Esecuzione tributaria e vendita ad opera del debitore dell'immobile pignorato o ipotecato
Esecuzione tributaria e vendita ad opera del debitore dell'immobile pignorato o ipotecato
di Vincenzo Pappa Monteforte
Notaio in Cercola

Estratto: L’intervento in atto dell’agente della riscossione nell’ipotesi di scelta della vendita in proprio del bene pignorato o anche solo ipotecato da parte del debitore costituisce una mera facoltà per quest’ultimo, integrante una misura di favore.

Il consenso dell’agente della riscossione – benchè creditore sia l’ente impositore - è sufficiente a realizzare l’effetto purgativo o liberatorio del bene alienato, senza che sia richiesto provvedimento alcuno del giudice dell’esecuzione, ma esclusivamente quando la formalità pregiudizievole rappresenti l’unica ipoteca iscritta o un pignoramento immobiliare senza interventi nella procedura esattoriale.

Nel meccanismo delineato dal legislatore, l’agente della riscossione assume la veste di indicatario di pagamento, con conseguente efficacia liberatoria per l’acquirente dipesa dalla mera corresponsione del corrispettivo della vendita al soggetto legittimato a riceverlo, indipendentemente dalla effettiva trasmissione del quantum dovuto all’ente impositore o – sotto il profilo dell’eccedenza del corrispettivo rispetto al debito - al venditore/debitore.

1) Prime indicazioni sul procedimento di vendita di immobili pignorati o sottoposti ad ipoteca esattoriale.

A far data dal 22 giugno 2013, con l’entrata in vigore del d.l. 21 giugno 2013 n. 69 (c.d. Decreto del fare), convertito dalla L. 9 agosto 2013 n. 98, sono state introdotte sostanziali modifiche alla disciplina della riscossione delle imposte(1).

L’analisi che segue si sofferma sul novellato articolo 52, D.P.R. 29 settembre 1973 n. 602 e - più in particolare - sul procedimento di vendita degli immobili pignorati o sottoposti ad ipoteca esattoriale, al fine del recupero coattivo delle somme non pagate per debiti tributari, che sembra richiedere l’intervento in atto del “concessionario” nell’ipotesi di esercizio del parte del debitore della “facoltà” di cui al comma 2-bis.

L’articolo 52, D.P.R. 602/1973 – collocato proprio nell’espropriazione forzata, il cui procedimento è regolato dalle norme ordinarie, in quanto non derogate dalle disposizioni dettate in tema di riscossione delle imposte (articolo 49, II comma, D.P.R. 602/1973) - così recita:

“1. La vendita dei beni pignorati è effettuata, mediante pubblico incanto o nelle altre forme previste dal presente decreto, a cura del concessionario, senza necessità di autorizzazione dell'autorità giudiziaria. 2. L'incanto è tenuto e verbalizzato dall'ufficiale della riscossione.

2-bis. Il debitore ha facoltà di procedere alla vendita del bene pignorato o ipotecato al valore determinato ai sensi degli articoli 68, 79 e 80, comma 2, lettera b), con il consenso dell'agente della riscossione, il quale interviene nell'atto di cessione e al quale è interamente versato il corrispettivo della vendita. L'eccedenza del corrispettivo rispetto al debito è rimborsata al debitore entro i dieci giorni lavorativi successivi all'incasso.

2-ter. Nel caso in cui il debitore eserciti la facoltà di cui al comma 2-bis, la vendita del bene deve aver luogo entro i cinque giorni antecedenti la data fissata, ai sensi degli articoli 66 e 78, per il primo incanto, ovvero la nuova data eventualmente fissata per effetto della nomina di cui all' articolo 80, comma 2, lettera b).

2-quater. Se la vendita di cui al comma 2-ter non ha luogo nei cinque giorni antecedenti la data fissata per il primo incanto e vi è necessità di procedere al secondo, il debitore, entro il giorno che precede tale incanto, può comunque esercitare la facoltà prevista dal comma 2-bis al prezzo stabilito ai sensi degli articoli 69 e 81”.

Prima di procedere oltre, per un inquadramento generale è bene ricordare che con l’articolo 1, d.l. 22 ottobre 2016 n. 193, convertito dalla L. 1 dicembre 2016 n. 225, è stata prevista a decorrere dal 1° luglio 2017, lo scioglimento delle società del Gruppo Equitalia.

Equitalia (nata con il d.l. 203//2005) è una società partecipata dall’Agenzia delle Entrate e dall’Inps, suddivisa in Equitalia Nord s.p.a., Equitalia Centro s.p.a. e Equitalia Sud s.p.a., dislocate sul territorio, sotto il coordinamento e l’indirizzo della Holding Equitalia s.p.a., confluite dal 17 febbraio 2016 in Equitalia Servizi di riscossione s.p.a., attraverso una fusione per incorporazione.

A seguito dello scioglimento, l’esercizio delle funzioni relative alla riscossione nazionale passerà all’Agenzia delle Entrate, attraverso un ente pubblico economico denominato “Agenzia delle entrate – Riscossione”, ente strumentale dell’Agenzia delle entrate sottoposto all’indirizzo e alla vigilanza del Ministro dell’economia e delle finanze. Tale ente subentrerà a titolo universale nei rapporti giuridici attivi e passivi, anche processuali, delle società del Gruppo Equitalia ed assumerà la qualifica di agente della riscossione, con i poteri e secondo le disposizioni di cui al titolo I, capo II, e al titolo II, del D.P.R. 602/1973.

2) Dubbi sull’ambito applicativo della norma e sulle conseguenze rispetto ai diritti del contribuente.

L’articolo 52, comma 2-bis, D.P.R, 602/1973 fa nascere un primo problema interpretativo: si applica anche con riferimento alla vendita in proprio del bene ipotecato, oppure la norma riguarda le sole vendite “all’incanto”?

I commi 2-ter e 2-quater sembrano disciplinare esclusivamente queste ultime, in quanto i riferimenti alla data dell’incanto rimandano al precedente pignoramento. La lettera della disposizione, al contrario, spinge l’interprete in tutt’altra direzione avendo il legislatore riconosciuto al debitore la facolta' di procedere alla vendita del bene “pignorato o ipotecato” (comma 2-bis), con conseguente estensione del procedimento delineato nella norma alla fattispecie della mera iscrizione di ipoteca “legale” su un bene del debitore da parte dell’agente della riscossione(2).

Ulteriormente, il comma 2-bis dell’articolo 52 rappresenta “una misura di favore che prevede la possibilità (non l’obbligo), per il debitore, di avvalersi della facoltà di vendita in proprio, al fine di evitare la vendita coattiva dei propri beni a valori inferiori a quelli di mercato(4)?

E la tematica per il pubblico ufficiale rogante, solidalmente responsabile con le parti contraenti per la c.d. imposta principale postuma, ha un interesse “particolare”, atteso che l’articolo 77, D.P.R. 602/1973 consente all’agente della riscossione di iscrivere ipoteca anche sugli immobili dei soggetti coobbligati(5).

La presente indagine mira ad evidenziare la “specialità” della norma contenuta nell’articolo 52, D.P.R. 602/1973, sia in ordine alla tempistica dell’intervento in atto dell’Agente della riscossione (anticipato alla “mera” iscrizione dell’ipoteca esattoriale), sia rispetto al contenuto del suo consenso (capace di dar luogo alla cancellazione della formalità pregiudizievole, benché creditore degli importi in questione risulti essere l’ente impositore), sia – ancora – per la natura opzionale del procedimento delineato dal legislatore da leggersi nell’ottica (di favore) della purgazione del bene oggetto di trasferimento, sia – infine – circa la possibile attivazione concreta del meccanismo di legge, esclusivamente in assenza di interventi nella procedura esattoriale e/o di altri creditori ipotecari.

