La responsabilita' deontologica: profili sostanziali
La responsabilità deontologica: profili sostanziali*
di Marco Jeva
Notaio in Roma

È necessaria una puntualizzazione rispetto al titolo della relazione assegnata, anche per illustrare il percorso espositivo che si intende compiere.
Si affronteranno quattro punti principali.
Il primo consiste in una delimitazione delle aree tematiche che passa per la precisazione del concetto di responsabilità disciplinare e delle interferenze con le norme di deontologia;
in seguito si farà cenno delle questioni teoriche generali a proposito del valore da assegnare alle norme deontologiche;
poi, si esamineranno i profili applicativi nella casistica giurisprudenziale;
infine, si concluderà con delle "divagazioni" conclusive (nella misura in cui sarà possibile trattare di questioni non strettamente pertinenti il tema, ma certamente collegate).
Considerata la particolarità della materia, la trattazione non avrà carattere di sistematicità ma si soffermerà sugli aspetti maggiormente interessanti.

1. L'attività notarile può generare tre tipi di responsabilità: penale, civile e disciplinare (e non deontologica in quanto tale).
La responsabilità disciplinare sovente concorre con le altre due o con almeno una di esse, ma non necessariamente.
L'art. 135 della legge notarile al comma 2 è chiaro nell'affermare che "le sanzioni disciplinari si applicano indipendentemente da quelle comminate da altre leggi ed anche qualora l'infrazione non comporta la nullità dell'atto o il fatto non costituisce reato".
La responsabilità disciplinare può essere generata dalla violazione diretta di norme di legge; in tali ipotesi sono individuati dei comportamenti che automaticamente la determinano. Tuttavia, ci sono anche dei casi in cui la responsabilità disciplinare si ricollega alla violazione di norme deontologiche in forza del rinvio contenuto all'art. 147 lett. b) L.N.
Per ipotesi relative al primo caso si pensi all'art. 58 della legge notarile ovvero alla violazione di norme che determinano la nullità dell'atto nonché alle sanzioni comminate dall'art. 28 L.N.per la violazione di norme civilistiche[1].

