Direttiva 2014/17/UE - Art. 32 - Libertà di stabilimento e libertà di prestazione dei servizi da parte degli intermediari del credito - Commento di Pierfrancesco Bartolomucci
Direttiva 2014/17/UE
Art. 32 - Libertà di stabilimento e libertà di prestazione dei servizi da parte degli intermediari del credito
Commento di Pierfrancesco Bartolomucci
Professore aggregato. Ricercatore confermato in Regolamentazione del mercato e tutela del consumatore, Università di Napoli “Parthenope”

Art. 32
Libertà di stabilimento e libertà di prestazione dei servizi da parte degli intermediari del credito

1. L’abilitazione di un intermediario del credito da parte dell’autorità competente del suo Stato membro d’origine di cui all’articolo 29, paragrafo 1, è valida per l’intero territorio dell’Unione senza che sia necessaria alcuna abilitazione supplementare da parte delle autorità competenti degli Stati membri ospitanti per svolgere le attività e fornire i servizi contemplati dall’abilitazione, a condizione che le attività che un intermediario del credito intende svolgere nello Stato membro ospitante siano coperte dall’abilitazione. Tuttavia agli intermediari del credito non è permesso fornire i loro servizi in relazione a contratti di credito offerti da enti e non creditizi ai consumatori in uno Stato membro in cui a tale ente non creditizio non è permesso operare.
2. Ai rappresentanti designati negli Stati membri che si av valgono dell’opzione di cui all’articolo 31 non è permesso svolgere le attività di intermediazione del credito di cui all’articolo 4, punto 5, in tutto o in parte, o di fornire servizi di consulenza negli Stati membri in cui a tali rappresentanti designati non è permesso operare.
3. Qualsiasi intermediario del credito abilitato che intenda esercitare per la prima volta in uno o più Stati membri la propria attività in regime di libera prestazione di servizi o al momento di stabilire una succursale informa le autorità competenti del proprio Stato membro d’origine.
Entro un mese a decorrere da tale comunicazione le suddette autorità competenti notificano alle autorità competenti degli Stati membri ospitanti interessati l’intenzione dell’intermediario del credito e, contestualmente, informano della notificazione l’intermediario interessato. Esse notificano alle autorità competenti degli Stati membri ospitanti interessati i creditori a cui l’intermediario del credito è vincolato da un vincolo di mandato e se i creditori assumano la responsabilità piena e incondizionata per le attività dell’intermediario del credito. Lo Stato membro ospitante utilizza le informazioni ricevute dallo Stato membro di origine per inserire le informazioni necessarie nel suo registro.
L’intermediario del credito può iniziare l’attività un mese dopo la data alla quale è stato informato dalle autorità competenti dello Stato membro d’origine della notificazione di cui al se condo comma.
4. Prima che la succursale dell’intermediario del credito avvii le attività o entro due mesi a decorrere dalla data di ricevimento della notificazione di cui al paragrafo 3, secondo comma, le autorità competenti dello Stato membro ospitante predispongono la vigilanza sull’intermediario del credito in conformità all’articolo 34 e indicano all’intermediario del credito, se del caso, le condizioni alle quali, in settori non armonizzati nel diritto dell’Unione, tali attività devono essere esercitate nello Stato membro ospitante.