3) Caratteristiche dell’esecuzione forzata tributaria.

L’esecuzione forzata tributaria è quella particolare procedura – caratterizzata dalla autoritatività dell’azione del soggetto agente - finalizzata a dare reale attuazione al tributo attraverso l’espropriazione dei beni del debitore, grazie ad un meccanismo coincidente con quello di cui all’articolo 2910 c.c., che trova articolata regolamentazione nel D.P.R. 29 settembre 1973 n. 602, contenente il nucleo centrale delle disposizioni applicabili in materia di riscossione.

Tradizionalmente viene definita “esecuzione esattoriale”, benché oramai la figura dell’esattore dal 1° gennaio 1990 sia stata soppressa e sostituita dall’agente della riscossione (D.P.R. 28 gennaio 1988 n. 43).

In materia tributaria esiste un’altra forma di esecuzione speciale fondata (non sul ruolo(8).

Per avviare la procedura esecutiva, al ruolo deve seguire la notifica della cartella di pagamento, contenente “l’intimazione ad adempiere l’obbligo risultante dal ruolo entro il termine di sessanta giorni dalla notificazione, con l’avvertimento che, in mancanza, si procederà ad esecuzione forzata” (articolo 25, II comma, D.P.R. 602/1973), ferma la necessità della notifica dell’avviso di mora quando l’esecuzione coattiva non ha inizio entro un anno dalla notifica della cartella di pagamento (articolo 50, II comma, D.P.R. 602/1973). Cioè, l’attività propriamente espropriativa ha inizio solo con il pignoramento ex articolo 491 c.p.c. (nell’esecuzione tributaria è un atto proprio dell’ufficiale della riscossione - articolo 49, III comma, D.P.R. 602/1973 – su impulso dell’agente della riscossione), ma quest’ultimo deve essere preceduto dalla notifica degli atti cc.dd. preparatori: titolo esecutivo e precetto.

Attraverso il pignoramento si crea l’inefficacia (relativa) nei confronti del creditore procedente e dei creditori intervenuti nel procedimento esecutivo degli atti (che restano validi) con i quali il debitore dispone delle cose pignorate.

Nell’esecuzione tributaria, la sequenza procedimentale è “semplificata”: la vendita non deve essere autorizzata dal giudice (articolo 52, I comma, D.P.R. 602/1973), attesa l’analitica disciplina legislativa; in essa il giudice viene investito della procedura in un momento molto vicino alla sua conclusione, quando il fascicolo è depositato dall’agente della riscossione ex articolo 56, D.P.R. 602/1973. L’attività principale del Giudice – come si evince dalla norma da ultimo citata - consiste nell’autorizzazione alla distribuzione della somma ricavata dalla vendita, e queste indicazioni hanno un preciso significato ai fini della presente indagine.

Il legislatore - sempre al fine di ottenere il pagamento da parte del contribuente ed a prescindere dal pignoramento, risultando bastevole il titolo esecutivo – a fronte della inadeguatezza delle c.d. misure cautelari “classiche” previste dall’articolo 22, D. Lgs. 18 dicembre 1997 n. 472, ha introdotto gli istituti del fermo di beni mobili registrati (articolo 86, D.P.R. 602/1973) e dell’iscrizione di ipoteca (articolo 77, D.P.R. 602/1973), sulla cui natura si tornerà in seguito(9).

4) Vendita dei beni sottoposti a procedura espropriativa immobiliare (non tributaria).

L’espropriazione di un bene richiede l’accertamento del diritto di credito vantato dal creditore (che poi diventerà procedente), accertamento diretto alla formazione di un titolo esecutivo che rappresenta l’antefatto logico, unitamente al precetto, del pignoramento: sia il titolo esecutivo, che il precetto, appartengono ai c.d. atti preparatori del procedimento esecutivo.

Trascritto il pignoramento, poi, vale quanto sancito dall’articolo 2913 c.c.: “non hanno effetto in pregiudizio del creditore procedente e dei creditori che intervengono nell’esecuzione gli atti di alienazione dei beni sottoposti a pignoramento, salvi gli effetti del possesso in buona fede per i mobili non iscritti in pubblici registri”. E il quadro sull’inefficacia delle alienazione si completa con l’articolo 2914 c.c. inerente gli atti anteriori al pignoramento.

Preliminare ad ogni altra considerazione è ricordare “la concezione dottrinale oramai accettata dalla quasi unanime giurisprudenza che configura nell’art. 2913 una inefficacia relativa dell’atto di alienazione. Inefficacia relativa significa che gli atti posti in essere dal debitore sono validi anche se inopponibili ai creditori procedenti, per cui in caso di estinzione del processo esecutivo viene meno la necessità di tener bloccato il patrimonio del debitore e quindi quegli atti saranno opponibili anche ai creditori sia procedenti che intervenuti”(10).

Con il tempo, si sono superati gli argomenti sostenuti da una giurisprudenza estremamente rigoristica che si esprimeva nel senso di riconoscere la “colpevolezza” del notaio che riceveva un atto alienativo relativo ad un immobile oggetto di pignoramento(12).

5) Procedura espropriativa immobiliare tributaria.

Riprendendo quanto già ricordato in precedenza, nell’esecuzione tributaria la vendita non deve essere autorizzata dal giudice, per scelta del legislatore (articolo 52, I comma, D.P.R. 602/1973).

Ma la vendita dei beni sottoposti a procedura espropriativa immobiliare tributaria – quindi pignorati – integra il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte di cui all’articolo 11, D. Lgs. 74/2000(13)?

Se la risposta fosse affermativa, solo attraverso il ricorso alla fattispecie procedimentale delineata dall’articolo 52, D.P.R. 602/1973, sarebbe possibile trasferire legittimamente l’immobile pignorato.

Ed i precedenti giurisprudenziali in materia non sono “tranquillizzanti”(14).

Sembra, però, plausibile sostenere che la norma non vieta, di per sé, i trasferimenti – a titolo gratuito o oneroso – dei beni, ma i soli “passaggi” simulati o fraudolenti. Quindi, un contribuente “accertato” può negoziare i propri beni, semprechè si tratti alienazioni effettive e non preordinate a sottrarsi alla procedura di riscossione. Vietato è il ricorso alla “interposizione fittizia” oppure “reale”, e non l’atto di disposizione patrimoniale.

Inoltre, quanto all’elemento soggettivo del reato, il soggetto agente deve essere perfettamente consapevole della sussistenza del debito fiscale(15).

6) Cenni su esecuzione esattoriale e par condicio creditorum.

E’ giusto puntualizzare che nell’esecuzione esattoriale la regola della par condicio creditorum ha difficoltà di applicazione concreta(16).

La normativa vigente non ammette limitazioni contrattuali alla disciplina della responsabilità patrimoniale e orienta l’interprete a leggere le deroghe con particolare attenzione. Anzi, "le norme contenute negli artt. 2740 e 2741 attengono all'ordine pubblico ed hanno copertura costituzionale. Esse, poichè incidono sulla tutela della persona, sia dal lato del creditore che da quello del debitore, sono coperte dal principio costituzionale supremo di cui all'art. 2 Cost. e impongono la verifica della legittimità delle disposizioni di legge che possano riflettersi sulla concreta conformazione della responsabilità patrimoniale, verifica che trova come norma cardine di riferimento l'art. 3 Cost. e, per quanto attiene alla tutela del risparmiatore, anche l'art. 47 Cost."(17).

“La rilevanza costituzionale delle norme di cui agli artt. 2740 e 2741, integrate da quelle di cui agli artt. 2742-2743 e, più significativamente, proprio con riferimento alla par condicio creditorum, da quella di cui all’art. 2744, costituisce sicuro parametro per verificare la legittimità di tutte le limitazioni alla universalità della responsabilità patrimoniale e delle deroghe alla par condicio creditorum riscontrabili nel nostro ordinamento. La verifica sarà naturalmente più semplice per le limitazioni e deroghe apportate direttamente dall’ordinamento senza l’intervento di atti negoziali, più complessa in questa seconda ipotesi, nella quale si dovrà verificare preliminarmente lo spazio riservato dall’ordinamento all’autonomia privata nell’area delle garanzie”(18).