2. Si fa spesso riferimento alle norme del codice deontologico ma raramente ci si pone il problema, nell'ambito delle questioni teoriche generali, di quale sia il valore da assegnare a tali norme.
Infatti, si può porre un problema di interferenza tra le norme deontologiche e la responsabilità civile.
La prima questione affrontata dalla dottrina è quella di individuare la natura delle norme deontologiche e, in particolare, se si tratti di norme giuridiche o extragiuridiche, in quanto la fonte da cui traggono origine è l'ordinamento professionale e non quello dello Stato.
Sul tema sono stati espressi orientamenti diversi: la Cassazione a Sezioni Unite, con riguardo al codice deontologico forense ha affermato che "in materia di responsabilità disciplinare degli avvocati, le norme del codice disciplinare forense costituiscono fonti normative integrative del precetto legislativo che attribuisce al Consiglio nazionale forense di disciplinare la funzione di giurisdizione speciale appartenente all'ordinamento generale dello Stato e pertanto, sono direttamente interpretabili dalla Corte di legittimità".
La Cassazione afferma il valore di legge dei precetti deontologici ma tale affermazione viene limitata alla sola funzione disciplinare, restando quindi escluso che "esse possano regolare i rapporti tra privati in deroga alle norme in materia contrattuale".
Basti pensare alle insostenibili conclusioni cui si dovrebbe altrimenti pervenire.
Si prenda ad esempio l'art. 42 punto c) dei principi di deontologia professionale notarile, dove si afferma che "… la scrittura privata tenuta a raccolta viene letta dal notaio alle parti salvo espressa dispensa delle parti stesse ed il notaio nell'autentica deve fare menzione della lettura o della dispensa … La reiterata presenza di clausole di esonero costituisce comportamento deontologicamente scorretto".
Come è noto, le norme sulla forma degli atti contenute nel Codice Civile e nella legge Notarile non prevedono che la scrittura privata debba essere letta. Se non si ragionasse secondo il criterio che considera le due normative destinate ad operare in ambiti diversi, bisognerebbe affermare che la nuova prescrizione del codice deontologico alla quale si riconosca "valore di legge" produrrebbe come conseguenza una modifica implicita delle norme sulla forma delle scritture private autenticate. La conseguenza, che appare allo stato insostenibile, sarebbe che la mancata lettura, almeno nel caso in cui difettasse anche la menzione della dispensa delle parti, costituendo violazione di norma di legge, dovrebbe essere rilevante anche nei rapporti tra le parti, analogamente a quanto oggi accade per l'atto pubblico la cui mancata lettura è causa di nullità.
Un altro interrogativo concerne la rilevanza privatistica delle norme deontologiche sul piano contrattuale del rapporto fra professionista e cliente, ossia, si tratta di stabilire se, ed entro quali limiti, le norme deontologiche possano incidere nella valutazione dell'inadempimento del professionista intellettuale nel rapporto con il cliente. In altri termini, ci si è chiesti se ed in quale misura il rispetto delle norme di comportamento imposte ai professionisti dalle norme deontologiche possa escludere o limitare la responsabilità civile.
Da taluni, in realtà, è stata posta in dubbio l'importanza della questione, osservando che le norme deontologiche sono per lo più una ripetizione dei comportamenti imposti dalle regole di diligenza e correttezza e che, pertanto, la loro influenza sulla valutazione della responsabilità professionale nei confronti del cliente sia molto limitata.
La maggior parte della dottrina che si è occupata della questione dell'incidenza esterna delle norme deontologiche ritiene che esse valgano indirettamente a specificare gli obblighi di diligenza e correttezza risultando, conseguentemente, rilevanti nel giudizio relativo alla responsabilità contrattuale del professionista verso il cliente.
Ci si è anche chiesti, al contrario, se il rispetto delle norme deontologiche, quando implica una lesione degli interessi del cliente, consenta di esonerare il professionista dalla responsabilità contrattuale nei confronti del cliente stesso ma deve ritenersi che non si possa invocare il rispetto della norma deontologica per limitare la responsabilità del professionista.
La risposta passa per la considerazione degli interessi tutelati dalle norme deontologiche che sono di varia natura e possono talora confliggere con quelli del cliente.
In materia di deontologia notarile, si pensi, ad esempio, alla vexata quaestio di diritto civile relativa alla trascrizione dell'accettazione tacita dell'eredità sul singolo bene.
I protocolli (fortunatamente accantonati) prevedevano determinate norme di comportamento, le quali, in qualche modo, presupponevano l'accoglimento di una certa teoria su questioni civilistiche assolutamente irrisolte.
Si ritiene che non sia accettabile l'idea per cui la semplice adesione al comportamento richiesto dal protocollo esoneri il notaio dalla responsabilità nei confronti del cliente.
Si pensi al caso del notaio che non trascrive l'accettazione tacita dell'eredità su un determinato bene perché il protocollo prevede che dopo che in una Conservatoria sia stata trascritta una accettazione tacita di eredità non occorra trascrivere altre accettazioni tacite nella medesima Conservatoria anche se riguardanti altri beni.
La maggioranza della dottrina, in questo caso, sostiene esattamente il contrario, argomentando dal fatto che la continuità ex art 2650 cc debba aversi su ciascun bene.
Il giudice, nel momento in cui valuta la fattispecie, può tranquillamente aderire ad una tesi diversa da quella dei protocolli ed è dubbio che la utilizzazione dell'adesione al protocollo possa eliminare o limitare la responsabilità del professionista.