Coerentemente con l’obiettivo del perseguimento di un mercato unico del credito fondiario in Europa, più volte ribadito nella direttiva, il legislatore comunitario ha inteso espressamente estendere i principi di libertà di stabilimento e di prestazione dei servizi anche nei confronti degli intermediari del credito che, a norma dell’art. 32, sono ammessi al mutuo riconoscimento.
Pertanto, anche in tale segmento di attività, id est quello della intermediazione creditizia, si è inteso estendere i principi costitutivi dell’ordinamento comunitario.
Seppure con riferimento specifico al credito fondiario, per questa via si è inteso completare il quadro normativo di riferimento, che ha già si è compiuto con riguardo all’attività delle banche, oggetto di una specifica disciplina, anche con riguardo all’operato delle succursali(1).
Il meccanismo posto a fondamento del mutuo riconoscimento è quello ormai noto e denominato home country control, come peraltro specificato nel considerando n. 33, nel quale di afferma «Se un creditore o un intermediario del credito fornisce i suoi servizi nel territorio di un altro Stato membro in regime di libera prestazione di servizi, lo Stato membro d’origine dovrebbe essere responsabile della determinazione dei requisiti di conoscenza e competenza minimi applicabili al personale. Non di meno gli Stati membri ospitanti che lo considerino necessario dovrebbero poter stabilire i propri requisiti di competenza in taluni settori determinati applicabili a creditori e intermediari del credito che forniscono i loro servizi nel territorio di detto Stato membro in regime di libera prestazione di servizi».
Di conseguenza, l’art. 32 dispone che l’abilitazione ottenuta da un intermediario nello Stato membro di appartenenza (nel quale ha la sede legale o dell’attività principale), sulla base dei requisiti previsti dalla legislazione nazionale - la quale dovrà comunque conformarsi alle disposizioni della direttiva - rende tale soggetto in grado di operare in tutti gli altri Stati membri dell’Unione europea, senza necessità di alcun provvedimento integrativo o aggiuntivo a quello già ottenuto.
Ciò può avvenire esclusivamente al ricorrere di due condizioni: per un verso, l’attività che si intende porre in essere deve necessariamente rientrare tra quelle contemplate nel provvedimento abilitativo rilasciato dall’Autorità nazionale competente e, per altro verso, che non si tratti di attività posta in essere per conto di un ente non creditizio che non sia ammesso ad operare in un determinato Stato membro.
Dunque, in attuazione delle disposizioni della direttiva (che, si ricorda, persegue la massima armonizzazione delle legislazioni dei singoli Stai membri) e nel rispetto delle due condizioni testè menzionate, i legislatori nazionali e le rispettive autorità competenti sono chiamate a dettare le condizioni per l’ottenimento dell’abilitazione e, di conseguenza, del valido esercizio dell’attività, mediante l’adozione di normativa primaria e secondaria alla quale i singoli intermediari saranno chiamati a conformarsi.
Come si è già avuto modo di osservare, in sede di attuazione gli spazi lasciati alla discrezionalità degli Stati membri non sono irrilevanti né sotto il profilo quantitativo, né sotto quello qualitativo, con la conseguenza che - proprio nella predisposizione della normativa tecnica e regolamentare - potrebbero aversi notevoli differenze tra i vari Paesi dell’Unione.
Il principio di libertà di stabilimento non si estende, in base al disposto del comma 2, ai rappresentanti designati(2).
Tale divieto appare coerente con il ruolo e la funzione che la direttiva assegna a tali soggetti, i quali - per l’appunto - non possono che operare se non in rappresentanza degli intermediari del credito; l’esercizio del potere rappresentativo non avviene in forza di un autonomo provvedimento amministrativo, qual è l’abilitazione, bensì attraverso un negozio di diritto privato in forza del quale è lo stesso intermediario che (avendo verificato la competenza e la professionalità del soggetto del cui operato intende avvalersi) risponde per tutti gli atti compiuti dal proprio rappresentante.
Ne consegue che, agendo tali soggetti jure privatorum, essi non possano essere ammessi al mutuo riconoscimento.
I successivi commi disciplinano la procedura necessaria per l’espletamento dell’attività in regime di libera prestazione dei servizi: è previsto, infatti, che l’intermediario che intenda operare in un altro Stato membro mediante l’apertura di succursali ne dia informazione all’Autorità nazionale competente, la quale entro un mese deve notificare la comunicazione dell’intermediario alle corrispondenti autorità degli Stati membri nei quali questi intenda operare, nonché l’elenco dei creditori per i quali l’intermediario richiedente opera con vincolo di mandato(3).
Di conseguenza quest’ultimo sarà abilitato ad operare in uno Stato membro diverso dal proprio solo a condizione che sia trascorso un mese dalla notificazione lo Stato membro ospitante.
Prima dell’inizio delle attività, e comunque non oltre due mesi dalla data di ricevimento della notificazione, le autorità nazionali ospitanti svolgono una prima attività di controllo e di vigilanza, ai sensi del successivo art. 34, e - laddove ne ravvisino la necessità - «indicano all’intermediario del credito … le condizioni alle quali, in settori non armonizzati nel diritto dell’Unione, tali attività devono essere esercitate nello Stato membro ospitante» (comma 4).
La norma, dunque, prevede la possibilità che, nel concreto esercizio dell’attività svolta dall’intermediario per il tramite di una succursale estera, questi ponga in essere adempimenti ulteriori e diversi da quelli rientranti non solo nella disciplina introdotta dalla direttiva ma anche da quella rientrante nell’ambito di applicazione della normativa europea; dovrebbe, dunque, trattarsi di adempimenti rientranti nelle disposizioni normative dello Stato membro ospitante, poste in essere nel rispetto della sola legislazione nazionale.
Pur se la norma non ne fa espressa menzione, riferendosi semplicemente ad una indicazione rivolta all’intermediario in merito alle condizioni per l’esercizio dell’attività, potrebbe ritenersi che per essa possa essere necessario un autonomo provvedimento abilitativo, non integrativo di quello ottenuto in forza del mutuo riconoscimento, ma che ad esso si affianchi al solo fine del suo valido esercizio.


(1) Per tutti R. COSTI, L’ordinamento bancario, Bologna, 2007, p. 369 e ss., il quale sottolinea che «oggi l’impresa bancaria si presenta normalmente come “impresa territorialmente divisa” e non tanto per le dimensioni che la medesima assume quanto per le caratteristiche dell’attività esercitata».

(2) Considerando n. 72 «I requisiti di abilitazione dovrebbero consentire agli intermediari del credito di operare in altri Stati membri secondo i principi della libertà di stabilimento e della libera prestazione dei servizi, previo espletamento di un’adeguata procedura di notificazione tra le autorità competenti. Anche nei casi in cui gli Stati membri decidano di abilitare tutti i singoli dipendenti dell’intermediario del credito, l’intenzione di svolgere un’attività di prestazione di servizi dovrebbe essere notificata sulla base dell’intermediario del credito piuttosto che del singolo dipendente. Tuttavia, benché la presente direttiva preveda un quadro che consente a tutti gli intermediari del credito abilitati, compresi gli intermediari del credito con vincolo di mandato verso un solo creditore, di operare nell’intera Unione, la stessa non prevede tale quadro per i rappresentanti designati. In questo caso i rappresentanti designati che intendono operare in un altro Stato membro dovrebbero osservare i requisiti di abilitazione degli intermediari del credito stabiliti nella presente direttiva».

(3) In tal caso la norma specifica che deve essere anche comunicato se i creditori si assumano la responsabilità piena ed incondizionata per l’operato posto in essere dall’intermediario.

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