Lo scopo della conservazione della garanzia patrimoniale è perseguito da un complesso di norme che risolvono i conflitti di interesse tra creditori e terzi, norme – quando tese a rafforzare i poteri espropriativi dell’amministrazione finanziaria nell’esecuzione forzata - sulla cui legittimità costituzionale è nato qualche problema di troppo, atteso che non sempre “è dato comprendere quale ragionevolezza abbia un trattamento del creditore amministrazione finanziaria, diversificato proprio nella correttezza formale della quale, esemplarmente, essa dovrebbe essere la massima garante in uno Stato di diritto”(19).

7) Ipoteca esattoriale.

Valutare il raggio d’azione della disposizione contenuta nell’articolo 52, D.P.R. 602/1973 significa stabilire i rapporti tra l'ipoteca esattoriale ivi prevista e l'istituto disciplinato dagli articoli 2808 ss. c. c., ma - ancor prima - individuarne la natura.

Mentre, in senso civilistico, ex articolo 2808, I comma, c.c., "l'ipoteca attribuisce al creditore il diritto di espropriare, anche in confronto del terzo acquirente, i beni vincolati a garanzia del suo credito e di essere soddisfatto con preferenza sul prezzo ricavato dall'espropriazione", fiscalmente sono gli articoli 76 e 77 delle disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito a fare espresso riferimento all’iscrizione di ipoteca, dettando una disciplina di non facile lettura.

“Decorso inutilmente il termine di cui all’articolo 50, comma 1, il ruolo costituisce titolo per iscrivere ipoteca sugli immobili del debitore e dei coobbligati per un importo pari al doppio dell’importo complessivo del credito per cui si procede. L’agente della riscossione, anche al solo fine di assicurare la tutela del credito da riscuotere, può iscrivere la garanzia ipotecaria di cui al comma 1, anche quando non si siano ancora verificate le condizioni per procedere all’espropriazione di cui all’art. 76, commi 1 e 2, purchè l’importo complessivo del credito per cui si procede non sia inferiore complessivamente a ventimila euro” (articolo 77, commi 1 e 1-bis, D.P.R. 602/1973)(20).

“L’agente della riscossione è tenuto a notificare al proprietario dell’immobile una comunicazione preventiva contenente l’avviso che, in mancanza del pagamento delle somme dovute entro il termine di trenta giorni, sarà iscritta l’ipoteca di cui al comma 1” (articolo 77, comma 2-bis, D.P.R. 602/1973)”(22).

Secondo i giudici di legittimità, anche gli atti formalmente atipici (tra i quali rientrano il preavviso di fermo amministrativo dell’auto e quello di ipoteca) sono autonomamente impugnabili, laddove “sanciscano” la sussistenza di un’obbligazione tributaria, nonostante non siano ricompresi nell’elenco di cui all’articolo 19, D. Lgs. 546/1992, “apparentemente” tassativo: “gli atti diversi da quelli indicati non sono impugnabili autonomamente” (articolo 19, III comma, D. Lgs. 546/1992).

In una vicenda relativa al preavviso di fermo, la Cassazione ha riconosciuto che: “il preavviso di fermo amministrativo D.P.R. 29 settembre 1973 n. 602, ex art. 86, che riguardi una pretesa creditoria dell’ente pubblico di natura tributaria è impugnabile innanzi al giudice tributario, in quanto atto funzionale a portare a conoscenza del contribuente una determinata pretesa tributaria rispetto alla quale sorge, ex art. 100 c.p.c., l’interesse del contribuente alla tutela giurisdizionale per il controllo della legittimità sostanziale della pretesa impositiva, a nulla rilevando che detto preavviso non compaia esplicitamente nell’elenco degli atti impugnabili contenuto nel D. Lgs. 31 dicembre 1992, art. 19, in quanto tale elencazione va interpretata in senso estensivo, sia in ossequio alle norme costituzionali di tutela del contribuente e di buon andamento della P.A., che in conseguenza dell’allargamento della giurisdizione tributaria operato con la L. 28 dicembre 2001 n. 448”(23). Non si tratta, quindi, di un semplice atto preparatorio, che il contribuente non avrebbe interesse ad impugnare; anzi, diversamente opinando, potrebbe rimanere preclusa – in violazione degli articoli 24 e 113 Cost. – la possibilità di tutela giurisdizionale.

L’ipoteca esattoriale rappresenta, altresì, un presupposto dell’espropriazione immobiliare, espropriazione che non può aversi:

- a prescindere dall’entità del debito, quando l’unico immobile di proprietà del debitore, con esclusione delle abitazioni di lusso(24), è adibito ad uso abitativo e lo stesso vi risiede anagraficamente (articolo 76, I comma, lettera a, D.P.R. 602/1973);

- quando l’importo complessivo del credito per cui si procede non supera centoventimila euro (articolo 76, I comma, lettera b, D.P.R. 602/1973);

- se non sono decorsi almeno sei mesi dall’iscrizione senza che il debito sia stato estinto.

Conseguentemente, a differenza di quanto previsto dalle disposizioni codicistiche – per le quali esiste un potere di espropriazione indipendentemente dall'ipoteca: il creditore è legittimato all’espropriazione nei confronti del debitore dagli articoli 2910, I comma e 2741 c.c. (il titolo esecutivo non necessita dell'iscrizione ipotecaria, tant’è che l'articolo 2808 c.c. attribuisce al creditore il diritto di espropriare anche in confronto del terzo acquirente, rispetto al quale non può ottenere un titolo esecutivo trattandosi di soggetto non obbligato al pagamento) – secondo il legislatore fiscale l’espropriazione deve passare attraverso l’ipoteca: “l’espropriazione può essere avviata se è stata iscritta l’ipoteca di cui all’articolo 77 e sono decorsi almeno sei mesi dall’iscrizione senza che il debito sia stato estinto” (articolo 76, I comma, lettera b), D.P.R. 602/1973).

Ma pur sostenendosi che l’ipoteca esattoriale – nella tripartizione voluta dal legislatore nell’articolo 2808 c.c., ove si distingue tra ipoteca convenzionale, giudiziale e legale – seppur con peculiarità tipiche della normativa di settore, dell’assetto pubblicistico della riscossione e dell’esercizio della relativa funzione, sia da collocare tra le ipoteche legali(27).

In sintesi, fiscalmente, l’ipoteca – nella sua “specialità” – è un presupposto del pignoramento, ma è sufficiente – stante la lettera dell’articolo 52, D.P.R. 602/1973 - la sua semplice iscrizione per consentire al debitore l’accesso alla misura di favore della vendita in proprio del cespite assoggettato a formalità pregiudizievole.

L’ipoteca esattoriale è fuori dall’esecuzione fiscale vera e propria, pur rappresentandone un prius, considerazione che non basta a delinearne compiutamente la natura.

La scelta del legislatore circa la disciplina unitaria del procedimento di vendita in proprio del bene “pignorato o ipotecato”, però, aiuta a “spostare” la collocazione sistematica dell’ipoteca verso l’esecuzione, attribuendole una “forza acquisitiva” del cespite e sfumandone la funzione cautelare di mera conservazione della garanzia patrimoniale(28). E gli effetti sono molteplici. Si pensi, ad esempio, alla contestata ipotecabilità per il fisco di un bene facente parte di un fondo patrimoniale.

La giurisprudenza in proposito è ondivaga.

