Contratti di convivenza e contratti di affidamento fiduciario quali espressioni di un diritto civile postmoderno - PAGINA INTRODUTTIVA
PAGINA INTRODUTTIVA

Il volume raccoglie gli atti di due convegni di studi promossi dalla Fondazione Italiana del Notariato sui contratti di convivenza e di affidamento fiduciario, tenutisi rispettivamente a Bologna il 26 novembre 2016 e a Roma il 3 marzo 2017.
Le suggestioni dello Stato etico spingevano in passato il legislatore e, in una fase più recente, i giudici a circondare i rapporti familiari di un pesante apparato di formalizzazione legale (o di regole elaborate dal diritto giudiziario, come nel caso dell’assegno di divorzio e dei patti in vista del divorzio) per colpire ogni deviazione rispetto al modello ideale di relazioni familiari, con la pretesa di imporre per legge o per sentenza efficacia di vincolo giuridico. È stato, peraltro, da tempo messo in evidenza da parte della riflessione giuridica più consapevole che la famiglia è governata da regole di formazione spontanea, è connotata quindi da libertà normativa e attuativa, da “autogoverno”. In questo senso, può parlarsi di vero e proprio ordinamento giuridico primario con carattere di originarietà.
Il notaio, essendo collocato al pari del giudice nella estrema trincea dove i cittadini chiedono soluzioni immediate per i loro problemi quotidiani, non può sottrarsi al dovere di corrispondervi; quando il dato legislativo manca o è troppo generico, il notaio vi corrisponde unicamente se si fa interprete, cioè mediatore tra fatti sopravvenuti e diritto ufficiale, conferendo un conio tecnico alla carica normativa di fatti nuovi e nuovissimi.
Prima o poi il legislatore interviene, come è avvenuto per il contratto di convivenza (L. 76/2016) o il contratto di affidamento fiduciario (L. 112/2016), che hanno offerto copertura legislativa ad una prassi negoziale già da tempo nota agli operatori, volta a fornire una regolamentazione ai rapporti di convivenza oppure a fornire adeguata tutela ai familiari deboli. A livello di scelte legislative, risulta assai chiara la scelta politica di consegnare ai protagonisti del legame familiare la gestione del rapporto attraverso lo strumento contrattuale, ma non è affatto scontato che dottrina, giurisprudenza ed operatori siano pronti a recepire il “cambio di paradigma”, il mutato assetto valoriale di cui sono espressione le nuove norme legislative.
Il legislatore italiano, attraverso un’ opera di attenta e disponibile osservazione della transizione in atto, ha messo mano ad un rilevante svecchiamento del quadro legislativo che disciplina i rapporti familiari. Oltre alla legge n. 76/2016 su unioni civili e convivenze e alla legge 112/2016 (c.d. “dopo di noi”), occorre ricordare, infatti, la legge sulla parificazione dei figli (L. 219/2012) e il suggestivo decreto di attuazione (D.lgs. 154/2013) che rappresentano una riforma profonda e comparabile alla generale riscrittura di quella parte del libro primo del codice civile, apportando una radicale modifica della nozione legale di famiglia, non più necessariamente fondata sul matrimonio, posto che i vincoli giuridici di parentela prescindono da esso. Occorre, altresì, rammentare il riconoscimento ai coniugi (ed oggi alle parti di una unione civile) del diritto di divorziare, senza ricorrere ad un giudice (artt. 6 e 12 della L. 162/2014), con la riduzione del periodo di separazione a sei mesi/un anno (L. 55/2015).
Un segnale squillante che i rapporti familiari costituiscono un “affare privato” rispetto al quale giudici e legislatori trovano un solenne principio di autolimitazione nei precetti costituzionali (in particolare artt. 2 e 29: la famiglia è società naturale che il diritto dello Stato non può menomare né modificare) è recentemente giunto dalla sentenza n. 11504, depositata il 10 maggio 2017, con la quale la Suprema Corte di Cassazione riporta nel quadro della ragionevolezza storica e sociale il problema interpretativo dei presupposti per il riconoscimento dell’assegno di divorzio.
Spetta ora ai giuristi teorici e pratici compiere un’analoga opera di svecchiamento nei propri atteggiamenti culturali, provando a dismettere vesti inadatte non solo perché decrepite ed usurate, ma sopratutto perché troppo strette a fronte dei bisogni di un tempo ormai compiutamente postmoderno.
Obiettivo dei due convegni e del presente volume, che ne raccoglie gli atti, è fornire una sintesi dei risultati raggiunti dalla prassi negoziale notarile alla luce della nuova disciplina legislativa, nell’auspicio di fornire un minimo contributo al superamento della illuministica sfiducia verso il sociale ed il realizzarsi, anche attraverso la prassi dei notai, di un autentico pluralismo giuridico, con i privati protagonisti attivi della organizzazione giuridica, così come lo sono del mutamento sociale.

Massimo Palazzo
Presidente Fondazione italiana del Notariato Consigliere nazionale del Notariato
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