avrebbe voluto inserirla nella legge, quando si insediarono le Commissioni per la riforma dell'ordinamento; la norma fu inserita nel Codice Deontologico con una scelta più in linea con una prescrizione comportamentale che aveva ed ha la funzione di controllare le modalità di svolgimento della prestazione e quindi di contribuire a dimostrare l'attenzione del notaio durante la lettura e lo svolgimento delle attività prescritte dalle norme.

Di fronte alle obiezioni che ancora vengono fatte sull'opportunità della prescrizione, qualcuno mi spieghi una buona volta quale sia la difficoltà.

Se svolgo il mio lavoro secondo le prescrizioni di legge e del Codice deontologico, perchè non posso guardare il mio orologio quando le parti firmano l'atto e perchè ancora tolleriamo che un collega possa fare in un giorno, ogni giorno, decine e decine di atti?

Noi siamo stanchi di questi signori che sono campioni di apnea e per i quali è in re ipsa l'illecito costituito dalla mancanza di personalità della prestazione nell'ottica indicata di una fase pre stipula (incontro, colloquio, interpretazione della volontà), della fase di stipula, e post stipula. Potrò farlo un giorno, due giorni e poi come faccio a fare tutto quello che le norme prescrivono?

Certo anche qui ci vuole coraggio, bisogna insistere, non importa se qualche Giudice ci dà torto. Coloro che hanno questi casi ci spieghino cosa hanno fatto e comunque, se ci credono, perchè non continuano ad indagare certe situazioni note a tutti e facilmente verificabili.

Arriverà un giorno in cui qualcuno capirà che queste situazioni non sono compatibili con il principio cardine dell'attività che è quello della personalità della prestazione.

Qui l'interesse dell'utenza ad una comportamento in linea con le norme è assolutamente evidente. Io vado dal Notaio non da un subacqueo, vado dal notaio non da un lettore, vado da un pubblico ufficiale non dal dottor Tersilli.

La concorrenza illecita in definitiva si sostanzia nell'assunzione di comportamenti contrari ai principi cardine della funzione che al di là delle esemplificazioni del Codice deontologico sono ricavabili dall'insieme delle norme del Codice stesso.

Di fronte ad una società che tende a ostacolare la crescita economica e quindi anche intellettuale della classe media, impoverendola, spesso per autodistruzione dei componenti del gruppo, bisogna recuperare l'orgoglio di appartenenza, la difesa dei valori fondanti della Professione, sia pure anche a tutela dell'Utenza (una professione è utile se è utile alla società e non ai suoi componenti!!), ma bisogna anche recuperare il coraggio dell'intransigenza, il coraggio di agire, il coraggio di cacciare fuori senza esitazione i ladri e i banditi che infestano la nostra Casa Comune.

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