Per un certo indirizzo, l’iscrizione ipotecaria prevista dall’articolo 77, D.P.R. 602/1973, non può essere considerata un atto dell’espropriazione forzata, bensì “un atto riferito ad una procedura alternativa all’esecuzione forzata vera e propria”(29). Ne consegue che non trova applicazione l’articolo 170 c.c. riguardante le procedure esecutive e non anche l’attivazione delle misure cautelari, quale assume essere l’iscrizione di ipoteca de qua, da ritenersi solo propedeutica a una eventuale, non ancora certa, fase esecutiva. Ergo, i beni costituiti in fondo patrimoniale possono formare oggetto di garanzia ipotecaria ai sensi della menzionata disposizione fiscale.

Per un altro, invece, anche l’ipoteca esattoriale deve considerarsi suscettibile di costituire oggetto del divieto codicistico, laddove il debito non sia stato contratto nell’interesse e per la soddisfazione dei bisogni della famiglia(31).

Interessante, ai fini della presente indagine, può essere un cenno alle vicende dell’ipoteca successive alla sua iscrizione.

Se l’ammontare dell’iscrizione è stabilito dal legislatore (articolo 77, I comma, D.P.R. 602/1973: “importo pari al doppio dell’importo complessivo del credito per cui si procede”), manca una disposizione fiscale che obblighi l’Agente a cancellare l’ipoteca nelle ipotesi di estinzione del debito, differentemente dal caso di cancellazione del pignoramento a seguito del pagamento del quantum dovuto (articolo 53, II comma, D.P.R. 602/1973). Stante l’accessorietà del diritto ipotecario rispetto al diritto di credito, naturale è apparsa la correlazione tra vicende relative a quest’ultimo e la garanzia iscritta, da definire grazie all’applicazione delle norme di diritto comune (articoli 2872 ss. c.c.)(32).

E questo rende l’articolo 52 - del quale si discute - “fondamentale”, nel senso che risolve alla fonte ogni questione facendo coincidere l’intervento in atto dell’Agente della riscossione con la liberazione del bene dalle formalità pregiudizievoli. Infatti, se è vero che quest’ultimo non dispone di un “diritto di veto” all’alienazione, una volta intervenuto nell’atto di trasferimento consente di addivenire alla “purgazione consensuale” del bene (cancellazione della garanzia ipotecaria), a fronte del pagamento(33).

8) Concetto di “vendita” di cui all’articolo 52, D.P.R. 602/1973 e “valore” del bene.

Benchè il legislatore abbia fatto espresso riferimento alla “vendita”, non esistono ragioni per interpretare restrittivamente tale concetto. Qualsiasi atto dispositivo potrebbe astrattamente soggiacere alla disciplina prevista dall’articolo 52, D.P.R. 602/1973, tenuto conto che è “naturale” l’uso di una simile voce verbale nell’esecuzione immobiliare che – “esattoriale” e non - “passa” attraverso la vendita coattiva del cespite pignorato. La ratio della norma è quella di permettere al debitore di evitare le lungaggini del procedimento esecutivo ed i ribassi d’asta capaci di deprezzare il bene, per cui ogni operazione dismissiva idonea a tutelare la sua sfera patrimoniale è meritevole di essere perseguita. Al contempo, bisogna però riconoscere che solo attraverso la vendita, ovvero negozi giuridici similari (es.: permuta con conguaglio, divisone con conguaglio, logicamente a favore del debitore) potrà attuarsi in toto il meccanismo delineato dalla legge.

La prerogativa, visti gli effetti prodotti, consiste nella possibilità che l’<alienazione> – nel senso più ampio riconoscibile al termine – sia voluta direttamente dal debitore, proprietario del cespite, nonostante il pignoramento del bene o l’eseguita iscrizione ipotecaria sul medesimo, nei precisi limiti temporali introdotti con il c.d. decreto del fare solo con riferimento all’ipotesi del pignoramento (articolo 52, comma 2-ter: “entro i cinque giorni antecedenti la data fissata […] per il primo incanto, ovvero la nuova data eventualmente fissata per effetto della nomina di cui all’articolo 80, comma 2, lettera b”; comma 3-quater: “Se la vendita di cui al comma 2-ter non ha luogo nei cinque giorni antecedenti la data fissata per il primo incanto e vi è necessità di procedere al secondo, il debitore, entro il giorno che precede tale incanto, può comunque esercitare la facoltà prevista dal comma 2-bis al prezzo stabilito ai sensi degli articoli 69 e 81”).

Circa il valore di cessione del bene da parte del debitore, il comma 2-bis richiama espressamente gli articoli 68 (per i beni mobili(36).

9) Vendita in proprio e presenza di altri creditori.

Di certo, la presenza di altri creditori nella procedura esattoriale crea qualche problema di troppo circa l’esercizio in concreto della facoltà del debitore di procedere alla vendita in proprio del cespite. Invero, nell’espropriazione immobiliare tributaria, l’intervento del giudice dell’esecuzione è “posticipato” alla decisione sul progetto di distribuzione delle somme ricavate dalla vendita, mentre è l’agente della riscossione a rivestire un ruolo centrale, quale longa manus dello Stato.

Ne consegue che gli intervenuti, grazie alla notifica al concessionario di un atto contenente le indicazioni di cui all’articolo 499, II comma, c.p.c. (articolo 54, I comma, D.P.R. 602/1973), hanno “soltanto il diritto di partecipare alla distribuzione della somma ricavata dalla vendita dei beni pignorati” (articolo 54, II comma, D.P.R. 602/1973).

Ciò fa nascere difficoltà di non poco conto rispetto alla vigenza del principio della par condicio creditorum, legate alla stessa (dubbia) essenza dell’esecuzione forzata tributaria(38).

Norma centrale è quella espressa dall’articolo 56, III comma, D.P.R. 602/1973: “se nell’esecuzione non sono intervenuti altri creditori aventi diritto ad essere soddisfatti con preferenza o in via concorrente rispetto al concessionario, ovvero se la somma ricavata è sufficiente a soddisfarli integralmente, il giudice dell’esecuzione autorizza il concessionario a trattenere l’ammontare del suo credito, depositando in cancelleria l’eventuale eccedenza, ovvero, se non sono intervenuti altri creditori, restituendola al debitore”. La medesima disposizione impone – nel termine di dieci giorni dalla vendita - il deposito, a cura del concessionario, degli atti del procedimento di espropriazione nella cancelleria del giudice dell’esecuzione (I comma) e la consegna al cancelliere della somma ricavata (II comma). Sulla distribuzione di quest’ultima, nell’ipotesi di intervento di altri creditori, indicazioni possono leggersi negli articoli 83 e 84, D.P.R. 602/1973.

Una visione d’insieme del procedimento deve, altresì, tener conto che – ex articolo 586 c.p.c., “naturalmente” applicabile alla espropriazione esattoriale immobiliare - la proprietà è trasferita dal giudice dell’esecuzione con decreto, a seguito del quale vengono cancellate i pignoramenti e le ipoteche, “se queste ultime non si riferiscono ad obbligazioni assuntesi dall’aggiudicatario a norma dell’articolo 508”. Anzi, l’effetto purgativo o liberatorio della vendita giudiziale si esplica anche rispetto alle formalità pregiudizievoli successive alla trascrizione del pignoramento, benchè siano - di per sé - inefficaci nei confronti dell’acquirente in executivis (articolo 586, I comma, ultima parte, c.p.c.)(39). E le cancellazioni saranno da eseguire in ossequio alle disposizioni di cui agli articoli 2884 e 2886 c.c.