3. Fatto questo brevissimo excursus sui temi generali che investono il valore delle norme deontologiche conviene riportare l'attenzione sul tema centrale che è quello della responsabilità disciplinare del notaio e prendere in esame qualche caso
Per quanto riguarda i profili applicativi nella casistica giurisprudenziale, l'art. 147 lett. b) L.N. che fa riferimento al codice deontologico è stato oggetto di alcune sentenze di Cassazione che si sforzano di dare criteri di sistemazione della materia.
Una Cassazione del 2012 afferma che "in materia di responsabilità disciplinare, l'art. 147 individua con chiarezza l'interesse meritevole di tutela e determina la condotta sanzionabile in quanto idonea a compromettere l'interesse tutelato; condotta il cui contenuto, sebbene non tipizzato, è integrato dalle regole dell'etica professionale e quindi dal codice deontologico". Posta questa affermazione di principio la Cassazione continua sostenendo che essa, con il suo controllo di legittimità, può "solo mirare a verificare la ragionevolezza della sussunzione nei concetti giuridici indeterminati del fatto concreto".
In un'altra ipotesi la Cassazione, sempre del 2012, pone un'altra affermazione di principio: "Gli illeciti disciplinari del notaio, seppure atipici, devono comunque essere almeno tali da rientrare nelle previsioni delle lettere a), b) e c) dell'art. 147 L.N.". Il fatto concreto consisteva nella apertura di un procedimento disciplinare nei confronti di un notaio che, nel redigere un verbale di apertura del testamento olografo, aveva omesso di dare conto della presenza di segni indecifrabili e privi di significato presenti sul retro della scheda testamentaria, non avendo tale omissione nessuna conseguenza. È lecito chiedersi se abbia senso, in una prospettiva di efficienza del sistema, arrivare in Cassazione - e quindi sostenere tre gradi di procedimento disciplinare - perché dietro la scheda testamentaria c'erano evidentemente degli scarabocchi.
Dall'esame delle sentenze di Cassazione e di merito in materia si è tratta una numerosa casistica di comportamenti sanzionabili, come quello dei notai che hanno trattenuto documenti di identità fino al momento del pagamento, e che, evidentemente sono comportamenti che ledono il decoro della categoria.
Un altro comportamento sanzionabile frequente è la ritardata trascrizione e iscrizione (superiore ai trenta giorni) di un rilevantissimo numero di atti.
In un altro caso la Cassazione si è occupata del rapporto tra il diritto di critica e la responsabilità disciplinare. Il codice deontologico, infatti, si occupa anche dei rapporti tra i colleghi notai ed è possibile che sia espressa una critica che non necessariamente arrivi a superare i limiti del diritto di critica (effettivamente non chiari) e a sfociare nella denigrazione.
Un fatto sempre più frequente, che si rinviene nelle sentenze di Cassazione, è il comportamento del notaio che trattiene le imposte di registro ovvero la reiterata irregolarità nella registrazione di atti.
Altri comportamenti evidentemente sanzionabili sono: gli accordi organizzativi di natura economica intercorsi con notaio sospeso; prestazione eseguita in sostituzione del notaio sospeso; stipula di atti presso organizzazioni o agenzie (i cosiddetti "attifici"); ricorrenti prestazioni presso soggetti terzi; prosecuzione dell'attività di studi di notai cessati ecc. Quelle elencate sono tutte fattispecie venute all'attenzione delle Coredi o della Cassazione e che sono state sanzionate.
Invero, meritano particolare menzione due decisioni che si segnalano per lo scarso equilibrio nella applicazione delle sanzioni rispetto alla condotta del notaio.
In un caso la condotta è consistita in "numerosi atti non completi e non sottoscritti dal notaio, da uno o entrambi i testimoni, scritture private prive della formula di autenticazione, atti non repertoriati o con errati numeri di repertorio, repertoriazione tardiva", ed è stata comminata la sanzione pecuniaria mentre la seconda decisione riguarda il caso del notaio che ha smarrito un atto originale e che ha rischiato addirittura la sospensione.
Come si è visto la casistica è molto ampia e la funzione del rigido sistema delle responsabilità ne consente una spendibilità politica particolarmente importante in questo momento ma credo anche che occorra sempre e comunque equilibrio nell'applicazione delle sanzioni.

