Introduzione - Atti del convegno tenutosi a Bologna il 26 novembre 2016
Introduzione
di Luigi Balestra
Ordinario di Diritto civile, Università di Bologna

Il convegno bolognese promosso dalla Fondazione Nazionale del Notariato - la quale mostra, ancora una volta, particolare sensibilità al cospetto delle novità, non solo legislative - ha costituito un importante momento di riflessione all’indomani del varo della legge n. 76 del 2016. Legge che si caratterizza per l’introduzione di un vero e proprio statuto della coppia non coniugata: completo ed omogeneo quello dettato per i componenti dell’unione civile, minimale ed attento essenzialmente agli interessi che si proiettano all’esterno quello dettato per la convivenza di fatto. La prospettiva differenziante rappresenta il filo conduttore della legge: da un lato, infatti, l’unione civile - pur essendo stata formalmente concepita, anche nei presupposti costituzionali, quale unione distinta dal matrimonio - è stata costruita sulla falsariga dell’atto matrimoniale e dei contenuti del relativo rapporto, sia tramite la predisposizione di regole che, di fatto, riproducono - ancorché con qualche variante non priva di significato - il contenuto di disposizioni che il codice civile dedica specificamente al matrimonio (cfr. commi 4, 7, 11, 12), sia mediante l’espresso rinvio ad altre norme che, in vari modi, si riferiscono all’unione coniugale (cfr. commi 5, 13, 19), sia attraverso l’attribuzione alle parti dell’unione civile di talune prerogative accordate anche ai coniugi (cfr. commi 14, 15, 16, 18, rispettivamente in tema di ordini di protezione, preferenza nella nomina ad amministratore di sostegno e legittimazione a promuovere l’interdizione o l’inabilitazione, annullamento del contratto per violenza, sospensione della prescrizione).
Dall’altro le convivenze di fatto, la cui regolamentazione appare priva di organicità e di completezza. Senza poi tener conto dell’errore che sottostà all’espressione «conviventi di fatto», con cui si intende in qualche modo alludere ad un fenomeno attinente ad una sfera fattuale, in qualche modo da circoscrivere all’interno di detta sfera, laddove la convivenza dà luogo - e questo già da tempo - a un fenomeno pienamente rilevante sul piano giuridico (costituzionale.
La circostanza che, in tempi recenti, si sia concretizzata la possibilità di addivenire al varo di un provvedimento normativo, rappresenta certamente un elemento sintomatico dell’intervenuta maturazione di un significativo livello di condivisione in merito all’opportunità di una regolamentazione dei molteplici interessi scaturenti dalle unioni non fondate sul matrimonio. A tal riguardo non pare inopportuno dare adeguato risalto ad una notazione di carattere metodologico: il diritto non può perseguire, in un contesto come quello delle relazioni affettive, obiettivi di carattere promozionale, come invece può - e, a volte, deve - fare in campo economico, ove l’intervento legislativo è sovente funzionale rispetto all’innesco di comportamenti virtuosi. Ogniqualvolta si tratti di legiferare con riguardo a materie aventi forti ricadute nell’ambito di plurime sfere quali, tra le altre, quella etica e quella morale, si rende necessario procedere secondo interessi e scelte condivise: l’adesione a livello generale - pur nella consapevolezza della forte disarticolazione e complessità che caratterizzano la realtà sociale - è, dunque, fondamentale, in guisa che non sembra possibile fondare interventi legislativi, volti ad incidere su materie così rilevanti, sulla mera volontà di assecondare istanze di singoli “gruppi”, portatori di interessi che risultino essere espressione del tutto parziale di quanto percepito e condiviso a livello sociale.
Gli anni più recenti, anche in virtù dell’influenza esercitata dalle esperienze straniere, hanno visto il diffondersi di un progressivo atteggiamento di favore nei confronti delle unioni di fatto non fondate sul matrimonio, oggi sempre più ricorrenti e ormai non più oggetto di giudizi di condanna, soprattutto morale, che in passato ne avevano accompagnato l’estrinsecazione sul piano sociale, determinandone quale naturale conseguenza anche una condanna sul piano giuridico. Alla progressiva maturazione di un tale orientamento di favore hanno contribuito una pluralità di fattori, che hanno decretato un mutamento complessivo dell’assetto delle relazioni familiari, così dando luogo all’archiviazione dell’impostazione tradizionale che ne aveva caratterizzato le linee fondanti nel corso dei secoli, a beneficio di un’opzione normativa e di un approccio ermeneutico tesi a valorizzare anche l’unione paraconiugale, nella quale oggi si ravvisa unanimemente una situazione giuridicamente rilevante. Un contributo di notevole rilievo e spessore all’indicata evoluzione è stato fornito dalla giurisprudenza, sia interna sia sovranazionale, la quale, negli anni a noi più vicini, è giunta ad esprimersi apertamente nel senso dell’attribuzione di una piena dignità giuridica anche alle unioni affettive coinvolgenti persone dello stesso sesso, al tempo stesso invitando il legislatore ad intervenire al fine di salvaguardare i diritti anche di queste ultime.
La nuova legge s’inquadra - il che è stato ben percepito nell’ambito delle riflessioni avutesi nel convegno - in un più ampio contesto di riforme che stanno incidendo profondamente sulla valenza giuridica dell’istituto matrimoniale. Il matrimonio - il quale per effetto della nuova legislazione in tema di filiazione ha perduto la tradizionale funzione di meccanismo idoneo a decretare in capo ai figli l’acquisizione di un peculiare status - risulta ulteriormente inciso dalla L. n. 76/2016, la quale - nell’introdurre l’istituto dell’unione civile attraverso una tecnica legislativa che, sia pur con talune variazioni, si sostanzia, come dianzi posto in luce, nel recepimento di norme che costituiscono l’ossatura della disciplina contenuta nel titolo VI del libro primo del codice civile - comporta, nella sostanza, un’ulteriore alterazione del tradizionale significato attribuito al matrimonio, inteso come istituto destinato a soddisfare determinati interessi e bisogni di partner necessariamente eterosessuali; in guisa che, l’eterosessualità non pare più elemento imprescindibile al fine di realizzare le finalità e gli interessi tradizionalmente posti a fondamento dell’unione matrimoniale.
Si tratta dunque di un intervento legislativo fortemente impattante sul tema delle relazioni affettive che, in ultima istanza, contribuisce a restituire un’immagine del diritto di famiglia in rapida, incessante e irrequieta evoluzione.

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