Nel caso di vendita in proprio del bene pignorato o ipotecato, allora, il “mero” consenso dell'agente della riscossione, se può avere valenza purgativa quando quest’ultimo è il solo creditore, mostra tutti i suoi limiti nelle altre ipotesi, non potendo il concessionario sostituirsi al giudice dell’esecuzione. Più precisamente, solo nel caso di (unica) ipoteca o pignoramento immobiliare (senza interventi) voluti dal concessionario e di scelta del debitore di procedere alla vendita ex articolo 52, D.P.R. 602/1973, risulterà “naturale” evitare il placet giudiziale, mancando interessi altrui da tutelare: in sintesi, il ricorso al procedimento di vendita in proprio funge da confine della stessa procedura esecutiva esattoriale e determina il suo arresto, ma esclusivamente in assenza di altre pregiudizievoli della ricordata natura sul cespite in oggetto(40). Per ogni altra fattispecie, la distribuzione della somma ricavata dalla vendita dell’immobile ed il pagamento ai creditori – nei limiti della provvista - di quanto spetta loro per capitale, interessi e spese integrerà un mero presupposto per la purgazione del bene, discendente dal provvedimento giudiziale.

10) Agente della riscossione quale indicatario di pagamento.

Nel meccanismo delineato dal legislatore, l’agente della riscossione assume la veste di indicatario di pagamento(41), con conseguente efficacia liberatoria per l’acquirente dipesa dalla mera corresponsione del corrispettivo della vendita al soggetto legittimato a riceverlo, indipendentemente dalla effettiva trasmissione del quantum dovuto all’ente impositore o – sotto il profilo dell’eccedenza del corrispettivo rispetto al debito - al venditore/debitore.

E’ il comma 2-bis a dettare la disciplina: “Il debitore ha facoltà di procedere alla vendita del bene pignorato o ipotecato […] con il consenso dell'agente della riscossione, il quale interviene nell'atto di cessione e al quale è interamente versato il corrispettivo della vendita. L'eccedenza del corrispettivo rispetto al debito è rimborsata al debitore entro i dieci giorni lavorativi successivi all'incasso”.

Il pagamento del prezzo della vendita da parte del beneficiario del trasferimento immobiliare - stante l’esteriorizzazione del rapporto intercorrente tra ente autore del ruolo e agente della riscossione, unitamente alla opzione del debitore per il procedimento della vendita in proprio - determina l’imputazione diretta della somma al soggetto creditore (ente impositore) e per la differenza al venditore: il solvens adempie all’accipiens nella consapevolezza che quest’ultimo sia legittimato a riceverlo, senza che le vicende successive di attribuzione degli importi spettanti ad ognuno assumano rilievo alcuno.


(1) Per un primo commento delle principali novità, S. D’ANDREA, Riscossione: come cambiano le regole, in “Prat. fisc. e prof.”, 2013, 28, p. 31.

(2) Per V. LA PECCERELLA, Procedura esecutiva esattoriale, C.N.N., Risposta a quesito n. 182-2014/T, “ad un’attenta lettura del comma 2-bis, […] il riferimento letterale al ‘bene pignorato o ipotecato’ indurrebbe a ritenere la sua applicabilità anche in ipotesi di una semplice iscrizione di ipoteca legale su un bene del debitore da parte dell’agente della riscossione”: ciò non solo in base alle “indicazioni operative” di Equitalia, ma per l’esigenza – presente anche nel caso di ipoteca – di un pronto recupero di un maggior prezzo, evitando ribassi d’asta. L’A. conclude precisando che “deve, ad ogni modo, osservarsi che l’assenza di precise indicazioni di prassi o giurisprudenza, in ordine alla corretta interpretazione del dato normativo non consente di superare i profili di incertezza con riferimento alla questione affrontata”.

(3) V. LA PECCERELLA, cit.

(4) Così, seppur in forma dubitativa, F. ODOARDI, Il processo esecutivo tributario, Roma, 2012, p. 255, che se – da un lato - ritiene la “norma del tutto superflua per i beni ipotecati, in quanto un’analoga disciplina si ricavava dalle norme del codice civile”, dall’altro riconosce che “ha una certa utilità per i beni pignorati. Infatti, mentre nella procedura ordinaria le vendite si tengono davanti al g.e., nella procedura speciale mancava una specifica procedura”.

(5) Sulle peculiarità dell’obbligazione notarile (solidarietà dipendente, a fronte di un presupposto impositivo creato dal contribuente, obbligato principale), sul destinatario dell’avviso di liquidazione, sulla legittimazione ad impugnare e sulle caratteristiche del conseguente giudizio, V. PAPPA MONTEFORTE, Il sistema notarile di riscossione delle imposte, Roma, 2016.

(6) Il procedimento esattoriale, analogamente a quello ordinario, richiede un titolo esecutivo, che è - però - rappresentato dal ruolo, cioè da un atto amministrativo (oramai – a seguito della riforma tributaria degli anni ’70 - ridimensionato nella sua portata di modalità “estintiva” dell’obbligazione), non verificato preliminarmente in sede giurisdizionale, ma fondato sul potere di autotutela - capace di sostituire il processo di cognizione - conferito dalla legge agli enti impositori: “per la riscossione delle somme non pagate il concessionario procede ad espropriazione forzata sulla base del ruolo, che costituisce titolo esecutivo” (articolo 49, I comma, D.P.R. 602/1973).
In dottrina, per tutti, M. BASILAVECCHIA, Ruolo di imposta (voce), in “Enc. dir.”, XLI, Milano, 1989, p. 178; L. IMPERLINO, Ruolo di riscossione (voce), in “Enc. giur. Treccani”, XXVII, Roma, 1991, p. 2; con una attenzione particolare alle nuove tendenze in materia di riscossione dei tributi, G. FALSITTA, Funzione vincolata di riscossione dell’imposta e intransigibilità del tributo, in “Riv. dir. trib.”, 2007, I, p. 1057.
Ai sensi dell’articolo 10, comma I, lettera b), D.P.R. 602/1973, si intende per “ruolo: l’elenco dei debitori e delle somme da essi dovute formato dall’ufficio ai fini della riscossione a mezzo del concessionario”.
“Nei ruoli sono iscritte le imposte, le sanzioni e gli interessi. I ruoli si distinguono in ordinari e straordinari. I ruoli straordinari sono formati quando vi è fondato pericolo per la riscossione” (articolo 11, D.P.R. 602/1973).

(7) Con l’articolo 29, d.l. 78/2010, convertito con modifiche dalla L. 30 luglio 2010 n. 122, si è previsto che - a partire dal 1^ ottobre 2011, relativamente ai periodi di imposta in corso al 31 dicembre 2007 e successivi, in materia di imposte sui redditi, IRAP e IVA - gli atti di accertamento e di irrogazione delle sanzioni debbono contenere anche l’intimazione ad adempiere entro il termine di proposizione del ricorso e recare l’avvertimento che – trascorsi ulteriori 30 giorni dal termine ultimo per il pagamento – la riscossione delle somme richieste, in deroga alle disposizioni in materia di iscrizione a ruolo, è affidata all’agente della riscossione, che potrà attivare le azioni cautelari e conservative. Quindi, la procedura è accelerata rispetto a quella a mezzo ruolo: è lo stesso accertamento, quando acquista efficacia di titolo esecutivo, ad integrare il presupposto dell’azione esecutiva. Cfr., C. ATTARDI, Accertamento esecutivo e ruolo dell’agente della riscossione, in “Corr. trib.”, 2010, p. 3766; A. CARINCI, Prime considerazioni sull’avviso di accertamento “esecutivo” ex d.l. n. 78/2010, in “Riv. dir. trib.”, 2011, I, p. 159; A. GIOVANNINI, Riscossione in base al ruolo e agli atti di accertamento, in “Rass. trib.”, 2011, p. 22; C. GLENDI, Nuovi profili della tutela cautelare a fronte degli atti “impoesattivi”, in “Corr. trib.”, 2012, p. 537.

(8) Sull’ingiunzione fiscale, G. PASSARO, Ingiunzione fiscale (voce), in “Digesto delle discipline privatistiche, Sez. comm.”, VII, Torino, 1992, p. 386.