4. Si è giunti, quindi, alle "divagazioni" conclusive. Si utilizza il termine divagazioni e non considerazioni in quanto il loro ambito andrà oltre lo specifico tema della responsabilità disciplinare e deontologica, al fine di dare un piccolo contributo al dibattito in corso sul disegno di legge sulla concorrenza.
Sotto il profilo logico l'attinenza fra responsabilità disciplinare e disegno di legge sulla concorrenza sussiste per il fatto che l'articolo 27 del disegno di legge citato modifica l'articolo 147 lettera c) della Legge Notarile.
Tuttavia, a prescindere da questo collegamento, si ritiene possa essere utile un contributo alla riflessione su un tema estremamente delicato, in un momento in cui si profila un intervento sul sistema pubblicitario la cui attendibilità potrebbe essere compromessa dall'intervento legislativo di cui si discute.
L'affidabilità del sistema pubblicitario finora è stata fondata sul controllo dei dati in fase di immissione affidato all'autenticità del titolo e quindi al controllo notarile.
Non ci si vuole soffermare analiticamente sul complesso di norme che impongono obblighi e divieti al notaio, che lo sottopongono a controlli molto severi e che sono corredate da un apparato sanzionatorio estremamente rigoroso ma si vuole sottolineare che tale sistema tende a realizzare un risultato certo, di pattuizioni lecite e valide nell'interesse delle parti e, in generale, dei cittadini.
Il rigidissimo sistema sanzionatorio previsto dalla Legge Notarile per la ricezione o autenticazione di atti nulli fa sì che nessun altro giurista abbia con la nullità il rapporto emotivo che con essa ha il notaio
Basti ricordare l'intervento del prof. Schlesinger, al Convegno di Treviso del 2006 sulla riforma del diritto delle obbligazioni e dei contratti, il quale sostenne che "deve essere rivisitata criticamente l'affermazione secondo la quale il contratto nullo non produce effetti, perché nella realtà, un numero enorme di contratti nulli viene spontaneamente eseguito e l'ordinamento giuridico non reagisce".[2]
Il timore del giurista-notaio di ricevere atti nulli è dovuto, ovviamente, al regime sanzionatorio collegato alla violazione dell'art. 28 L.N. che rappresenta una garanzia per i cittadini.
Ciò significa che, finora, il notaio è custode delle regole e dei valori che esse, per volontà del legislatore, esprimono e che, pertanto, è giusto che laddove la violazione delle regole avvenga con il concorso del notaio questi ne subisca conseguenze sul piano sanzionatorio.
Ma, oltre all'articolo 28 della L.N., meritano di essere ricordati i divieti posti dal codice civile, la solidarietà di imposta, il ruolo del notaio come esattore di imposta ecc.; tutte garanzie offerte ai cittadini che delineano un quadro normativo caratterizzato da imparzialità, obblighi, controlli e sanzioni che appare politicamente spendibile nel dibattito in corso.
È importante sottolineare come sarebbe privo di logica, sotto un profilo di razionalità giuridica, creare una competenza concorrente in cui determinate funzioni, se esercitate dal notaio sono soggette alla cornice normativa poc'anzi delineata, mentre se esercitate da altri non lo sono.
Posto che il valore fondamentale della funzione consiste nel garantire l'affidabilità dei pubblici registri, nel momento in cui si immettessero all'interno dei sistemi pubblicitari dati non soggetti a controlli rigorosi l'affidabilità sarebbe già persa.
E' sufficiente una piccola percentuale di dati inaffidabili per minare l'attendibilità del sistema.
Non è possibile, infatti, recuperare l'affidabilità perduta neppure con l'intervento del notaio in un momento successivo perché, se ci sono soggetti che vengono autorizzati ad immettere dati nel sistema pubblicitario senza essere tenuti alla custodia degli atti, alla loro conservazione e senza essere sottoposti a controlli e sanzioni, è chiaro che l'affidabilità del sistema pubblicitario è già saltata.
Al contempo, sono condivisibili le preoccupazioni - espresse anche da Pietro Boero - sulla necessità di formulare precisazioni a proposito di taluni controlli svolti dal notaio, in primis, rispetto alla materia dell'antiriciclaggio. È verissimo che la funzione notarile collabora alla lotta antiriciclaggio, ma francamente sarebbe opportuno sottolineare che non si tratta soltanto delle 1.600 segnalazioni in un anno da parte dei notai rispetto alle 3 degli avvocati e una da un commercialista, piuttosto, è importante evidenziare l'utilità della funzione in relazione all'ambito della gestione di un flusso di dati enorme, ai quali - evidentemente - i soggetti istituzionalmente preposti alla lotta al riciclaggio (che continuano ad essere magistratura inquirente e Guardia di finanza) possono attingere con facilità.
Analogo problema di una corretta comunicazione riguarda le responsabilità del notaio in materia urbanistica, perché affermare genericamente, come pure talvolta è stato fatto, che il notaio sia garante della regolarità urbanistica del bene oggetto di un suo atto, è affermazione che può generare equivoci assai pericolosi e portare i notai, in certe situazioni, ad essere ingiustamente accusati per aver mancato al loro compito di controllo.
Può, quindi, concludersi che, mentre non deve essere fatta nessuna riserva nel dichiarare che il notaio garantisce l'affidabilità dei dati che affluiscono nei sistemi di pubblicità, è giusto, invece, circoscrivere le responsabilità del notaio nei settori in cui la sua verifica non può che essere formale, anche se questo possa essere un non facile messaggio da veicolare presso l'opinione pubblica.


[*] Trascrizione autorizzata dell'intervento al Convegno: "La responsabilità del notaio" organizzato dalla Fondazione italiana del Notariato e tenutosi a Genova il 13 marzo 2015.

[1] Merita di essere ricordato, in proposito, il commento di Andrea Fusaro all'art. 28 (nel volume "La legge notarile" a cura di P. Boero e M. Ieva, Milano Giuffrè 2014) nel quale si ritrova un quadro esaustivo delle ipotesi che possono determinare la nullità.

[2] Considerazioni di Piero Schlesinger nella relazione introduttiva della sessione dedicata a "Prospettive di riforma della disciplina generale del contratto" in occasione del convegno per il cinquantenario della "Rivista di Diritto Civile" Il diritto delle obbligazioni e dei contratti: verso una riforma? svoltosi a Treviso nei giorni 23-24-25 marzo 2006.

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