(9) Insiste sull’ipoteca, nel sistema della riscossione coattiva tributaria, quale strumento alternativo all’espropriazione e non quale atto a quest’ultima preordinato, carente di funzione cautelare in senso stretto in quanto comunque “subordinata” all’esistenza di un titolo esecutivo, utilizzabile al fine di indurre al pagamento “spontaneo” (pur se l’articolo 49, D.P.R. 602/1973, espressamente si riferisce alla possibilità del concessionario di “promuovere azioni cautelari e conservative”), S. CANNIZZARO, Il fermo e l’ipoteca nella riscossione coattiva dei tributi, Torino, 2013, p. 107. Vedi anche nota 28.
La stessa A. – in Ipoteca ex art. 77 DPR 602/1973: vendita dell’immobile ipotecato e “partecipazione” dell’agente della riscossione, C.N.N., Studio n. 266-2016/T, paragrafo 2.3, in corso di approvazione – a sostegno della propria tesi, richiama una recente pronuncia della Suprema Corte: Cass., Sez. trib., 25 maggio 2016 n. 10794, che rinvia a Cass. 15354/2015, secondo la quale il fermo di beni mobili registrati ha natura coercitiva e affittiva, funzionale a realizzare l’adempimento del debitore.

(10) P. D’ADAMO, La vendita dei beni sottoposti a procedura espropriativa immobiliare, C.N.N., Studio n. 6-2009/E, ove ulteriori indicazioni.

(11) Per tutte, Cass., 1 agosto 1959 n. 2444, in “Foro it.”, 1960, I, c. 100.

(12) La ricostruzione è dominante: Cass., 4 maggio 1998 n. 4441, in “Riv. not.”, 1998, p. 717; Cass., Sez. III, 11 novembre 1997 n. 11128, in “Notariato”, 1998, p. 7, con nota di E. BRIGANTI, Atti invalidi e responsabilità del notaio; N. RAITI, Gli immobili pignorati e la responsabilità del notaio, in “Studi e materiali”, 1983/1985, I, Milano, 1986, p. 100, che così conclude: “si ritiene, pertanto, condivisibile la tesi della dottrina e della prevalente e più recente giurisprudenza secondo la quale gli atti dispositivi di beni assoggettati a pignoramento sono pienamente ricevibili da parte del notaio, in quanto per essi non opera il divieto dell’art. 28 della legge notarile; fermo restando che rientra nella normale diligenza professionale del notaio far sì, avendo ovviamente avvertito le parti della particolare condizione in cui si trova il bene, che l’atto che si accinge a ricevere o ad autenticare sia stipulato con particolari accorgimenti o siano quanto meno evidenziati i limitati effetti che l’atto è temporaneamente destinato a produrre”; P. D’ADAMO, La vendita dei beni sottoposti a procedura espropriativa immobiliare, cit., che si interroga, altresì, sulle differenti modalità operative di vendita del bene pignorato, evidenziando come l’intervento dei creditori rappresenti il “vero nemico delle alienazioni dei beni pignorati”, tenuto conto che anche quello tardivo ex articolo 565 c.p.c. amplia “il rischio di non poter chiudere la procedura con provvedimento di estinzione”, provvedimento che non ha una funzione meramente ricognitiva. L’A. - pur ricordando come il mondo notarile prediliga “la contestualità tra l’atto alienativo e il provvedimento estintivo, perché questo garantisce l’assoluta certezza che il vincolo esecutivo sia effettivamente sparito e che l’immobile sia pienamente in disponibilità dell’alienante” – preferisce il meccanismo della “stipulazione di due atti: a) con il primo atto, sottoposto a registrazione e trascrizione, si stipula l’alienazione condizionata sospensivamente all’estinzione della procedura; b) con il secondo atto, anche esso da registrarsi, a tassa proporzionale e da annotarsi a margine dell’atto precedente, si dichiara il verificarsi della condizione essendosi avuta l’ordinanza di estinzione del procedimento esecutivo da parte del giudice dell’esecuzione”.

(13) La norma così recita: “E’ punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, al fine di sottrarsi al pagamento di imposte sui redditi o sul valore aggiunto ovvero di interessi o sanzioni amministrative relativi a dette imposte di ammontare complessivo superiore ad euro 50.000,00, aliena simulatamene o compie altri atti fraudolenti sui propri o su altrui beni idonei a rendere in tutto o in parte inefficace la procedura di riscossione coattiva”.

(14) Ad es., secondo Cass. pen., Sez. III, 7 novembre 2009 n. 38925, in www.italgiure.giustizia.it, la costituzione di un fondo patrimoniale priva di giustificazione ed effettuata in coincidenza con la notifica dei primi accertamenti o, comunque, con le prime verifiche fiscali, è un atto sospetto, idoneo ad integrare i presupposti del sequestro preventivo finalizzato alla confisca dei beni confluiti nel fondo.Ai fini dell’integrazione del reato in questione non è necessario che sussista una procedura di riscossione in atto essendo sufficiente l’idoneità dell’atto simulato o ritenuto fraudolento a rendere in tutto o in parte inefficace una procedura di riscossione coattiva da parte dello Stato.
Lo stesso momento in cui si integra la fattispecie reato è discusso. Un primo orientamento ritiene necessario che la procedura di riscossione coattiva sia già in corso (Cass. pen., Sez. VI, 26 gennaio 2005 n. 9251, in www.italgiure.giustizia.it); una differente, e più recente, prospettazione giurisprudenziale – invece – anticipando la tutela penale, assume che per l’operatività dell’articolo 11, D. Lgs. 74/2000, a differenza di quanto contemplato sotto la vigenza dell’articolo 97, VI comma, D.P.R. 602/1973, non è richiesto l’inizio della verifica fiscale o la preventiva notifica di atti di accertamento o di iscrizione a ruolo. E’ sufficiente che la condotta tenuta sia (ex ante) idonea all’effetto di “ostacolare” la conservazione delle garanzie patrimoniali volute dal legislatore a presidio del credito tributario, indipendentemente dalla capacità di vanificare la procedura di riscossione coattiva (che non integra più in presupposto del reato) e del risultato effettivamente raggiunto (c.d. reato di pericolo): Cass. pen., Sez. III, 23 settembre 2013 n. 39079, in www.italgiure.giustizia.it; Cass. pen, Sez. III, 29 settembre 2011 n. 35310, in www.italgiure.giustizia.it; Cass. pen., Sez. III, 17 giugno 2009 n. 25147, in www.italgiure.giustizia.it; Cass. pen., Sez. III, 7 ottobre 2009 n. 38925, cit.; Cass. pen., Sez. III, 9 aprile 2008 n. 14720, in www.italgiure.giustizia.it; Cass. pen., Sez. V, 10 gennaio 2007 n. 7916, in www.italgiure.giustizia.it; Cass. pen., Sez. III, 4 aprile 2006 n. 17071, in www.italgiure.giustizia.it.

(15) Maggiori approfondimenti in M. KROGH, Atti simulati o fraudolenti finalizzati alla sottrazione di beni alla riscossione delle imposte, Studio n. 149-2012/C, in C.N.N., “Studi e materiali”, Milano, 2012, III, p. 739, ove indicazioni anche in ordine alla responsabilità del notaio per concorso nel reato ai sensi dell’articolo 110 c.p., che mai potrà essergli ascritta per il mero fatto della stipula di un atto simulato o fraudolento.
Differente è la questione della responsabilità disciplinare. Per Cass., Sez. II, 29 gennaio 2016 n. 1716, in www.italgiure.giustizia.it, è soggetto a sanzione disciplinare il notaio che, consapevole delle finalità elusive del suo cliente, stipula atti (di costituzione di un fondo patrimoniale, di una rendita vitalizia e di istituzione di un trust) idonei ad integrare la “sottrazione” prevista dall’articolo11, D. Lgs. 74/2000.

(16) Si esprime per una sua vigenza, seppur “attenuata”, F. ODOARDI, Il processo esecutivo tributario, cit., p. 269. Sul punto, vedi infra.

(17) L. BARBIERA, Responsabilità patrimoniale. Disposizioni generali, in “Il Codice Civile Commentario”, fondato da P. Schesinger, diretto da F.D. Busnelli, Milano, 2010, p. 6.

(18) L. BARBIERA, Responsabilità patrimoniale. Disposizioni generali, cit., p. 9.

(19) Ancora L. BARBIERA, Responsabilità patrimoniale. Disposizioni generali, cit., p. 110, ove ulteriori considerazioni su singole previsioni normative.
L’A. analizza anche i privilegi occulti ed indiretti a favore della mano pubblica e le limitazioni di facoltà e diritti nell’esecuzione esattoriale esprimendo seri dubbi sulla legittimità costituzionale di svariate disposizioni contenute (anche) nel D.P.R. 602/1973 (p. 191).

(20) Dal tenore letterale della norma traspare che, nell’iscrivere ipoteca, l’Agente della riscossione esercita un potere discrezionale. L’unica ipotesi di iscrizione obbligatoria è quella disciplinata dall’articolo 77, II comma, D.P.R. 602/1973.
Secondo S. CANNIZZARO, Ipoteca ex art. 77 DPR 602/1973: vendita dell’immobile ipotecato e “partecipazione” dell’agente della riscossione, cit., paragrafo 2.1, dopo le modifiche che hanno interessato l’articolo 76, D.P.R. 602/1973, la previsione di cui all’articolo 77, II comma, “è divenuta superflua, poiché […] l’iscrizione della garanzia e il decorso del termine di sei mesi, attualmente, costituiscono condizioni di procedibilità per l’avvio dell’espropriazione in tutti i casi”.

[21] La Corte Suprema ha precisato che “anche nel regime antecedente l’entrata in vigore del comma 2-bis dell’art. 77, d.P.R., introdotto con d.l. n. 70 del 2011, l’amministrazione prima di iscrivere ipoteca ai sensi dell’art. 77, d.P.R. n. 602 del 1973, deve comunicare al contribuente che procederà alla predetta iscrizione sui suoi beni immobili, concedendo a quest’ultimo un termine – che, per coerenza con altre analoghe previsioni normative presenti nel sistema, può essere fissato in trenta giorni – perché egli possa esercitare il proprio diritto di difesa, presentando opportune osservazioni, o provveda al pagamento del dovuto. L’iscrizione di ipoteca non preceduta dalla comunicazione al contribuente è nulla, in ragione della violazione dell’obbligo che incombe all’amministrazione di attivare il ‘contraddittorio endoprocedimentale’ mediante la preventiva comunicazione al contribuente della prevista adozione di un atto o provvedimento che abbia la capacità di incidere negativamente, determinandone una lesione, sui diritti e sugli interessi del contribuente medesimo. Tuttavia in ragione della natura reale dell’ipoteca, l’iscrizione eseguita in violazione del predetto obbligo conserva la propria efficacia fino a quando il giudice non ne abbia ordinato la cancellazione, accertandone l’illegittimità” (Cass., Sez. un., 18 settembre 2014 n. 19667, in www.italgiure.giuistizia.it).
Il principio del contraddittorio, quindi, coinvolge anche le procedure amministrative tributarie, avendo valenza generale (Cass., Sez. un., 18 dicembre 2014 n. 19668, in www.italgiure.giustizia.it).

(22) Differente dal preavviso è la questione dell’intimazione ad adempiere. A norma dell’articolo 50, II comma, D.P.R. 602/1973, “se l’espropriazione non è iniziata entro un anno dalla notifica della cartella di pagamento, l’espropriazione stessa deve essere preceduta dalla notifica, da effettuarsi con le modalità previste dall’articolo 26, di un avviso che contiene l’intimazione ad adempiere l’obbligo risultante dal ruolo entro cinque giorni”.

(23) Cass., Sez. un., 7 maggio 2010 n. 11087, in www.italgiure.giustizia.it.

(24) La norma espressamente esclude dai limiti dell’espropriazione le abitazioni di lusso aventi le caratteristiche individuate dal d.m. 2 agosto 1969 e comunque i fabbricati classificati nelle categorie catastali A/8 e A/9. In argomento, L. LOVECCHIO, Modifiche ai pignoramenti “esattoriali” come strumento di contrasto alla crisi a tutela di famiglie e imprese, in “Corr. trib.”, 2013, p. 2276.
Il precetto non è in linea con la scelta operata dal legislatore grazie all’articolo 33, D.Lgs. 175/2014, che – in materia di imposta di registro e Iva - ha preferito, al fine delle agevolazioni c.d. prima casa, sostituire il richiamo ai “criteri” delle abitazioni di lusso: sono oggi fuori dall’orbita dei benefici di legge le case di abitazione di categoria catastale A/1, A/8 e A/9. In verità, questa aporia legislativa non è l’unica in argomento. Ad es., nello stesso D.P.R. 633/1972 – e più in particolare nella disposizione n. 127-undecies, tabella A, parte II - il “vecchio” riferimento è stato mantenuto per le cessioni di immobili abitativi assoggettati all’aliquota ridotta del 10%; al punto da orientare l’agenzia delle entrate verso un’interpretazione sistematica che ha cancellato definitivamente la categoria delle “abitazioni di lusso” ai fini Iva (circolare n. 31/E del 30 dicembre 2014, paragrafo 24.2).

(25) Ad es., C. BUCCICO, Misure cautelari a tutela del credito erariale, Torino, 2013, p. 165.

(26) Cass., Sez. I, 9 aprile 2015 n. 7140, in www.italgiure.giustizia.it, che richiama Cass., Sez. I, 1^ marzo 2012 n. 3232, in “Dir. e prat. trib.”, 2014, II, p. 822; Cass., Sez. III, 5 marzo 2013 n. 5385, in www.italgiure.giustizia.it.

(27) Cass., Sez. I, 3 aprile 2014 n. 7868, in www.italgiure.giustizia.it.

(28) Conclamate sono le incertezze sulla natura giuridica dell’ipoteca e del fermo: secondo un primo orientamento, entrambi presentano un accentuato carattere strumentale rispetto all’azione esecutiva. In particolare, “l’ipoteca è prevista […] in luogo del pignoramento immediato come strumento di acquisizione del bene, svolgendo la funzione preventiva di conservarlo al potere di aggressione del creditore (così, per tutti, M. CANTILLO, Ipoteca iscritta dagli agenti della riscossione e tutela giudiziaria del contribuente, in “Rass. trib.”, 2007, p. 15); la tesi prevalente in dottrina si esprime, invece, per la loro tradizionale natura cautelare, per la cui azionabilità devono sussistere i requisiti tipici del fumus boni iuris e del periculum in mora, che – comunque – vengono valutati unilateralmente dall’Agente della riscossione, senza alcun controllo giurisdizionale preventivo. Vedi anche nota 9.
Nonostante l’autoritatività, propria dell’esercizio di prerogative pubblicistiche da parte dell’Agente, l’ipoteca – come il fermo amministrativo – nasce con la materiale iscrizione nei pubblici registri.
Maggiori indicazioni in L. DEL FEDERICO, Commento all’articolo 77, D.P.R. 602/1973, in “Codice commentato delle esecuzioni civili”, a cura di G. ARIETA – F. DE SANTIS - A. DIDONE, Milano, 2016, p. 2043.
Sul fermo cosiddetto fiscale, recentissimamente, la Corte Costituzionale, con sentenza 2 marzo 2017 n. 47, in www.italgiure.giustizia.it, ha statuito che trattasi “di una misura cautelativa provvisoria, con effetti indiretti di conservazione della garanzia patrimoniale, che l’agente incaricato della riscossione di crediti di enti pubblici può adottare, a sua discrezione, in alternativa alla immediata attuazione delle procedure esecutive, allo scopo di indurre il debitore ad un adempimento spontaneo, che gli consenta di ottenere la rimozione del fermo. Fermo, quest’ultimo, che comunque non comporta la materiale sottrazione della vettura alla disponibilità del proprietario; non gli impedisce di trasferirla a terzi con atto di alienazione (con traslazione, ovviamente, del vincolo); e, in caso di elusione del divieto di circolazione, dà luogo alla applicazione di una sanzione pecuniaria al proprietario, ma non anche al sequestro del mezzo”.

(29) Cass., Sez. trib., 25 maggio 2016 n. 10794, in “Riv. dir. trib.”, supplemento on line del 7 giugno 2016, con nota di S. CANNIZZARO, Si può iscrivere l’ipoteca “esattoriale” sui beni compresi in fondo patrimoniale?; Cass., Sez. un., 18 settembre 2014 n. 19667, cit; Cass., Sez. un., 22 luglio 2015 n. 15354, in www.italgiure.giustizia.it.

(30) Discussi sono i rapporti tra pretesa tributaria e debiti contratti nell’interesse della famiglia. In giur., per tutte, Cass., Sez. trib., 24 febbraio 2015 n. 3738, in www.italgiure.giustizia.it.

(31) Cass., Sez. trib., 24 febbraio 2016 n. 3600, in www.italgiure.giustizia.it.

(32) S. CANNIZZARO, Il fermo e l’ipoteca nella riscossione coattiva dei tributi, cit., p. 129.
L’A. – precisando che “nella prassi la cancellazione viene effettuata d’ufficio, dopo che il debito è stato estinto, ma in mancanza di un atto spontaneo non è possibile richiamare un obbligo posto all’agente dalla legge” (p. 131, nota 222) - esclude l’applicazione analogica del ricordato articolo 53, tipico del procedimento di espropriazione forzata. Continua, poi, evidenziando che - se ai sensi dell’articolo 2882 c.c. il debitore deve procurarsi per la cancellazione il consenso del creditore – nella vicenda in esame il soggetto cui è affidata l’attività di riscossione coattiva non è il creditore, che si identifica, invece, con l’ente impositore (p. 132). Conclude, infine, esprimendo molteplici dubbi sull’autorità giurisdizionale “a cui possa essere richiesta tutela nell’ipotesi del rifiuto in considerazione” (p. 132, ove ulteriori richiami).
Su quest’ultima questione, recentissimamente, secondo i giudici di legittimità, mentre la domanda di cancellazione dell’ipoteca iscritta dall’Agente della riscossione su crediti di natura tributaria è da devolversi al giudice tributario, quella proposta per un comportamento asseritamene illecito – prospettato come causa del danno lamentato e del risarcimento preteso – tenuto dall’Agente nel procedere all’iscrizione di ipoteca appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario, poiché attiene ad una posizione di diritto soggettivo, del tutto indipendente dal rapporto tributario: Cass., Sez. un., 11 ottobre 2016 n. 20426, in “Il fisco”, 42/2016, p. 4075 con nota di A. RUSSO, Giudici diversi per cancellazione e “danno” dell’ipoteca fiscale.

(33) Così S. CANNIZZARO, Ipoteca ex art. 77 DPR 602/1973: vendita dell’immobile ipotecato e “partecipazione” dell’agente della riscossione, cit., paragrafo 4.

(34) E’ quello risultante da listino di borsa o di mercato, oppure – in mancanza – dal valore attribuito nel verbale di pignoramento; ferma la possibilità per il concessionario o il debitore (“in rapporto alle particolari caratteristiche dei beni pignorati”) di richiedere l’intervento di uno stimatore designato dal giudice dell’esecuzione, nomina necessaria per la vendita di oggetti preziosi.

(35) La disposizione rimanda alla rendita catastale rivalutata ex articolo 52, comma 4, TUR, moltiplicata per tre, indipendentemente dalla destinazione dell’immobile. Anzi, qualora manchi la rendita, il concessionario deve richiederla “al competente ufficio del territorio, che provvede entro centoventi giorni; se si tratta di terreni per i quali gli strumenti urbanistici prevedono la destinazione edificatoria, il prezzo è stabilito con perizia dell’ufficio del territorio”.

(36) Sempre con riferimento agli immobili, “su istanza del soggetto nei confronti del quale si procede o dell’agente della riscossione, il giudice può disporre: […] b) la vendita al valore stimato con l’ausilio di un esperto da lui nominato, nel caso in cui ritenga che il valore del bene, determinato ai sensi dell’articolo 79, sia manifestamente inadeguato […]”.

(37) Si passa dalla natura amministrativa, ad una species del genus esecuzione forzata ordinaria, senza dimenticare la tesi intermedia che attribuisce alla fase liquidatoria una natura amministrativa ed alla fase dell’assegnazione quella giurisidizionale. Maggiori indicazioni in A. FABRI, Commento all’articolo 51, D.P.R. 602/1973, in “Codice commentato delle esecuzioni civili”, a cura di G. ARIETA – F. DE SANTIS – A. DIDONE, cit. p. 1909.

(38) La norma così recita: “Qualora sui beni del debitore sia già iniziato un altro procedimento di espropriazione, il concessionario può dichiarare al giudice dell’esecuzione di volersi surrogare al creditore procedente, indicando il credito in relazione al quale la surroga è esercitata. La dichiarazione è notificata al creditore procedente ed al debitore. Se entro dieci giorni dalla notificazione il creditore procedente o il debitore non hanno corrisposto al concessionario l’importo del suo credito, il concessionario resta surrogato negli atti esecutivi già iniziati e li prosegue secondo le norme del presente titolo. Il concessionario può esercitare il diritto di surroga fino al momento dell’aggiudicazione o dell’assegnazione”.

Contestati risultano i rapporti tra potere di surroga e limiti fissati in tema di espropriazione forzata tributaria, stante la nuova formulazione dell’articolo 76, D.P.R. 602/1973. Sembra – comunque - che il legislatore abbia voluto assicurare all’agente della riscossione la possibilità di intervento nell’espropriazione ordinaria indipendentemente dall’importo del credito azionato, ma non anche l’esercizio del potere di surroga, legato – invece – ad un determinato ammontare del credito.

(39) La corte di legittimità ha chiarito che il giudice dell’esecuzione ha il potere discrezionale di disporre - tanto a carico dell’aggiudicatario, che del debitore - il pagamento delle spese per la cancellazione delle trascrizioni e delle iscrizioni gravanti sull’immobile trasferito. Invero, il principio sancito dall’articolo 1196 c.c. dell’obbligo del pagamento delle spese de quibus a carico del debitore è derogabile (Cass., Sez. I, 25 luglio 2002 n. 10909, in www.italgiure.giustizia.it).

(40) Indicazioni circa la sorte di formalità di altro “genere” (es.: trascrizione di domande giudiziali, di sequestri conservativi), in M.C. RIZZI, Commento all’articolo 586 c.p.c., in “Codice commentato delle esecuzioni civili”, a cura di G. ARIETA – F. DE SANTIS – A. DIDONE, cit. p. 1367.

(41) Per una tale qualificazione, in termini generali, Cass., Sez. trib., 29 settembre 2006 n. 21222, in Foro it.”, 2007, I, c. 251; Cass., Sez. III, 24 giugno 2004 n. 11746, in “Mass. giust. civ.”, 2004, p. 6.
Di recente, sulla figura delineata dal legislatore nell’articolo 1188 c.c., E. GIORGINI, L’indicazione di pagamento come fattispecie, Napoli, 2012.

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